L'ultimo antenato comune di tutte le scimmie potrebbe essere stato più piccolo di quanto si pensasse

Evoluzione: un piccolo scheletro antico è l’anello mancante tra scimmie e uomo?

La straordinaria scoperta dei resti di Laia, avvenuta in Catalogna e descritta su Science

[3 novembre 2015]

Antebato scimmie 1

La madre di tutte le grandi scimmie antropomorfe – uomo compreso – potrebbe non essere stata come gli scienziati si aspettavano.  Basandosi sui moderni gorilla,  scimpanzé ed esseri umani, molti ricercatori hanno ipotizzato che i nostri antichi antenati avessero un fisico robusto e piuttosto grande. Ma un team dell’Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont (ICP) descrive su Science un nuovo genere e una nuova specie, il Pliobates cataloniae, a partire da uno scheletro in Catalogna e spiega che «I resti corrispondono femmina adulta», che i paleontologi hanno chiamato “Laia”, il diminutivo di  “Eulalia”, la patrona de Barcelona, che letteralmente significa “che parla bene, è eloquente”. Laia  pesava «4-5 kg, si alimentava con frutti di bosco e si arrampicava sulle cime degli alberi, appendendosi eventualmente ai rami.  Lo scheletro risale a 11,6 milioni di anni fa  e «In termini di parentela, appena precedente la divergenza tra ominidi (grandi antropomorfi e umani) e gli ilobatidi (gibboni), il che ha importanti implicazioni per ricostruire l’ultimo antenato comune di entrambi i gruppi».

I ricercatori catalani dell’ICP hanno trovato uno scheletro parziale  composto da 70 frammenti fossili  raccolti nel 2011 in uno dei giacimenti della serie stratigrafica dell’ Abocador de Can Mata (Hostalets de Pierola, a Barcelona). E sottolineano che «I resti comprendono buona parte del cranio e della dentizione e una parte del braccio sinistro che include vario elementi delle articolazioni del gomito e del polso. Corrisponde ad una scimmia di dimensioni simili agli attuali gibboni più piccoli (tra 4 e 5 kg),è vissuto fino a 11,6 milioni di anni fa. Il Pliobates mostra, per la rima volta in un primate fossile di queste dimensioni,  tutto un insieme di caratteristiche degli attuali ominoidi, presumibilmente ereditate a partire dall’ultimo antenato comune, il quale probabilmente viveva in Africa pochi milioni di anni prima del Pliobates».

Il Pliobates è l’ennesima scoperta realizzata nel complesso di giacimenti fossili dell’Abocador de Can Mata, che si conferma come uno dei siti più importanti per studiare le origini degli attuali ominidi: negli ultimi 13 anni, sotto la supervisione scientifica dell’ICP, i ricercatori hanno recuperato uno straordinario repertorio di resti fossili che vanno da 12,5 a 11,5 milioni di anni fa, compreso uno scheletro di Pierolapithecus catalaunicus (conosciuto come “Pau”), trovato nel 2002 e descritto nel 2004, e il cranio di  Anoiapithecus brevirostris (“Lluc”), descritto nel  2009.

Durante il Miocene medio e all’inizio del superiore, l’area in cui si trova attualmente il sito  era una foresta con un clima caldo e umido e alcuni corsi  d’acqua permanenti e  una grande diversità faunistica, come dimostrano i resti di quasi 80 specie di mammiferi e di diversi anfibi, rettili e uccelli che sono stati ritrovati nell’area,. Oltre agli ominoidi Pliopithecoidea e ai primati, i ricercatori catalani hanno trovato piccoli mammiferi (insettivori e roditori), diversi ungulati (come cavalli, rinoceronti e cervi), molti carnivori (compresi quelli noti come “falsa tigre dai denti a sciabola”) e proboscídati  lontanamente imparentati con gli elefanti moderni.

La scoperta del Pliobates cataloniae cambia radicalmente quel che pensavamo sulla evoluzione dei primati , in particolare il modello finora accettato sull’antenato degli ilobati e degli ominidi, e fornice indizi molto solidi sulle origini degli attuali gibboni. Come spiega David M. Alba, i principale autore dello studio pubblicato su Science, «L’origine dei gibboni è un mistero dovuto alla mancanza di reperti fossili, però, fino ad ora, la maggioranza degli scienziati pensava che l’ultimo antenato come con gli ominidi dovesse avere una corporatura grande, dal momento che tutti gli ominidi fossili trovati finora lo erano. Fino alla descrizione del Pliobates, tutte le scimmie fossili di piccole dimensioni (tra 5 e 15 kg) che erano state trovate avevano una struttura corporea troppo primitiva per poter avere una parentela stretta con gli attuali ominidi . Questa scoperta ha ribaltato tutto».

Infatti, Anche se il  Pliobates conserva alcuni caratteri primitivi, l’anatomia del braccio e, in particolare, il giunto tra l’omero e il radio e le ossa del polso sono simili a quelli delle scimmie ominoidi odierne. Gli adattamenti dello scheletro del Pliobates cataloniae indicano una locomozione che avrebbe permesso loro di scalare in maniera lenta e prudente le cime degli alberi, con una grande flessibilità di movimento e una certa capacità di attaccarsi ai rami. Avevano un cervello simile a quello degli attuali gibboni, ma più piccolo delle grandi scimmie antropomorfe. Lo studio dei denti indica una dieta essenzialmente frugivora e basata soprattutto su frutti maturi, come per gli attuali gibboni.

Un’analisi filogenetica basata su più di 300 caratteri, situa il Pliobates, in modo molto consistente, come  l’ominide di base più vicino alla divergenza tra piccole e grandi scimmie antropomorfe (rispettivamente, ilobatidi e ominidi), e suggerisce che «L’ultimo antenato comune degli attuali ominioidi potrebbe essere stato più simile ai gibboni che ai grandi antropomorfi attuali».

Infatti, il cranio e parti dello scheletro postcraniale del Pliobates cataloniae mostrano delle caratteristiche che sono presenti solo negli attuali gibboni  e Salvador Moyà-Solà, ricercatore ICREA e direttore dell’ICP,  conclude: «Questo suggerisce che, alternativamente, il Pliobates potrebbe essere il gruppo fratello solo degli attuali ilobatidi. Speriamo che le future scoperte nel sito di Can Mata ci aiutino a chiarire qual è il ruolo che i primati catarrini di piccole dimensioni hanno svolto nell’evoluzione degli ominidi e, finalmente, a risolvere l’enigma dell’origine degli attuali gibboni».