Riceviamo e pubblichiamo

Eradicazione di fagiano e pernice rossa a Pianosa, Sammuri risponde all’Arcicaccia

Gli interventi sono parte di un progetto life approvato e finanziato dall’Unione Europea, con tecniche predisposte e anche attuate dall’ISPRA

[15 febbraio 2018]

Devo dire che sono rimasto molto sorpreso dal comunicato dell’Arcicaccia di Livorno sugli interventi per l’eradicazione del fagiano e della pernice rossa sull’isola di Pianosa. Il motivo è semplice: conosco bene l’Arcicaccia avendoci collaborato per molti anni nella mia qualità di dirigente degli uffici risorse faunistiche delle provincie di Siena e Grosseto. Ho intrapreso rapporti di cordialità e, mi permetto di dire, in taluni casi anche di amicizia con dirigenti nazionali storici dell’Associazione a partire da Fermariello. Pur nella distinzione dei ruoli ho sempre apprezzato l’attenzione dell’Arcicaccia ai temi della gestione faunistica, ad un approccio tecnico e scientifico, che sinceramente non riesco a vedere nel comunicato dell’Arcicaccia di Livorno. Così come non vedo un’altra che era una caratteristica fondamentale, cioè quella di informarsi prima di prendere posizione. Normalmente questo avveniva con una telefonata per chiedere come stavano le cose, il che  poi non impediva all’associazione di fare tutte le critiche che riteneva opportuno fare, ma  evitava di partire lancia in resta con informazioni sbagliate come in questo caso. Ma andiamo con ordine.

Gli interventi di eradicazione di fagiano e pernice rossa (ma sarebbe più corretto dire ibridi di Ciukar) sono parte di un progetto life approvato e finanziato dall’Unione Europea.

Le tecniche per raggiungere questo obbiettivo specifico sono state predisposte e anche attuate dall’ISPRA, massimo organismo scientifico italiano in materia, oltre che, ovviamente approvate dall’Unione  europea, come detto. Con chi ci saremmo dovuti confrontare  per “verificare altre soluzioni tecniche percorribili”, con l’Arcicaccia?

Sono perfettamente consapevole della differenza tra i fagiani di cattura e quelli allevati, anzi mi stupisco che questi ultimi vengano ancora acquistati, quando ci sono decine di studi che testimoniano la brevissima sopravvivenza in natura degli stessi. Ovviamente sempre che non  si vada nella direzione  “pronta caccia” che, sinceramente, non mi sembra faccia parte della tradizione dell’Arcicaccia…

Proprio per questo la stragrande maggioranza dei fagiani prelevati da Pianosa sono stati catturati e distribuiti prevalentemente alle ATC toscane tra le quali ovviamente anche le ATC 9 e 10 di Livorno. A oggi siamo a quasi 600 fagiani distribuiti in questo modo e mi stupisce che l’Arcicaccia di Livorno non ne abbia contezza. Nel comunicato si afferma che “la cattura per il ripopolamento è la prima soluzione”. Giusto! Anche per noi ed infatti è quello che abbiamo fatto. Gli abbattimenti sono solo il complemento necessario per completare gli interventi e raggiungere l’obbiettivo, quando la densità si abbassa. In ogni caso in parallelo agli abbattimenti stanno continuando anche le catture, solo che sono meno efficaci che nella fase iniziale.

“Progetto futuro di immissione di soggetti in purezza”? Me non scherziamo! Figuriamoci, se  raggiunto l’obbiettivo di eradicare il fagiano, dopo tutta la fatica  fatta, ce lo mettiamo di nuovo!

Questa operazione sta passando inosservata? Ma dove? Già uscita ampiamente sui media e sono già intervenuto rispetto a sollecitazioni che venivano da mondi diversi rispetto a quello dei cacciatori.

Infine, non capisco a chi ci si riferisca quando si parla di corsi per i cacciatori a pagamento. Non certo a noi, infatti tutti quelli che abbiamo fatto sono sempre stati gratis, compreso l’ultimo per i fagiani di Pianosa.

di Giampiero Sammuri, presidente del Parco nazionale Arcipelago toscano