Ferma la distruzione delle Alpi Apuane: la petizione online raccoglie migliaia di firme

«Ridurre rischio idrogeologico prima che si scateni un altro Vajont»

[30 ottobre 2013]

In pochi giorni ha raggiunto ormai le 4.ooo firme una petizione su Avaaz.org che chiede al Parlamento italiano ed al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi  di limitare e quindi chiudere progressivamente l’attività estrattiva del marmo nel comprensorio delle Alpi Apuane, «prima che il dissesto idrogeologico in atto non scateni un nuovo Vajont».

La petizione che secondo i promotori «Può rappresentare l’occasione per sensibilizzare la popolazione riguardo questa drammatica problematica», punta ad azzerare, seppur gradualmente, un intero comparto produttivo, nasce all’esasperazione di una consistente parte della popolazione della provincia di Massa Carrara per gli impatti ambientali e sociali che le attività marmifere stanno provocando sulle Apuane. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i posti di lavoro ed il giro di affari di moltissime aziende.

I promotori spiegano che «Grazie alla moderna tecnologia, le circa 300 cave di marmo del comprensorio delle Alpi Apuane stanno infliggendo alle montagne il più grave disastro ambientale d’Europa. Le cave in cresta e gli scarti di lavorazione inquinano le sorgenti e i fiumi, i camion ammorbano l’aria di polveri sottili, le grandi opere (tunnel, viadotti, già realizzati e in progettazione) acutizzano il dissesto idrogeologico, che aumenta geometricamente di anno in anno mettendo a repentaglio la salute e l’incolumità degli abitanti. Circa 9 milioni di tonnellate di marmo prodotte ogni anno, i 3/4 in scaglie destinate all’edilizia e alla produzione di carbonato di calcio con cui fare i dentifrici, sbiancare la carta, realizzare dei paradossali filtri per gli acquedotti, non certo per fornire blocchi a Michelangelo. Bisogna chiudere gradualmente tutte le cave, riconvertendo l’economia del territorio in forme sostenibili».

Dopo le proteste della associazioni ambientaliste e di comitati di cittadini e il difficile confronto tra l’imprenditoria marmifera e diverse comunità, arriva quindi una petizione che cerca di fare da testa d’ariete rivolgendosi direttamente alle massime istanze, con possibili effetti dirompenti non solo per la discussione politica in corso sul futuro dell’estrazione del marmo ma anche sui già difficili rapporti tra quest’ultimo e diverse amministrazioni locali.