Filmato per la prima volta in natura lo sfuggente drago di mare rubino (VIDEO)

Caratteristiche anatomiche e di comportamento sorprendenti in una specie scoperta nel 2016 grazie a collezioni museali

[13 gennaio 2017]

Sperando di riuscire a vedere dal vivo la terza specie di drago (o dragone) di mare, scoperta solo nel febbraio 2016 dai ricercatori della Scripps institution of oceanography dell’università della California –  San Diego e del  Western Australian Museum hanno organizzato  portato una spedizione scientifica al largo delle coste della Western Australia per trovare il drago marino rubino (Phyllopteryx dewysea), una specie scoperta nel febbraio 2016.

Dopo diversi giorni di ricerca con un mini-Rov ( remotely operated vehicle) ad oltre  50 metri di profondità,  il 7 aprile del 2016 i ricercatori sono riusciti a filmare per la prima volta in natura al largo dell’Arcipelago Recherche della  Western Australia. Grazie a un video di quasi 30 minuti che mostra due di questi elusivi draghi marini,  gli scienziati della Scripps hanno scoperto nuovi dettagli sulla loro anatomia, e sul loro habitat e  comportamento.

La nuova scoperta conferma che i draghi marini rubino non sono dotati delle appendici simili a foglie che fino alla scoperta della nuova specie avevano considerato una caratteristica distintiva dei draghi marini, visto che entrambe le altre specie conosciute ne sono dotate e che le utilizzano per mimetizzarsi nelle lussureggianti alghe e praterie di fuchi dove amano vivere.

L’anno scorso, i biologi marini Josefin Stiller  della Scripps Oceanography e Greg Rouse e Nerida Wilson del Western Museum australiano descrissero per la prima volta il drago di mare rubino basandosi su esemplari museali erroneamente identificati come dragoni di mare comuni, uno dei quali  raccolto quasi cento anni fa. Utilizzando i reperti museali, i ricercatori riuscirono ad assemblare un modello 3-D della nuova specie di drago di mare, scansionando i reperti grazie ala tomografia computerizzata. Ma rimaneva il mistero di che fine avessero fatto le appendici presenti negli altri due draghi o dragoni di mare.

Per determinare se questo parente dei cavallucci marini avesse o meno quelle appendici, o se i campioni museali li avessero persi prima o durante il processo di raccolta, i ricercatori dovevano osservarli in natura. Il team ha ottenuto la collaborazione della compagnia australiana Total Marine Technology, che ha fornito il mini-Rov per ricercare questo piccolo e mimetico animale che vive troppo in profondità per poterlo trovare con normali immersioni subacquee.

«E’ stato davvero un momento straordinariamente bello» ha detto la Stiller  che insieme a Rouse e Nerida ha pubblicato su Marine Biodiversity Records lo studio “First live records of the ruby seadragon (Phyllopteryx dewysea, Syngnathidae)” che illustra la nuova scoperta. Stiller aggiunge: «Non era mai passato per la mente che un dragone marino potessi non avere le  appendici perché si caratterizzano per le loro belle foglie mimetiche».

La seconda sorpresa è arrivata quando i ricercatori hanno visto che il drago marino rubino aveva un coda prensile e arricciata, simile a quella dei loro parenti cavallucci marini e pesci ago, ma che non hanno le altre due specie di dragoni marini conosciute. Secondo loro, le nuove osservazioni sul fondale marino «suggeriscono che i draghi marini rubino possono utilizzare la loro coda arricciata per tenersi aggrappati agli oggetti» nelle acque con forti correnti in cui vivono.

Durante lo studio di questi singolari pesci, i ricercatori hanno anche osservato che si alimentano colpendo le prede, un comportamento comune anche alle altre specie. Queste osservazioni della specie in natura hanno confermato  che il drago di mare rubino ha una colorazione rossastra anche in natura e che il loto habitat non sono le praterie di alghe e fuco, ma è dominato dalle spugne, che prima si riteneva un habitat inadatto ai dragoni marini.

I ricercatori californiani sono convinti che il drago di mare rubino abbia perso le sue appendici con l’evoluzione e che la clorazione rossa sia un ulteriore elemento di camuffamento nelle profondità scarsamente illuminate alle quali vivono. Invece, se abbia evoluto separatamente la sua coda prensile  o se l’abbia mantenuta semplicemente come eredità dai loro antenati pesci ago, mentre gli altri dragoni marini l’hanno persa,  richiederà ulteriori studi.

La Wilson  è entusiasta: «Ci sono così tante scoperte ancora ci attendono a sud dell’’Australia , La Western Australia ha una gamma talmente vasta, e ognuno è meritevole di attenzione».

Secondo il team statunitense-australiano bisogna salvaguardare assolutamente la nuova specie dalla pesca eccessiva, per questo raccomanda che il drago di mare rubino venga protetto il più presto possibile.

Rouse, principale autore dello studio e curatore della Scripps benthic invertebrate collection, conclude: «Fino all’anno scorso, nessuno aveva mai sospettato che esistesse una terza specie di dragoni di mare. Questa scoperta è stata fatta grazie al grande benefit delle collezioni museali».

Videogallery

  • Ruby seadragon seen alive for the first time