Greenpeace: «Ennesima tragedia delle fonti fossili. Non esistono estrazioni sicure»

Esplosione di una piattaforma petrolifera nel Mar Caspio e marea nera a Sakhalin (FOTOGALLERY)

30 morti in Azerbaigian? Nell’estremo oriente russo colpiti cormorani e leoni marini rari

[6 dicembre 2015]

Azerbaigian

Dopo il nuovo disastro avvenuto nella notte del 4 dicembre nel campo petrolifero e gasiero di Guneshli, nel Mar Caspio, gestito dalla Azərbaycan Respublikası Dövlət Neft Şirkəti (ARDNŞ – SOCAR), la compagnia petrolifera di Stato dell’Azerbaigian, dove un incendio scoppiato su una piattaforma offshore, ha causato la morte di almeno una persona, ma dove ci sono 29 dispersi sul destino dei quali ormai si nutrono poche speranze, il governo azero ha istituito una commissione di inchiesta e ha dichiarato un giorno di lutto nazionale.

Oggi il vice presidente della SOCAR, Khoshbakht Yusifzade, ha detto in una conferenza stampa che «L’Azerbaigian non ha intenzione di chiedere l’aiuto di altri Paesi per spegnere l’incendio sulla piattaforma del campo di Guneshli. Siamo completamente in grado di spegnere  l’incendio. Ora il compito principale è quello di trovare i dispersi. Non ci vedo un sabotaggio. Il problema è derivato da un’esplosione su un gasdotto. Un gasdotto ad alta pressione che non era in grado di sopportare le onde, è stato danneggiato e si è verificato un incendio». Il gasdotto è stato danneggiato da una forte tempesta che ha investito il Mar Caspio meridionale.

Il responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia, Andrea Boraschi, ha detto: «Greenpeace Italia esprime la propria preoccupazione per il disastro in corso nel Mar Caspio. Si tratta dell’ennesima tragedia dell’era delle fonti fossili a riprova, qualora ve ne fosse stato bisogno, che le piattaforme petrolifere e a gas non sono strutture intrinsecamente sicure. Possono esplodere, prendere fuoco, cedere, collassare. Per questo riteniamo che sia scandaloso che in Italia, dove il governo intende moltiplicare la presenza di queste strutture in mare, questo tipo di incidenti non sia neppure contemplato nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale. Con ciò, Greenpeace smentisce sin d’ora ogni dichiarazione del governo italiano sul presunto rigore delle procedure autorizzative vigenti nel nostro Paese»

Intanto Greenpeace Russia denuncia un altro disastro petrolifero avvenuto nei giorni scorsi nell’Estremo Oriente russo, al largo dell’isola di Vigilanza ambientale di Sakhalin, dove uno sversamento di petrolio sta mettendo a rischio la fauna marina e costiera.

Esperti di Greenpeace e della Vigilanza ambientale di Sakhalin stanno analizzando gli impatti di una fuoriuscita di petrolio avvenuta a Nevelsk che ha ricoperto la costa e ha interessato unìintera colonia di cormorani e dicono che «L’operazione per salvare gli uccelli è iniziata in ritardo».

Greenpeace Russia spiega che «La petroliera “Speranza”, che trasportava 786 tonnellate di combustibile, si è arenata nelle acque del porto di Sakhalin Nevelsk. Dopo l’incidente, la marea nera ha raggiunto la costa. Attualmente stiamo ripulendo le rive da greggio e carburante, ma le forze in campo non sono chiaramente sufficienti. La petroliera si trova a soli 150 metri dalla costa, dove si trovano le case.

Il responsabile energia di Greenpeace Russia, Vladimir Chuprov, ha sottolineato che «Questa non è la prima volta e, purtroppo, non l’ultima caduta che il greggio arriva sulla costa. Quando sentiamo parlare di questi incidenti, che nell’Estremo Oriente in autunno e in inverno sono frequenti, immaginiamo immediatamente quali potrebbero essere le conseguenze che un possibile sversamento accidentale  ha nei  mari artici, come quello della piattaforma “Prirazlomnaya”. Nelle migliaia di chilometri di costa artica della Russia ci sono pochi porti e in questi il fondale non è meno pericoloso che a Nevelsk».

Con l’aiuto dei volontari gli ambientalisti sono riusciti a recuperare  almeno 100 cormorani di Bering, quasi completamente ricoperti di olio combustibile: una cinquantina di uccelli erano già morti, il resto aveva le piume incollate dal petrolio e non era più in grado di volare e nuotare. La Vigilanza ambientale di Sakhalin Guarda Ambientale e l’Ong “Boomerang” hanno iniziato una operazione di salvataggio dei cormorani sopravvissuti,  che sono stati messi in scatole di cartone e trasportati in elicottero in un centro di recupero. Ma i volontari dicono che il numero di uccelli marini colpiti è in aumento e al centro di recupero continuano ad arrivare decine di uccelli.

Greenpeace Russia dice che  lo sversamento petrolifero non  inciderà solo la vita di cormorani: «A sud del porto di Nevelsk c’è una famosa area riproduttiva di leoni marini, otarie che sono elencate nel Libro Rosso della Russia. E quest’anno a Nevelsk i eoni marini sono arrivati molto prima del solito, alcuni individui sono stati avvistati dagli ambientalisti nei pressi dell’area dove c’è stata la fuoriuscita». Questi leni marini frequentano solo tre porti del Pacifico: San Francisco negli Usa e Petropavlovsk Kamchatkan e Nevelsk in Russia.

Greenpeace Russia lancia un ulteriore allarme: «Secondo notizie di stampa, il porto di Nevelsk non avrebbe abbastanza soldi per la fuoriuscita di petrolio (barriere anti-inquinamento, panne assorbenti, attrezzature, ecc). Questo può significare che il porto sta lavorando violando i requisiti di sicurezza e minacciando  la natura, tra cui specie rare, come i leoni marini».