Fao, dai terreni di montagna un contributo al benessere del mondo

In vent’anni più del 40% delle aziende agricole delle Alpi è stato abbandonato, riducendo lo stoccaggio della CO2

[24 giugno 2015]

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I terreni montani sono le fragili fondamenta di ecosistemi che forniscono acqua a più della metà della popolazione mondiale. Un nuovo libro della FAO offre approfondimenti tecnici sulla loro gestione sostenibile.  Essi ospitano una vasta gamma di attività umane dalla coltivazione della quinoa nelle Ande, agli impianti sciistici in Europa, alla raccolta di piante officinali nella catena “tetto del mondo” del Pamir in Tagikistan.

Understanding Mountain Soils (Capire i suoli di montagna n.d.t), pubblicato dalla FAO insieme al Segretariato della “Mountain Partnership“, al Partenariato Globale per i suoli, e all’Università di Torino, contiene una serie di studi di casi da tutto il mondo che coprono questioni umane, produttive e geologiche.  E’ un contributo all’Anno Internazionale dei suoli 2015 delle Nazioni Unite, che si propone di aumentare la consapevolezza sull’importanza di preservare una risorsa naturale fondamentale che ospita nutrienti e microrganismi che rendono possibile l’agricoltura e la vita vegetale.

«I suoli di montagna sono particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici, alla deforestazione, a pratiche agricole non sostenibili e a metodi di estrazione delle risorse che ne compromettono la fertilità e provocano il degrado del territorio, la desertificazione e catastrofi come inondazioni e frane, che generano povertà», scrive il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nella prefazione al volume.

Il libro si propone di «promuovere la gestione sostenibile dei suoli di montagna, a difesa delle popolazioni montane – spesso emarginate, non incluse nei processi decisionali e nei programmi di sviluppo, e sempre più colpite da calamità legate al suolo», scrive Ermanno Zanini, esperto di ghiacciai e rischi naturali e professore presso l’Università di Torino.

Il libro descrive le principali caratteristiche dei sistemi di terreno montani, i loro valori ambientali, economici e sociali, le minacce che devono affrontare e il loro patrimonio culturale. Studi di casi forniti dai membri della Mountain Partnership mostrano come il caffè coltivato al coperto migliori la conservazione del suolo, la sorprendente capacità di stoccaggio di carbonio della costa scozzese battuta dal vento, la redditività di variare le colture nel  Chittagong Hill Tracts del Bangladesh, e insolite torbiere in Lesotho.

Vengono presentati anche due programmi della FAO, uno che ha portato a un sistema di slash-and-mulch, tagliare e lasciare i residui forestali sui terreni, creando uno strato di pacciame e sostituendo la pratica di tagliare i residui e bruciarli in zone del Centro America, e una mappatura ad alta tecnologia in Vietnam dei maggiori punti di erosione del terreno che ha permesso agli agricoltori di cambiare il modo in cui essi coltivavano le piante di caffè, riducendo drasticamente il deflusso idrico del suolo.

Altri programmi si concentrano sulla geologia del suolo. Uno studio sul Nepal suggerisce che piantare latifoglie a rapida crescita, piante che fissano l’azoto, ed erbe locali è una strategia di conservazione più efficace che le tradizionali pratiche di piantare foreste di pini, dal momento che la rapida copertura che forniscono queste piante fa evitare che i terreni della regione formino croste di argilla che non trattengono l’acqua nella stagione secca, ma aggravano invece i rischi di frane durante il monsone.

L’analisi del rapido declino dei pascoli per i bovini Bargur, una specie diffusa nel sud dell’India, dovuto principalmente alle normative che negano loro l’accesso alle foreste, esemplifica il valore dell’intricato ecosistema e dei servizi sociali che hanno fornito per secoli, tra cui un insolito modello di pascolo ciclico che fornisce agli agricoltori letame quando serve e riduce i rischi di incendio nelle foreste montane. Sono stati molto pochi i pastori che hanno suggerito agli agricoltori locali di utilizzare maggiori fertilizzanti chimici nei loro campi, che hanno consentito a specie invasive di sostituire la flora e le erbe autoctone, e hanno fatto bracconaggio nelle aree forestali comuni.

Un altro capitolo esamina l’impatto che gli sport invernali hanno sugli ecosistemi alpini, rilevando che l’uso di trattori battipista compatta la neve e riduce la sua capacità di isolamento termico, facendo congelare il suolo sottostante. Inoltre, il carico di nutrienti della neve artificiale è diverso da quello della neve vera, e questo rischia di avere effetti sulla flora estiva dopo che la neve si scioglie.

«Il rapporto dei popoli di montagna con il loro territorio è profondamente radicato nel loro patrimonio e, nel corso dei secoli hanno sviluppato soluzioni e tecniche che si sono dimostrate decisive per la resilienza», scrive Thomas Hofer, Coordinatore  del Segretariato della Mountain Partnership. Il libro mette in evidenza soluzioni e tecniche, pratiche indigene, conoscenze e approcci di gestione sostenibile del suolo, nonché modi per indirizzare le comunità locali verso migliori modelli di gestione del territorio.

L’eccessivo sfruttamento dei pascoli nel Messico occidentale è stato affrontato promuovendo la coltivazione di agave. La pianta aiuta a conservare il paesaggio consentendo ad altre colture di crescere con maggiore successo, mentre gli agricoltori sono stati in grado di ridurre le loro mandrie di bestiame grazie ai redditi derivanti dalla vendita dell’agave ai produttori di mezcal e tequila.

I terreni di montagna sono di solito meno fertili di quelli in pianura, i pendii ripidi accelerano l’erosione, con ampi effetti sugli ecosistemi a valle. Se i territori montani possono essere degli habitat duri, il risultato del loro abbandono da parte degli esseri umani può essere molto negativo.  Negli ultimi due decenni del XX secolo più del 40% delle aziende agricole delle Alpi sono state abbandonate, consentendo alle foreste di espandersi in ex pascoli. I ricercatori hanno evidenziato che il risultato netto di questo è una minore capacità di stoccaggio del carbonio per le emissioni di gas serra prodotte altrove.

«I vantaggi di terreni montani in buona salute vanno oltre le regioni di montagna e contribuiscono al benessere del mondo in generale», scrive nel capitolo conclusivo Ronald Vargas, uno degli esperti di suoli della FAO.  Il libro suggerisce un “un approccio integrato al paesaggio” per la fornitura di servizi eco-sistemici, la promozione di meccanismi che compensino le comunità montane per il sequestro del carbonio, la conservazione della biodiversità, il controllo dell’erosione e la protezione delle risorse idriche che i loro sistemi di gestione sostenibile del suolo producono.

Understanding Mountain Soils (Capire i suoli di montagna) è stato lanciato in concomitanza con l’inizio della riunione annuale dell’Assemblea Plenaria della Partnership sui Suoli Globali, che si tiene presso la sede FAO a Roma sino al 24 giugno. Paesi membri, organizzazioni non governative, studiosi, accademici, gruppi della società civile e organizzazioni internazionali sono riuniti per esaminare i progressi compiuti nella promozione di una gestione sostenibile del suolo dopo il lancio della partnership tre anni fa e durante il 2015 Anno Internazionale dei suoli.

Un gruppo di “Partnership Soil regionali” ha presentato un piano volto a proteggere i suoli sani e ripristinare quelli degradati.  E altri partner stanno lavorando allo sviluppo di linee guida volontarie per la gestione sostenibile del suolo come un passo complementare per l’attuazione della Carta mondiale del suolo di recente approvata.

di FAO