Federparchi e l’abbattimento dell’orsa in Trentino

In casi come questi valorizzare il ruolo dell’Ispra

[21 agosto 2017]

Molti amici e soci di Federparchi mi hanno chiesto una presa di posizione sulla vicenda dell’orsa abbattuta in Trentino. Non l’ho fatto finora, non perché avessi problemi a pronunciarmi su una cosa delicata e controversa, chi mi conosce sa che non mi sottraggo al confronto per questo, e nemmeno perché siamo intorno a Ferragosto. Il motivo invece è che per prima cosa volevo ricostruire la vicenda e assumere alcune informazioni, per me fondamentali ed in questo si il periodo non mi ha aiutato molto. Sono consapevole che, quando scrivo su temi come questi, finisco sempre per non essere condiviso da quelle che io chiamo le “ opposte tifoserie” in altri casi pro lupo o contro lupo ed in questo caso pro orso o contro orso. Una volta un giornalista mi disse, fuori dall’intervista, “ma questa posizione non piacerà né a chi è pro né a chi è contro” e io risposi che la mia posizione non aveva nessun valore per chi aveva già deciso prima, comunque ed a prescindere, quale posizione avere (i tifosi con le bandiere), io speravo che servisse a chi voleva capire e formarsi un’opinione. Quindi sono consapevole che quello che sto per dire non piacerà a tutti, ma non è questo il mio obbiettivo.

Cominciamo subito a chiarire un concetto: le specie animali non sono tutte uguali. Possono esserlo dal punto di vista etico, filosofico e teologico, ma non da quello della conservazione della biodiversità. I primi tre approcci li lascio alle riflessioni ed alla coscienza di ognuno, non sono cose che possono essere regolamentate con norme democraticamente scelte. Invece se si assume la conservazione della biodiversità come un valore da perseguire,  la conseguenza è classificare e gestire le specie animali (ed anche vegetali) in modo diverso tra loro. Per tradurre ancora di più in senso pratico questi concetti, ci sono specie che rischiano in maniera più o meno grave l’estinzione, altre che non la rischiano affatto ed altre ancora che sono divenute troppo abbondati a causa di comportamenti umani e, a loro volta sono una minaccia per la sopravvivenza di altre specie. Tra queste ultime ci sono anche le cosiddette “specie aliene” cioè quelle introdotte volontariamente o involontariamente da parte dell’uomo al di fuori del loro areale naturale.

Dopo questa lunga premessa, che avrà scocciato anche qualche mio amico che domani, magari in privato, mi scriverà che rifaccio troppo il professorino, veniamo all’orsa abbattuta in Trentino.

I fatti: l’Orsa è stata abbattuta a seguito di un’ordinanza contingibile ed urgente emessa dal presidente della provincia autonoma di Trento il 24 luglio scorso ed eseguita il 13 di Agosto.

Un’ordinanza di questo tipo si emette quando si valuta che ci sia un  pericolo imminente per la pubblica incolumità. In particolare costituisce fonte di riferimento il “Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali” sintetizzato con l’acronimo PACOBACE. Detto piano è stato approvato dal Ministero dell’ambiente il 5-11-2008 e modificato il 30-7-2015, con il concorso delle regioni (Veneto, Friuli- Venezia-Giulia e Lombardia) e delle province autonome (Trento e Bolzano) interessate dalla popolazione alpina d’orso bruno, oltre che dell’Ispra.

In detto piano un capitolo molto corposo, il 3, è dedicato ai “Criteri e procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche”.

Con l’ausilio anche di un grafico, la problematicità viene classificata in base al comportamento dell’orso. Si parte da 1 “orso scappa immediatamente dopo un incontro ravvicinato“ e si arriva a 18 “orso attacca (con contatto fisico) senza essere provocato. Ad ogni livello corrispondono delle azioni possibili che dal 13 al 18 (le classi di pericolosità maggiore) vengono definite “energiche” (le altre leggere) e possono essere tre:

  • cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio;
  • cattura per captivazione permanente;
  • Abbattimento;

Il piano poi suddivide le azioni energiche in programmabili e non programmabili, queste ultime definite come “estemporanee, urgenti, indifferibili”.

Per le azioni energiche programmabili si prevede l’intesa tra il soggetto decisore competente territorialmente (es. la provincia autonoma) l’Ispra e il Ministero dell’ambiente.

Invece per quelle non programmabili l’Ispra va sentito “quando possibile, anche per le vie brevi”. Se poi il soggetto che decide non riesce a contattare Ispra perché non trova nessuno, perché il telefono non funziona etc, deve comunicare entro tre giorni allo stesso istituto quale azione ha messo in piedi.

Quindi, nel caso specifico, la provincia di Trento ha classificato l’orso con il livello 18 e tra le tre opzioni possibili ha scelto quella dell’abbattimento.

Non sono un giurista, ma a me sembra che la procedura stia in piedi, ma in ogni caso  ho visto che l’ordinanza è stata impugnata e quindi ci sarà chi è titolato a decidere su questo.

Io voglio però soffermarmi sul presupposto che ha innescato l’azione, cioè se effettivamente ci sia stata un aggressione con contatto fisico, senza provocazione. Da quello che ho letto c’era una sola persona presente sul luogo, l’aggredito, accompagnato da un cane. La ricostruzione esatta dei fatti non deve essere stata facilissima e penso che rimangano, comunque, margini d’incertezza. Devo tornare un attimo al ragionamento iniziale secondo cui un orso non è un cinghiale. Ogni anno in Italia vengono abbattuti legittimamente in attività venatoria diverse centinaia di migliaia di cinghiali, uno in più non cambia di molto le cose dal punto di vista della conservazione della biodiversità. Lo stesso ragionamento vale se si tratta di una specie aliena, dove invece è quasi sempre un vantaggio per la biodiversità la riduzione numerica. Ma qui stiamo parlando di un orso, specie particolarmente protetta e presente oggi nell’arco alpino grazie ad un progetto di reintroduzione promosso dal parco provinciale dell’Adamello Brenta e sostenuto dalla Provincia autonoma di Trento che oggi dispone della competenza diretta. L’obbiettivo era quello di ricostituire una popolazione stabile nell’arco alpino. Il presidente della provincia di Trento ha dichiarato che questo è tutt’ora un obbiettivo che a me, devo dire, sembra più facilmente raggiungibile se gli orsi si lasciano in vita, invece di abbatterli.

Dalla data dell’ordinanza a quella dell’abbattimento sono passati venti giorni: non c’era il tempo per concordare con Ispra il da fare? Io penso di sì, come anche credo che si poteva scegliere una delle altre 2 opzioni possibili almeno per ragionarci meglio. Ho sentito dire al presidente della provincia che, tra stare tutta la vita in cattività  e essere abbattuto è meglio la seconda. Riandiamo nella filosofia, nell’etica e nella teologia. Ognuno la può pensare come crede sulla soluzione definitiva, ma magari era possibile una modalità temporanea, tipo catturare l’esemplare e metterla in cattività per il tempo necessario a chiarire fino in fondo la problematicità dell’animale, coinvolgendo in modo aperto e trasparente l’Ispra. Un orso, anche uno solo, è prezioso per il progetto e prima di farne a meno si deve essere sicuri al 110%.

Credo che lo stesso presidente della provincia di Trento, di fronte ad una situazione indubbiamente problematica da gestire, se oggi avesse in mano un’istruttoria di Ispra avrebbe sicuramente una posizione più solida, io al suo posto l’avrei chiesta comunque. La provincia automa di Trento per tante cose è all’avanguardia nella gestione ambientale, basta percorrerla per rendersene conto. Ha una rete di aree protette invidiabile con la perla del parco dell’Adamello Brenta, una delle gestioni italiane di eccellenza. La stessa attività venatoria viene regolata con criteri più scientifici che nella maggioranza del territorio italiano, con censimenti e piani di prelievo conseguenti.  In definitiva non credo che la provincia e il suo presidente avrebbero fatto male a farsi supportare dall’Ispra per gestire  un problema così delicato.

A tale proposito approfitto per fare un ulteriore considerazione. Ho visto che tra chi continua, disperatamente, a scagliarsi contro la modifica della 394/91, la legge sui parchi, ora in discussione al Senato, c’è anche qualcuno che non perde occasione per alimentare una campagna di disinformazione sull’argomento, addirittura utilizzando l’abbattimento dell’orsa  per dire che se poi venisse approvata la legge chissà cosa potrebbe essere abbattuto. A parte che mi riesce difficile capire in termini di conservazione cosa ci potrebbe essere di più di un orso (un ippogrifo forse?), il problema è che l’orsa è stata abbattuta a legislazione invariata e che la modifica prevede che per abbattere anche un cinghiale in un parco sarà necessario il parere obbligatorio e vincolante di Ispra, che oggi invece non è previsto nemmeno consultivo…. Federparchi ha da sempre appoggiato questo nuovo ruolo di Ispra, tanto è vero che molti parchi il parere anche se non previsto glielo chiedono lo stesso.

di Giampiero Sammuri Presidente Federparchi Europarc Italia