Evento eccezionale alla laguna di Orbetello: nell’oasi Wwf nati piccoli di falco pescatore

«Il successo di questo progetto di conservazione made in Italy, che ha avuto il merito di reintrodurre il falco pescatore nel centro Italia, rappresenta la miglior risposta ai bracconieri e a chi ogni giorno distrugge e aggredisce la natura»

[9 maggio 2018]

Al momento non è possibile stabilire il numero dei nati per non disturbare la “famiglia” di falchi in questa fase estremamente delicata in cui è necessaria la massima tranquillità, ma la notizia è certa ed eccezionale per la sua portata: nella Riserva naturale della laguna di Orbetello, oasi del Wwf, dopo qualche anno di tentativi a vuoto una coppia di falco pescatore (Pandion haliaetus) ha nidificato con successo.

«Quella che arriva dall’Oasi di Orbetello – commenta la presidente del Wwf Italia, Donaella Bianchi – è una notizia straordinaria, una nascita che aspettavamo da anni e che inserisce le nostre Oasi toscane tra i siti di nidificazione. Il successo di questo progetto di conservazione made in Italy, che ha avuto il merito di reintrodurre il falco pescatore nel centro Italia, rappresenta la miglior risposta ai bracconieri e a chi ogni giorno distrugge e aggredisce la natura».

Il progetto di riportare una popolazione nidificante di falco pescatore nell’areale tirrenico e in genere in Italia, procede grazie alla collaborazione tra il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Parco regionale della Maremma, la Regione Toscana, il Parco regionale della Corsica, il Wwf  Italia: oggi in tutto il Mediterraneo la popolazione mediterranea di falco pescatore presenta meno di un centinaio di coppie riproduttive: dal 2006 ad oggi 33 pulli di falco pescatore sono stati prelevati dai nidi in Corsica e rilasciati in Toscana all’interno del progetto “Osprey” promosso dal Parco della Maremma, il cui scopo è quello di ricostituire una popolazione nidificante di falco pescatore in Italia. Già nel 2011 dopo 42 anni una coppia di falco pescatore nidificò nuovamente in Italia, in un’area palustre del Parco regionale della Maremma, vicino alla foce del fiume Ombrone; per dare la misura del successo è utile notare che le uova di questo spettacolare uccello rapace si erano schiuse per l’ultima volta in natura sul suolo italiano nel 1969 in nidi presenti sulle coste della Sardegna e della Sicilia, mentre in Toscana l’ultima nidificazione documentata risale ancora più indietro nel tempo, nel 1929 nell’isola di Montecristo

Dalla prima straordinaria nidificazione, quella del 2011, il successo del progetto è stato un crescendo che nel 2016 ha visto divenire tre le coppie nidificanti. Ogni coppia, due nell’area della Diaccia Botrona ed una nel Parco della Maremma, hanno  portato alla schiusa 3 uova per un totale di 9 pulli: un record per il progetto con l’ottimo risultato del 100% di schiuse.

«Sono entusiasta – conclude adesso Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e ideatore  del progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante del falco pescatore nel Parco regionale della Maremma quando ne era presidente – Ai tre nidi che avevamo fino all’anno scorso in Maremma si è aggiunta questa quarta coppia, in un luogo ben gestito e tutelato, a dimostrazione delle buone scelte fatte in passato nella conduzione del progetto. È ancora presto per dire di aver ricostituito una popolazione vitale della specie in Italia ma questo evento ci incoraggia a proseguire ed intensificare il nostro lavoro di studio e tutela».