Estinzione, quanto serve per salvare 841 specie? 1,3 miliardi di dollari all’anno

Cemento, perdita di habitat e cattive politiche sono i nemici degli esemplari più in pericolo

[17 marzo 2015]

Nello studio “Opportunities and costs for preventing vertebrate extinctions” pubblicato su Current Biology da un team di ricercatori internazionale, si sottolinea che «Nonostante l’aumento delle politiche e della gestione delle risposte alla crisi globale della biodiversità, l’attuazione dei 20 obiettivi per la biodiversità di  Aichi mostra ancora progressi insufficienti.  Questi obiettivi strategici, definiti dalla Convention on Biological Diversity (Cbd) delle Nazioni Unite, affrontano le principali cause della perdita di biodiversità, in parte attraverso l’istituzione di aree protette (target 11) e prevenendo le estinzioni di specie (target 12). Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario aumentare gli interventi per un gran numero di siti e specie».

L’Alliance for Zero Extinction (Aze) una coalizione di organizzazioni che punta a proteggere le specie a rischio critico e le specie minacciate di estinzione che vivono in singoli siti, ha identificato 920 specie di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili, conifere e coralli per realizzare quelli che ha chiamato siti “trigger” e secondo i ricercatori «Questi sono probabilmente la categoria più insostituibile di siti importanti siti  per la biodiversità. La copertura dell’area protetta di siti Aze è un indicatore chiave dei progressi verso il  target 11. Inoltre, un’efficace conservazione dei siti Aze è essenziale per realizzare il target 12, dato che la perdita di uno qualsiasi di questi siti provoca certamente l’estinzione globale di almeno una specie».

Ma per evitare un’estinzione causata dalle attività umane nei siti Aze occorrono strumenti di pianificazione migliori. Lo studio valuta quanto ci vuole per garantire la conservazione a lungo termine delle 502 specie di vertebrati a rischio estinzione (157 mammiferi, 165 di uccelli, 17 rettili e anfibi) che vivono nei siti Aze e lo fa utilizzando un conservation opportunity index (COI) per ogni specie. Il COI comprende una serie di indicatori misurabili che quantificano la possibilità di realizzare con successo la salvaguardia di una specie nel suo habitat naturale (COIh ) e stabilendo “popolazioni di sicurezza” nei giardini zoologici. Ne è venuto fuori che per salvare dall’estinzione 841 specie ci vorrebbero circa 1,3 miliardi di dollari all’anno, ma solo se si inizia a lavorarci immediatamente.

Il team di ricercatori statunitensi, tedeschi, danesi, australiani e dell’Iucn, dell’International Species Information System, e del World Association of Zoos and Aquariums era guidato da  Burak Güneralp, del Texas A & M University che sottolinea che di questa cifra, poco più di 1,1 miliardi dollari all’anno andrebbe alla conservazione della specie nel loro habitat naturale e il resto per la gestione complementare negli zoo.  «Anche se il costo sembra alto – dice  Hugh Possingham dell’università del Queensland –  la salvaguardia di queste specie è essenziale se si vuole ridurre il tasso di estinzione entro il 2020. Quando si confronta con la spesa pubblica globale in altri settori (ad esempio, la spesa statunitense della difesa, che è più di 500 volte maggiore), un investimento per proteggere i siti ad alto valore di biodiversità è minore».

Anche secondo la principale autrice dello studio. Dalia A. Conde, del Max-Planck Odense Center dell’università della Southern Denmark,  «I siti Aze sono senza dubbio la categoria più insostituibile degli importanti siti di conservazione della biodiversità Le valutazioni delle opportunità di conservazione come la nostra mostrano l’urgenza di attuare azioni di gestione, prima che sia troppo tardi. E’ indispensabile stabilire razionalmente le azioni per le specie che abbiamo scoperto che hanno le probabilità più basse di azioni di conservazione negli habitat e di successo negli zoo».

Güneralp, evidenzia che «La perdita di habitat e la frammentazione causata dalle attività umane, tra le quali  l’espansione delle aree urbane, sono un fattore importante,  mettendo a rischio molte specie nell’elenco Aze. Attualmente ci sono circa 17.000 specie a rischio di estinzione, e ci sono state cinque estinzioni di massa, tra le quali  quella che ha ucciso i dinosauri. A causa della perdita di habitat e della frammentazione, molti scienziati ritengono che ora stiamo vivendo il sesto periodo di estinzione di massa».

Lo studio evidenzia che il 39% ha avuto elevate opportunità di conservazione, ma anche che almeno 15 specie Aze sono a rischio di estinzione imminente, dato loro basso indice COI dovuto a diversi fattori come: espansione urbana che tende ad inglobare il sito Aze, instabilità politica, osti elevati per la protezione e gestione degli habitat. Inoltre, la possibilità di stabilizzare una popolazione di sicurezza negli zoo per queste 15 specie è basso, sia a causa dei costi elevati che per la mancanza di conoscenze ed esperienze per la riproduzione delle specie. John E. Fa dell’Imperial College di Londra spiega a sua volta:  «Il nostro lavoro o ci dà una speranza per il salvataggio dall’estinzione di molte specie altamente minacciate, ma le azioni devono essere prese  immediatamente e, per le specie limitate a un solo luogo, è necessario un approccio di conservazione integrato». Infatti lo studio sottolinea l’importanza di integrare la tutela dei luoghi dove vivono queste specie particolari con programmi complementari di messa in sicurezza di alcuni individui negli zoo. Secondo Onnie Byers, presidente del Breeding Specialist Group dell’IUcn-Ssc, «La questione non è di proteggere una specie in natura o nei giardini zoologici L’approccio One Plan -. Un’effettiva integrazione della pianificazione, e l’uso ottimale delle risorse limitate , in tutta la gamma di gestione, dal selvatico allo  zoo – è essenziale se vogliamo avere una speranza di raggiungere gli obiettivi della biodiversità di  Aichi».