Finanziamenti pubblici a circhi condannati: la Lav chiede chiarimenti al Mibac

[8 agosto 2013]

Grave denuncia della Lav (Lega Antivivisezione) di una potenziale “svista” del ministero dei Beni e delle Attività culturali. Degli oltre 3.400.000 euro donati dallo Stato ai circhi con l’attribuzione dell’ultimo Fondo Unico dello Spettacolo, una cifra fra i 250mila e i 336 mila euro sono stati assegnati a circhi condannati per reati contro gli animali o che comunque hanno violato disposizione normative statali ed europee di protezione degli animali. Quindi come tali, non potevano essere beneficiari di questi contributi.

La Lav ha chiesto la riconversione del Fondo ai soli circhi che non usano animali e la denuncia dell’associazione  ha fatto presentare un’interrogazione alla senatrice Silvana Amati (Pd) e alla deputata Michela Vittoria Brambilla (Pdl), con la quale le parlamentari chiedono al ministro Bray se non ritenga doveroso e urgente disporre la revoca dei finanziamenti assegnati e se non ritenga importante assegnare questi finanziamenti, così come eventualmente altri, per la costituzione di un proprio Fondo per la custodia degli animali sequestrati o confiscati ad attività circensi visto che ad oggi questo costo è per lo più gravato sulle associazioni di protezione degli animali.

La denuncia della Lav è scaturita dal  Decreto dell’11 luglio 2013, firmato dal Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, che riporta tra i beneficiari alcune attività circensi di cui sono note “le condanne definitive o le violazioni di disposizioni normative statali e dell’Unione europea in materia di protezione degli animali”.

I titolari di circo, che hanno ricevuto contributi tra gli 8000 e i 135.000 mila euro, sono stati condannati per vari reati connessi al maltrattamento di animali. Tra questi spicca ad esempio la crudeltà di una struttura modenese, condannata per la detenzione in condizioni incompatibili con la sua natura, di un elefante tenuto immobilizzato sotto il tendone a una tavola di legno di mq. 6 circa, legato con due catene fissate alla tavola; o un circo di Salerno condannato “perché deteneva animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, ed in particolare custodiva elefanti in condizioni di immobilizzazione, camelidi e zebre ricoverati in strutture ridotte e non conformi alle esigenze tipiche, in contrato con le raccomandazioni Cites”.

Molti altri casi riguardano la violazione proprio delle Linee Guida Cites: «Qual è la ragione per la quale non sono stati, evidentemente, svolti da parte del ministero per i Beni e le Attività culturali i controlli per rispettare l’articolo 7 comma 2 del Decreto Ministeriale 20 novembre 2007 e sulla base di quale tipo di ricerche e documentazione il ministero ha finora proceduto negli anni precedenti e come intende procedere nei prossimi anni?», domanda la Lav.

Che aggiunge: «Da troppi anni attendiamo l’emanazione di una legge nazionale che preveda la riconversione dei circhi in spettacoli senza animali: questo tema deve diventare prioritario nell’agenda politica del nostro Parlamento, con la creazione e il sostegno di centri di accoglienza che possano ospitare animali non più utilizzati negli spettacoli».