Federparchi: votare Sì al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni

Referendum promosso da 9 Regioni, appoggiate da numerosi movimenti e associazioni

[4 marzo 2016]

Referendum federparchi

Nel corso dell’ultimo consiglio direttivo direttivo di Federparchi è stato approvato, all’unanimità, il SI al quesito referendario del prossimo 17 aprile contro le trivellazioni, promosso da nove consigli regionali, appoggiati da numerosi movimenti e associazioni ambientaliste. Il referendum si terrà il 17 aprile.

Federparchi ricorda che «Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri). Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti».

L’associazione delle aree protette sottolinea che «Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano».

Federparchi, così come le Regioni promotrici del referendum , le associazioni e i comitati locali e nazionali, è preoccupata per i tempi stretti che ci separano dal voto e ricorda che «Raggiungere il quorum è necessario perché solo così il risultato del referendum sarà valido, come previsto dalla Costituzione italiana. Per essere valido devono andare a votare il 50 per cento degli aventi diritto»