Festino in profondità nel cimitero dei calamari

Da due studi emerge l’importanza dei calamari nell’intero ecosistema oceanico

[2 febbraio 2018]

Calamari e polpi hanno sempre attirato l’attenzione dell’umanità. Nei secoli passati, i marinai li consideravano come mostri marini, oggi gli scienziati sono affascinati dalla loro intelligenza e dalle loro abilità fisiche. I calamari hanno caratteristiche biologiche affascinanti: alcuni sono bioluminescenti, sono veloci, hanno un’ottima vista e vivono sia nelle calde acque delle barriere coralline che nelle gelide profondità oceaniche. In realtà si sa ancora molto poco della maggior parte delle specie di calamari e del loro modo di vivere, in particolare nell’oceano aperto e nel mare profondo, ma quello che hanno scoperto i ricercatori in due studi di recente pubblicazione è davvero sorprendente.

Lo studio “Bathyal feasting: post-spawning squid as a source of carbon for deep-sea benthic communities”, pubblicato su  Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences da un team del GEOMAR Helmholtz-Zentrum für Ozeanforschung Kiel e del Monterey Bay Aquarium Research Institute (Mbari), descrive una scoperta insolita: calamari morti disseminati sul fondale nelle profondità del Golfo della California, un cimitero di calamari che potrebbe essere un vantaggio per gli animali degli abissi marini.

Il leader del team di ricerca è il biologo Henk-Jan Hoving, ex Mbari e oggi al GEOMAR, ed è stato il suo team ad aver individuato per primo i resti di calamari nel 2012,  grazie a dei remotely operated vehicle (Rpv) con i quali studiava le profondità del Golfo della California.

Hoving  spiega che «Normalmente facciamo ricerche a medie profondità, ma questa volta siamo andati sul fondale marino e poi abbiamo visto queste carcasse di calamari, solo una o due». Insieme alle carcasse c’erano delle mambrane scure che le femmine di calamari di profondità usano per portarsi dietro, comete uno strascico vivente, migliaia di uova fino alla loro schiusa. «Sono strutture molto sottili, molto delicate», spiega ancora Hoving.

Furono proprio i ricercatori del Mbari, nel 2005, a osservare per primi i calamari di alto mare che “covavano” le uova in queste membrane. Ma questo “strascico” carico di uova impedisce ai calamari di profondità di nutrirsi  e  deperiscono velocemente mentre le loro uova si sviluppano. Quando le uova si schiudono e i giovani calamari si disperdono nell’oceano, le femmine hanno esaurito il loro ruolo e tutte le energie e le risorse e muoiono.

Le carcasse  scoperte dai ricercatori sul fondo del Golfo della California appartengono probabilmente femmine a ai resti del loro sacrificio riproduttivo.

Conclusa la spedizione del 2012, il team di Hoving  hanno chiresto ai loro colleghi  ricercatori di tutto il mondo se avessero fatto avvistamenti simili di resti di calamari e di membrane per le uova, ma Hoving ha dovuto aspettare fino al 2015, con la spedizione del Midarium Ecological Group del Mbari, per tornare del nel Golfo e raccogliere altre osservazioni.  In  11 immersioni dei Rov  effettuate nel Golfo della California nel 2012 e nel 2015, Hoving e il team del Mbari hanno scoperto 64 calamari morti o membrane per le uova sparsi sul fondo. La maggior parte è stata trovata a più di 1.000 metri di profondità nel Cerralvo Trough, un bacino profondo vicino all’estremità meridionale del Golfo.

Quando le carcasse di calamari e le membrane di uova vuote precipitano sul fondo marino, forniscono nutrienti ed energia agli animali che vivono a migliaia di metri sotto la superficie. Al Mbari ricordano che «Molti animali de alto mare mangiano neve marina, minuscole particelle di detriti che affondano dalle acque più produttive vicino alla superficie. I resti di animali più grandi che raggiungono il fondo marino sono noti come “”foodfalls,”  e possono variare in dimensioni, dai piccoli pesci alle balene giganti». Hoving fa notare che «Le carcasse di balene sul fondo potrebbero durare, in qualche forma, per decenni, ma non sappiamo nulla delle carogne di medie dimensioni come le carcasse di calamari. Devi essere molto fortunato per  vederne una: probabilmente vengono consumate entro 24 ore».

Nelle scure profondità oceaniche il cibo è scarso e per gli animali che ci vivono trovare questi calamari e le loro membrane ovarie è un colpo di fortuna. Gli scienziati hanno notato che le carcasse di calamaro depositatesi da poco sul fondo marino avevano già attirato chimere, vermi Enteropneusta, ofiurie, oloturie, crostacei e stelle marine. Ma anche se le carcasse dei calamari attiravano mi olti animali spazzini, le membrane delle uova sembravano relativamente indisturbate. Secondo altri ricercatori, questo potrebbe dipendere dal fatto che i calamari potrebbero impregnare con il loro inchiostro le membrane ovarie, rendendole meno appatibili per i decompositori e i batteri; Hoving e il team hanno invece ipotizzato che potrebbero semplicemente avere bisogno di tempo per degradarsi rispetto ai calamari più digeribili.

I ricercatori del Mbari sono convinti che «I resti potrebbero rappresentare una fonte di cibo sparsa ma significativa per gli animali di profondità» e la ricerca del team illustra un legame tra animali nella parte centrale dell’oceano (la zona tra la superficie e il fondo) e il fondale marino. Al Mbari sottolineano che «Le carcasse di calamaro che affondano fanno parte di ciò che gli oceanografi e i biologi chiamano la “pompa biologica”, un processo attraverso il quale il carbonio viene trasportato dalla superficie dell’oceano alle profondità. Convenzionalmente, si presume che la maggior parte del carbonio scivoli lentamente verso il basso sotto forma di neve marina. Ma se un gran numero di calamari raccolgono cibo a mezz’acqua e poi affondano, questo potrebbe accelerare il trasporto di carbonio in alcune aree o in periodi dell’anno».

La ricerca sui calamari di profondità potrebbe presto essere rilevante per gli impatti umani negli oceani: «Quando i pesci sono sovra sfruttati – spiegano ancora i ricercatori – i cefalopodi come i calamari possono iniziare a prendere il loro posto nelle reti alimentari oceaniche. Ma mentre alcuni pesci vivono spesso per molti anni, i calamari vivono solo pochi anni e hanno un solo ciclo riproduttivo» e Hoving  aggiunge: «In questo caso i calamari possono morire quasi contemporaneamente, quindi potrebbero esserci impulsi di calamari morti che cadono sul fondo marino. Questo potrebbe avere un grande impatto sulla pompa biologica del carbonio».

Molti calamari vivono in profondità, nel buio degli oceani, dove gli esseri umani si avventurano raramente. «Questa ricerca dimostra l’importanza delle osservazioni in situ. I calamari e le loro membrane per le i uova non sarebbero mai stati trovati con la pesca a strascico. Ma se inizi a esplorare i luoghi meno conosciuti, troverai queste cose meno conosciute».

Il secondo studio  sui calamari, “Diet and stable isotope analyses reveal the feeding ecology of the orangeback squid Sthenoteuthis pteropus (Steenstrup 1855) (Mollusca, Ommastrephidae) in the eastern tropical Atlantic”, è stato  pubblicato su PlosOne  a fine 2017 da un team di ricercatori del GEOMAR, dell’Universität Hamburg e del Kiel Cluster of Excellence “The Future Ocean” e dimostra l’importanza dei calamari come predatori. I biologi hanno analizzato dettagliatamente per la prima volta le abitudini alimentari del calamaro oceanico Sthenoteuthis pteropus dall’Atlantico tropicale.

I ricercatori nel 2015 hanno catturato  129 esemplari di Sthenotheutis pteropusnella durante tre spedizioni con le navi di ricerca tedesche Meteor e Maria S. Merian, poi hanno esaminato il contenuto dello stomaco dei cefalopodi  e  analizzato i rapporti degli isotopi stabili nel tessuto muscolare e nel gladio, la “spina dorsale” chitinosa dei calamari che cresce insieme all’animale  e quindi può essere utilizzato per ottenere informazioni sull’ambiente dove si alimenta e le abitudini alimentari durante la vita del calamaro.

L’autrice principale dello studio, la biologa Veronique Merten del GEOMAR, spiega che «I rapporti isotopici specifici del tessuto muscolare consentono stime sul livello trofico di un animale». E’ così che il team di “The Future Ocean” ha scoperto che i calamari Sthenoteuthis pteropus mostrano uno spettro di prede molto flessibile che va dai crostacei ai pesci e che sono dediti persino al cannibalismo. Inoltre, lo studio del gladio ha rivelato che anche i singoli calamari migrano su lunghe distanze durante la loro vita.

La Merten fa notare che «La specie è molto comune al largo della costa occidentale dell’Africa con una biomassa stimata di diversi milioni di tonnellate, ma poco si sa sulla sua life history. Sthenotheutis pteropus deve essere considerato un importante predatore nella catena alimentare dell’Atlantico tropicale».
Hoving, che ha partecipato a entrambi gli studi, conclude: «Ciò che hanno in comune è che danno chiare indicazioni sul fatto che i calamari hanno ruoli importanti nell’ecosistema oceanico durante le diverse fasi del loro ciclo di vita».