Facciamo come la Corsica (e la Francia)

35 anni per non fare l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano, 8 mesi per fare quella di Capo Corso

[10 maggio 2017]

In questi giorni, dopo la vittoria di Emmanuel Macron, diventato Presidente della Repubblica dopo aver sconfitto Marne Le Pen,  la Francia va molto di moda e molti politici italiani invidiano la “rapidità” della politica francese, contrapponendola alla “lentezza” italiana, incapace di fornire risultati elettorali certi e di prendere  decisioni coraggiose, anche se gli stessi politici che oggi intonano in coro La Marsigliese una qualche colpa nella “lentezza” della politica italiana ce l’hanno.

La cosa mi ha fatto ricordare quando ormai più di 20 anni fa, al tempo dell’istituzione del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, lo slogan più gettonato nelle manifestazioni anti-parco era: «Facciamo come la Corsica», con addirittura qualche incauto amministratore comunale – che ora magari è un nazionalista-sovranista di ferro – che presentava mozioni per chiedere l’annessione alla Francia, o meglio alla Corsica, dove la fiera popolazione indipendentista non avrebbe mai  consentito di istituire un Parco o addirittura un’area marina protetta, tacendo sul fatto che in Corsica c’era già il Parcu di Corsica che copre un terzo del territorio (nel quale Arcipelago Toscano ci può stare tutto intero più di 10 volte) e che c’erano già aree marine protette fortemente sorvegliate, ben gestite e ben finanziate.

Alle manifestazioni anti-parco, dove qualche buontempone invocava l’indipendenza dell’Elba,  spuntarono anche le bandiere corse bianche con la testa di moro, in onore di un gemellaggio politico con l’Elba, Capraia e il Giglio che in realtà i corsi hanno sempre ignorato di aver contratto.

I politici italiani che sventolano il tricolore francese e si dichiarano macronisti europeisti o lepeniani sovranisti mi hanno anche fatto tornare in mente che, mentre in Italia il Parlamento discute della riforma della legge 394/91, tutti sembrano essersi scordati che la stessa legge e una precedente che risale solo al 1982  prevedono l’istituzione dell’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano, mai istituita nonostante gli impegni europei e internazionali sottoscritti da governi di ogni colore, anche se il Parco dell’Arcipelago Toscano ha dal 1996/97 cinque aree a mare (Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri) che non può normare e che intanto nel 1999 sia stato istituito (sulla carta) il Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos che ha al suo cento proprio le isole toscane e la Corsica .

Ci sono voluti solo  20 anni perché si arrivasse ad approvare la di zonizzazione di un’area marina protetta a Capraia, sul resto dell’Arcipelago Toscano è il buio più totale e al Parlamento e al ministro dell’ambiente non sembra interessare sanare quello che è ormai un vero e proprio scandalo internazionale: l’Area marina protetta fantasma dell’Arcipelago Toscano.

Facciamo come la Corsica, dicevano gli antiparco. E avevano ragione: mentre a Roma si discuteva e all’Elba e al Giglio si litigava, a Parigi il governo di centro-destra di Nicolas Sarkozy, in attuazione degli impegni europei e internazionali, approvava una legge per istituire aree marine protette e riserve nel 50% del mare territoriale francese (compresi i Dipartimenti e Territori di oltremare) e il successivo governo del socialista François Hollande l’ha attuata, anche nella Corsica che gli antiparco e qualche sindaco insulare toscano presentavano come allergica ai parchi e alle aree protette.

L’ultima area marina protetta istituita dalla ministro dell’ambiente socialista Ségolène Royal nel luglio 2016 è quella del parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate, che si estende su ben 6.830 km2 proprio di fronte all’Arcipelago Toscano  e alla sua area marina protetta fantasma. Nella Corsica acclamata all’Elba, Giglio e Capraia come patria dei fieri combattenti antiparco, nessuna grande manifestazione di protesta e bandiere al vento, anzi, consenso quadri-partisan destra-centro-sinistra-indipendentisti. Ma qualcuno dirà che in quel Parco non c’è nessuna area di protezione integrale, vero spauracchio di sindaci e antiparco delle Isole toscane. E sbaglierebbe… Infatti sono passati solo 8 mesi  e il 28 marzo 2017, poco prima di passare la mano a Macron, Hollande e la Royale hanno istituito anche la Riserva naturale delle  îles du Cap Corse, estendendo con un semplice decreto  la  réserve naturelle des îles Finocchiarola creata nel 1987, che comprendeva le isole di Terra, Mezzana e Finocchiarola, alle quali si aggiungono quelle di Giraglia e di Capense. La riserva protegge la parte terrestre delle cinque isole perché, come ha spiegato la Ségolène Royal  le isole del Parco marino di Capo Corso ospitano «delle specie rare di piante e alcune specie minacciate di uccelli come il Goéland d’Audouin», che poi sarebbe il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), cioè quello che è addirittura il simbolo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Le specie che hanno deciso di proteggere i “veloci” francesi e i “fieri” corsi sono le stesse che vivono nell’Arcipelago toscano e la Royale ha tenuto a precisare che il Parco marino è compreso nel Santuario Pelagos e che «punta a preservare degli habitat marini eccezionali come gli atolli di coralligeno o le praterie di posidonia che offrono rifugio e nutrimento per specie quali l’aragosta rossa, il dentice e l’astice europeo. Questa zona è il luogo di scambio tra gli ecosistemi profondi e costieri e assicura la presenza di migratori come il tonno rosso, la ricciola e il pesce spada ma anche dei grandi cetacei». Togliete le parole  “Parc naturel marin du Cap Corse” e metteteci quelle “Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano” e non dovrete cambiare di una virgola la descrizione. Eppure non risulta che le parole “Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano” siano state pronunciate dai nostri ministri dell’ambiente nemmeno quando hanno sottoscritto con la loro collega francese accordi ambientali sulle bocche di Bonifacio o sul traffico marittimo nel Canale di Corsica.

Insomma, mentre l’Italia da 32 anni deve fare un’Area marina protetta che addirittura sulla carta ci sarebbe già, la Francia ha fatto in Corsica in meno di 4 anni dall’approvazione della nuova legge il più grande Parco marino francese europeo  e dopo nemmeno un anno lo a dotato di una riserva più estesa. Qualcuno dirà che a Capo Corso non ci sono così tanti comuni come nell’Arcipelago Toscano (11) ma anche questa volta sbaglierebbe: il parco corso si estende lungo le coste di 27 comuni: da Ville-di-Pietrabugno, alle porte di  Bastia, risalendo verso Capo Corso, la Conca d’Oro, l’Agriate e la Balagne, fino a Lozari à Belgodère.

Se a questo si aggiunge che in Francia la gestone dei Parchi – seppure con una forte presenza locale – è molto più centralizzata e nelle mani dello Stato che in Italia, si completa l’inconsistenza del vecchio quadro propagandistico  della Corsica allergica a qualsiasi “imposizione dall’alto” e che invece, tanto per dirne una, ha votato in massa per Macron e il suo programma che prevede di rispettare e attuare tutti gli impegni internazionali presi dalla Francia in materia ambientale e di rafforzare ed estendere le Aree protette.

l’Agence marine des aires protégées e la prefettura dell’Haute-Corse sottolineano che la perimetrazione del Parco «Risponde all’obiettivo di protezione degli ecosistemi marini soddisfacendo allo stesso tempo due condizioni: garantire la coerenza ecosistemica dei paesaggi sottomarini (canyon, piattaforma continentale e dell’arcipelago estesa a nord, notevoli strutture di atolli di coralligeno, praterie sottomarine…) e le attività socio-economiche (pesca, attività ricreative, turismo) che ne dipendono». Sembra la descrizione dell’Arcipelago Toscano.

Come è stato possibile fare il grande parco marino di Capo Corso in tempi che a qualche miglio di mare di distanza sembrano fantascientifici? Lo spiega l’Agenzia per la biodiversità del ministero dell’ambiente francese: «Dopo 8 mesi di concertazione, il prefetto della Regione Haute-Corse, Alain Thirion, il prefetto marittimo del Méditerranée, Yves Joly, e il presidente del Consiglio esecutivo della Corsica, Gilles Simeoni, con l’appoggio tecnico dell’Agence des aires marines protégées e delll’Office de l’Environnement de la Corse hanno proposto un progetto  di parco naturale marino intorno a Capo Corso e all’Agriate». 8 mesi!

Intanto, qui da noi, durante la a volte surreale discussione in Parlamento sulla riforma dei Parchi, nessuno sembra essersi accorto che l’Italia non è riuscita a fare in 35 anni – o in 26  o 21 se preferite – quel che la Corsica e la Francia hanno fatto in meno di un anno mettendosi intorno a un tavolo.

Avevano ragione gli antiparco: facciamo come la Corsica! Ritirate fuori le bandiere con la testa di moro.

di Umberto Mazzantini

Responsabile mare Legambiente Toscana