Erosione costiera, Dossier Spiagge indifese: i problemi di erosione all’Isola d’Elba

[22 maggio 2015]

Erosione costiera Elba 1

Il Dosssier nazionale di Legambiente Spiagge indifese per la Toscana, dove i problemi di erosione anche macroscopici non mancano, prende in esame il caso dell’Isola d’Elba, la maggiore delle isole minori italiane e che quindi rappresenta un “esempio” anche per le atre isole.

Ecco cosa si legge nella scheda sull’Isola d’Elba che presenta solo alcuni dei casi di erosine più noti:

l problema dell’erosione costiera all’Isola d’Elba, sono una serie di problemi, spesso molto diversi, ma tutti riconducibili ad interventi antropici. L’Elba, la terza isola italiana per estensione territoriale (224 km2) è caratterizzata da quasi 200 spiagge – spesso “Poket Beach”, anche se i problemi di erosione riguardano soprattutto le spiagge turistiche più grandi e, spesso, in prossimità di aree portuali o interessate dai loro impatti. Da anni Legambiente segnala le criticità, mentre si continua con costosi ripascimenti che – salvo alcuni casi, non risolvono i problemi, perché non affrontano le cause a terra che hanno determinato l’erosione. L’isola d’Elba si caratterizza per una spiccata frammentazione amministrativa (8 Comuni) che ha fino ad ora reso impossibile approvare un piano spiagge comprensoriale ed anche quello proposto dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che copre il 53% del territorio dell’Elba e buona parte delle coste, non è stato minimamente preso in considerazione dalle Amministrazioni Comunali. L’isola si caratterizza per una forte privatizzazione delle spiagge, con una forte concessione di “Punti Blu” (noleggio di sdraio ed ombrelloni), che troppo spesso si trasformano in una vera e propria occupazione degli arenili come le vere concessioni balneari. Quindi, in un territorio come questo, più che di un singolo progetto occorre parlare di una serie di problematiche che si accumulano nella mancanza di una politica comprensoriale di salvaguardia e di uso corretto della costa.

PORTOFERRAIO Il caso della Spiaggia delle Ghiaie, Cala dei Frati e Costa Bianca Secondo il mito, sulla spiaggia delle Ghiaie sbarcarono gli argonauti che, tirando in secco la loro imbarcazione macchiarono con il loro sudore i sassi della spiaggia, bianchi e picchiettati di un blu molto scuro. Col tempo quei magnifici ciottoli sono diventati un souvenir a costo zero per i turisti che ogni estate ne prelevano a migliaia. Una brutta abitudine che Legambiente, anche con un blitz di Goletta Verde, ha chiesto più volte (inutilmente) di fermare e che contribuisce all’accelerata erosione di questa spiaggia urbana. Un’erosione determinata soprattutto dalla realizzazione di un grosso piazzale tra i giardini pubblici e la spiaggia e dalle struttura sportive della ex Guardia di Finanza e di quelle turistiche adiacenti al mare. Inoltre la situazione è aggravata dall’utilizzo di ruspe per “ripulire” la spiaggia dalla posidonia spiaggiata, stessa tecnica che viene utilizzata sugli altrettanto delicati ciottoli della vicina Padulella. Per questa spiaggia, che si affaccia sulla magnifica area marina di tutela biologica “Le Ghiaie-Scoglietto-Capo Bianco” Legambiente chiede un progetto che preveda un recupero della costa urbana, mitigando l’impatto delle infrastrutture improvvidamente costruite, e di attuare la pulizia della spiaggia con tecniche che non frantumino i sassi degli Argonauti e che non acuiscano l’erosione in corso. L’adiacente spiaggia di Cala dei Frati era prima raggiungibile anche dalle Ghiaie, ma l’erosione che ha cancellato la spiaggia sul lato occidentale, ha interrotto questo passaggio che comunque attraversava una scogliera oggi impraticabile perché in crollo. Legambiente, anche con due blitz di Goletta Verde, chiede la riapertura dell’accesso che dalla strada della Padulella portava a Cala dei Frati, oggi interrotto dalla recinzione di due ville. Nonostante un accordo di massima tra comune, proprietari e Legambiente, la spiaggia resta inaccessibile e presenta spiccati fenomeni erosivi riconducibili a quelli delle adiacenti Ghiaie. E’ comunque tutta la “Costa Bianca” che va da Portoferraio verso l’Enfola ad essere in uno stato di pericoloso dissesto. A marzo Legambiente ha segnalato una grossa frana a Capo Bianco (una delle 12 spiagge più votate nel sondaggio “La più bella sei tu”), frutto probabilmente di pesanti lavori di ampliamento in alcune ville sovrastanti ed a picco sulla costa. In quell’occasione Legambiente ha chiesto un attento monitoraggio dei possibili rischi su tutta la costa ed un progetto unitario di messa in sicurezza e recupero per la “Costa Bianca”. Visto che è aperto il bando per la pulizia delle spiagge, si potrebbe intervenire ora chiedendo che nel contratto di appalto siano definite le tecniche da usare. Il primo passo indispensabile verso un progetto di recupero, tutela e valorizzazione più ampio di una spiaggia e di una costa magnifiche che dovrebbero essere protette come il mare che le bagna. Costa San Giovanni- Le Prade-Magazzini E la costa sud del Golfo di Portoferraio, che va da quel che resta delle antiche saline di San Giovanni, alla spiaggia delle Prade che orla una zona umida Sito di interesse comunitario e Zona di protezione speciale, ed alla frazione di Magazzini. I due porticcioli di Magazzini e San Giovanni sembrano essere tra le principali cause di un’erosione molto accentuata lungo tutto questo tratto di costa e che tra San Giovanni e Magazzini è arrivata ad erodere anche gli antichi muri di cinta dei vigneti costieri, ormai a contatto diretto col mare. Qui Legambiente chiede di impedire la realizzazione di un Porto Turistico a San Giovanni in un’area a forte rischio idrogeologico, di inserire tutta l’area costiere nel SIC/ZPS UE e di estendere il territorio del Parco Nazionale per comprendere tutta questa costa. Inoltre sono necessari ed urgenti ben progettati lavori di difesa della costa per proteggere anche un’area di grandissima importanza archeologica. Recentemente, proprio per valorizzare questo tratto di costa, Elba 20-20, Legambiente e Italia Nostra hanno riaperto il sentiero pedonale e ciclabile “il cammino della Rada”.

MARCIANA La spiaggia di sabbia di Procchio è una delle più grandi e frequentate dell’Isola ma è caratterizzata da un forte fenomeno erosivo, in particolare nell’area est tra Campo all’Aia e la Guardiola. L’erosione è sicuramente dovuta alla quasi totale scomparsa delle dune, cancellate da stabilimenti balneari, costruzioni, strade e dall’abbandono dell’agricoltura, che permetteva un ripascimento naturale oggi interrotto. Ma questi fenomeni, che riguardano anche la vicina e piccola spiaggia della Paolina, che prende il nome dell’isolotto dedicato alla sorella di Napoleone Bonaparte, si sono molto acuiti e velocizzati dopo la costruzione del Porto di Marciana Marina. Da anni Procchio viene sottoposta a continui ripascimenti che però non risolvono i problemi. Quindi è necessario un progetto di recupero costiero generale, guardando anche agli ulteriori effetti negativi che potrebbe causare il Piano del Porto presentato a Marciana Marina. Anche la molto più piccola, ma non meno turistica, spiaggia di Sant’Andrea, è continuamente sottoposta a costosi ripascimenti che vengono regolarmene erosi ad ogni mareggiata. Qui il problema è unicamente da attribuirsi allo sviluppo costiero avvenuto dopo gli anni ’60 e ad una piazza che è stata costruita subito a ridosso della piccola spiaggia, che oltre a provocare un “irrigidimento” della costa, ha ridotto anche l’apporto di sabbia dal piccolo fosso che sbocca sulla spiaggia. Legambiente chiede da tempo che venga realizzato un recupero ambientale dell’intera area, rimuovendo gli elementi di rigidità più consistenti, cosa che l’amministrazione comunale di Marciana ha annunciato che farà.

MARCIANA MARINA Il prolungamento del Porto di Marciana Marina, risalente agli anni ’80 e nemmeno testato in vasca, ha innescato un forte fenomeno erosivo che ha interessato addirittura la spiaggia di Procchio (MARCIANA), a circa 5 Km in linea d’aria, ma ha soprattutto svuotato il lato orientale della spiaggia urbana di ghiaie della Marina, facendo migrare dentro l’area portuale oltre il Moletto del Pesce prima tutta la sabbia del fondale antistante la spiaggia della Marina, che ha così costituito un piccolo arenile. La spiaggia detta del Capitanino, frequentatissima nonostante i poco visibili cartelli di divieto di balneazione, e poi portato alla migrazione di materiale più consistente. La mareggiata dell’inverno 2015 ha colpito fortemente l’area in erosione mettendo in pericolo la Piazza della Vittoria e costringendo l’Amministrazione comunale a costruire una nuova scogliera adiacente alla piazza e che inizialmente era anche a contatto diretto del ripascimento attuato con materiali di cava. Dopo le proteste dei cittadini e di Legambiente, il progetto è stato parzialmente rivisto, ma è chiaro che i fenomeni erosivi trentennali sembrano arrivati ad un punto di non ritorno, che richiederebbero Dossier di Legambiente – Spiagge indifese ~ 63 ~ un progetto di recupero che tenga conto delle particolarità storico/paesaggistiche della più grossa spiaggia di Marciana Marina. Secondo Legambiente in questi anni si è assistito ad una artificializzazione e banalizzazione di una spiaggia urbana unica, che avrebbe meritato ben altra cura ed attenzione. Il tutto è uno sfregio alla stessa natura e storia di Marciana Marina. Siamo alla trasformazione di qualcosa di particolare e di antico in una via di mezzo tra un imbonimento e una spiaggia finta. Se poi si pensa che la proposta di Piano Regolatore portuale proposto dalla Giunta marinese, con i suoi mega-moli ed imbonimenti, acuirebbe i fenomeni erosivi e gli effetti delle mareggiate che si vorrebbero limitare con questo barbaro intervento, si capisce cosa potrebbe succedere in futuro. Per questo Legambiente chiede all’Amministrazione Comunale di fermarsi, di considerare quanto fatto finora un intervento tampone di emergenza, e di aprire una discussione con la cittadinanza, le associazioni, le categorie economiche su un progetto di reale ripascimento sostenibile della spiaggia della Marina, che ne ripristini lo stato e la bellezza originale andata persa in anni di scelte sbagliate e di sottovalutazioni del fenomeno erosivo, per farlo con materiali congrui e senza sfregi paesaggistici.

CAMPO NELL’ELBA Nel Comune di Campo nell’Elba, che da solo ospita più di un terzo del turismo elbano, i fenomeni erosivi sono molto diffusi, con continui ripascimenti delle spiagge di Cavoli – l’arenile “Vip dell’Elba” e Seccheto, resi necessari dai fenomeni erosivi innescati da opere a terra (strade, parcheggi, costruzioni costiere) che hanno alterato il ripascimento naturale delle spiagge. Comunque la spiaggia nella quale il fenomeno erosivo è più evidente ed imponente è quella del capoluogo del comune di Marina di Campo. Marina di Campo è stata letteralmente costruita nel dopoguerra cancellando un imponente sistema dunale ancora integro quando le truppe alleate liberarono l’Elba dai nazi-fascisti, sbarcando proprio a Marina di Campo. Dopo uno sviluppo turistico mal programmato, che ha portato alla costruzione di alberghi, campeggi, strade, esercizi commerciali e campeggi adiacenti, un’occupazione che, insieme ad un mal pensato progetto portuale, ha innescato un fortissimo processo erosivo che non è stato fermato nemmeno dalla costruzione di “pennelli” di contenimento e da altri costosi tentativi. Anche le mareggiate del 2015 hanno nuovamente mostrato tutta la fragilità di questa grande spiaggia, che insieme a Procchio ed a Lacona, ospita una grossa parte del turismo balneare elbano. I ripascimenti, con spostamento nelle aree a maggior erosione della sabbia portata dai fossi che sfociano sulla spiaggia, sono continui, ma è chiaro che bisognerebbe attuare con interventi di Dossier di Legambiente – Spiagge indifese ~ 65 ~ rinaturalizzazione, anche con radicali operazioni di abbattimento/arretramento di alcune infrastrutture pubbliche e private esistenti. Invece in questi anni si è assistito ad una continua privatizzazione della spiaggia che ha teso a consolidare l’esistente invece che alla mitigazione dei rischi ed alla resilienza verso gli imponenti fenomeni erosivi.

La spiaggia di Galenzana è un simbolo del movimento ambientalista elbano e da 30 anni Legambiente e le altre associazioni lottano per evitare speculazioni di ogni genere, compreso un porto turistico da 650 posti barca (quello di Marina di Campo è a poco più di 1 km in linea d’area), che avrebbe dovuto banchinare una costa in frana ed essere raggiunto attraverso una galleria. Alla fine Galenzana è stata inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e Legambiente sta lottando per mantenere aperta la strada costiera “storica” che portava alla scogliera ed alla spiaggia di Galenzana ed alle spiaggette dei Salandri – dall’estate 2014 chiusa con una staccionata e occultata con frasche – ed ha denunciato lo spostamento del percorso per arrivare a Galenzana e l’allargamento del piano di calpestio a danno della vegetazione protetta e dei muretti a secco. Tutto questo ha contribuito ad acuire la fortissima erosione innescatasi nella parte orientale della spiaggia, dove l’arenile è ormai praticamente scomparso e il mare tocca i muri perimetrali di alcune proprietà private. Anche dopo la recente manifestazione “Giù le mani da Galenzana” Legambiente e i cittadini hanno chiesto al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed al Comune di Campo nell’Elba un progetto di recupero della fascia costiera, anche con rinaturalizzazione e ingegneria ambientale, che consenta di fermare l’erosione di una spiaggia che qualcuno sta tentando di privatizzare ma che gli interventi sbagliati dell’uomo e l’abbandono da parte dei poteri pubblici rischiano di far scomparire.

CAPOLIVERI A Lacona, una delle spiagge più frequentate dell’Elba, i fenomeni erosivi sono stati innescati dalla costruzione di strutture turistiche costiere e dal progressivo deterioramento delle Dune di Lacona, l’ultimo sistema dunale ancora in parte integro dell’Arcipelago Toscano. Una parte delle Dune era stata addirittura messa in vendita insieme ad una fallimentare iniziativa, una discoteca realizzata nel Parco Nazionale, grazie a pre-esistenti previsioni urbanistiche. Ora il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha acquistato Dune ed ex-discoteca, che verrà trasformata in un centro di educazione ambientale, ed ha avvitato un progetto di protezione, recupero e valorizzazione delle Dune che dovrebbe essere l’avvio di un più grande progetto per fermare ed invertire l’erosione in corso. L’estate 2015 vedrà protagonisti i campi di lavoro organizzati da Legambiente e dal Parco Nazionale, che oltre ad effettuare una prima delimitazione del sistema dunale acquisito dall’Area Protetta, effettueranno un’opera di informazione ai turisti ed ai cittadini sul grande valore anche economico delle dune, ed effettueranno la sorveglianza perché non accadano gli episodi che hanno provocato gran parte del degrado del sistema: calpestio, passaggio con mezzi motorizzati, accensione di fuochi all’aperto, ecc.

RIO MARINA La costa di Cavo, la più grossa frazione di Rio Marina, è caratterizzata da un’estesa erosione costiera innescata ed acuita dalla costruzione di strade lungo l’intera costa e dalla realizzazione ed ampliamento di un porto. Negli anni passati venne effettuato un disastroso ripascimento della parte di arenile prospicente il Paese. Vennero utilizzati materiali provenienti dalle miniere di ferro che risultarono non congrui con la spiaggia ed i fondali e provocarono estesi fenomeni di intorbidamento delle acque. Dopo alcune disavventure giudiziarie si è proceduto ad un nuovo ripascimento con anche un progetto di riqualificazione del lungomare. Un’opera che è stata criticata da Legambiente per i materiali utilizzati, che sembra aver mitigato l’accelerato il processo erosivo e “nascosto” il precedente disastroso ripascimento. Sembrano essere rimasti i problemi che riguardano l’area portuale. Si è accentuata l’erosione della vicina Cala delle Alghe, che occupa l’estrema punta a nord-est dell’Elba, ed è una delle più belle calette dell’isola che guarda ad est il canale di Piombino. L’erosione la sta inesorabilmente cancellando, aiutata da scelte sbagliate, che invece di essere riviste vengono riproposte, La magnifica ed appartata spiaggia era lunga circa 80 metri, formata da sabbia finissima portata sia dalle piogge che dai terreni sovrastanti che effettuavano un ripascimento naturale da secoli. Fino a quasi tutti gli anni ’50, grazie all’apporto alluvionale, Cala delle Alghe si era mantenuta integra. Successivamente le modifiche costiere, hanno provocato un “irrigidimento” della costa che ha avviato l’erosione. Negli anni ’50 – ’60 a Cala delle Alghe furono costruiti dei rimessaggi barche a circa 5 metri dal mare, fino ad occupare più di un terzo della spiaggia. Dopo una mareggiata di qualche anno fa che danneggiò pesantemente le preesistenti costruzioni, si sperava che il Comune di Rio Marina rivedesse le precedenti concessioni ed avviasse un’opera di recupero e valorizzazione ambientale della spiaggia, tornando indietro sulle scelte che avevano perturbato il delicato equilibrio dell’arenile. Purtroppo invece di cercare alternative, si sta ripristinando la situazione che ha portato alla quasi scomparsa della spiaggia.