Florida: gli ultimi puma battono il fracking

[21 luglio 2014]

Gli ambientalisti che partecipano alla campagna Florida Panther di Sierra Club, Conservancy of Southwest Florida, Stonecrab Alliance, Preserve our Paradise e South Florida Wildlands Association hanno vinto una battaglia durata un anno: sono state bloccate le trivellazioni petrolifere nelle Everglades e Big Cypress Watersheds, nel sud-ovest della Florida, dopo che la Dan Hughes oil company ha annunciato l’abbandono del suo progetto di perforazione su un’area di 115.000 acri.

La battaglia degli ambientalisti contro la compagnia petrolifera texana era iniziata nell’aprile 2013, quando la Dan Hughes aveva inviato una lettera per informare i residenti di un quartiere di Naples che sarebbe stata istituita una  “hydrogen sulfide evacuation zone” per realizzare un pozzo esplorativo e circa 300 metri dal sobborgo ed a 600 metri dal Florida Panther National Wildlife Refuge. La cosa ha scatenato le proteste della gente e si sono susseguiti gli incontri con gli amministratori pubblici ed audizioni per valutare gli impatti ambientali di pozzi di petrolio nelle Everglades occidentali. La contea era così preoccupata per l’impatto che ha fatto un “consent order” tra la Dan Hughes e lo Stato della Florida.

All’inizio di quest’anno, la US Environmental Protection Agency ha tenuto un forum pubblico per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. Da sola Sierra Club ha presentato oltre 167.000 osservazioni per chiedere la revoca del permesso esplorativo e a marzo il Big Cypress Swamp Advisory Committee, riunitosi per la prima volta in cinque anni, con 4 voti ad 1, si è rimangiato il permesso che aveva dato.

Sierra Club spiega che «Le preoccupazioni per la trivellazione nelle Everglades occidentali sono numerose: vanno dalla qualità delle acque all’idrologia, dalla frammentazione degli habitat all’aumento della mortalità dei puma (che in Florida chiamano pantera, ndr) . Per le pantere della Florida, il cui numero varia da 100 a 180, questi pozzi avrebbero distrutto l’habitat primario e le aree frammentate che vengono utilizzati per la caccia, rifugiarsi e spostarsi. L’aumento del traffico sulle strade del Golden Gate Estates (grandi camion su strade piccole ed isolate) avrebbe aumentato le probabilità di investimenti delle pantere, la principale causa di decesso per la pantera. Forse ancora più importante, non sono stati condotti studi che dimostrano quali impatti ha la trivellazione di petrolio sulle pantere o altri animali selvatici».

Le cose hanno preso una piega completamente diversa qualche settimana fa, quando il Florida Department of Environmental Protection, che fino ad allora aveva sostenuto le trivellazioni, ha emesso in un comunicato stampa chela ricerca petrolifera avrebbe utilizzato la tecnica del fracking, illegale nelle aree protette della Florida.

Il senatore democratico Bill Nelson ha sottolineato: «Abbiamo speso miliardi di dollari per ripristinare la Everglades … voglio essere sicuro di quello che vogliono fare non sia un pasticcio». Nelson, un ex astronauta dello Space Shuttle, in una conferenza stampa con Sierra Club ed altre associazioni ambientaliste, ha espresso tutta la sua preoccupazione «Per la sicurezza pubblica, la qualità delle acque e gli impatti sul ripristino delle  Everglades».

Il giorno dopo la Dan Hughes oil company ha annunciato il blocco dei lavori su un altro giacimento, appena in tempo per evitare una denuncia del Dep.

Per Sierra Club, «Questa è una grande vittoria per tutti gli attivisti ed i cittadini del sud-ovest della Florida. Anche se abbiamo vinto questa battaglia, la guerra alla trivellazione petrolifera è tutt’altro che finita. Altre due companies, Tocala e Burnett, stanno proponendo di fare test sismici (con un precursor to exploratory drilling) su oltre 200.000 acri nell’area di Big Cypress. Con milioni di dollari investiti nel ripristino delle Everglades, queste companies pongono una saliente minaccia che potrebbe compromettere gli sforzi di tanti per tutelare uno dei più unici ecosistemi del mondo».

Ma un’altra inaspettata minaccia per le foreste palustri della Florida viene dal gigante della grande distribuzione Walmart: l’università di Miami all’inizio del mese ha venduto 88 acri di “pine rockland” in via di estinzione  per realizzarci un nuovo supermercato  Walmart.

Infatti l’acquirente, la società immobiliare Palm Beach County Ram Realty Services Ram), intende abbattere la pineta per costruirci un ipermercato Walmart, un LA Fitness, un Chik-fil-A, Chili e 900 appartamenti.

Gli ambientalisti temono che il progetto abbatterà piante rare e danneggerò specie di animali minacciate di estinzione, comprese due rarissime farfalle, l’aquila calva, il serpente indaco e il pipistrello della Florida

Laura Reynolds, della Tropical Audubon Society,  ha detto alla Cbs Miami: «Il nostro territorio in pericolo verrò devastato da un  Walmart, è triste». L’unica cosa che può fermare l’operazione immobiliare è l’ Endangered Species Act  che prevede che se un animale in via di estinzione viene consapevolmente ferito o ucciso durante la costruzione,  potrebbero essere emesse sanzioni per fermare i lavori

Secondo il Miami Herald l’impresa immobiliare starebbe prendendo delle precauzioni ed avebbe destinato 40 acri a riserva naturale e in una dichiarazione al The Huffington Post il presidente della Ram, Peter Cummings, ha detto: «Abbiamo collaborato con il Miami-Dade Department of Environmental Resource Management ed membri della comunità ambientalista per creare un piano pensato  per la protezione e il mantenimento di aree preservate in perpetuo nella nostra proprietà, compresa l’eradicazione presente e futura della specie invasive. La company  la società si incontrerà con il Fish and Wildlife Service per dare garanzie sulle preoccupazioni del gruppo sugli indirizzi di questo progetto». Un progetto naturalmente entusiasticamente appoggiato dei repubblicani che magnificano sulla stampa nazionale e locale le meritorie attività ambientaliste delle grandi compagnie immobiliari.

La realtà è che l’area sulla quale Wlmart e Ram vogliono costruire è uno degli ultimi brandelli della savana che ricopriva il sud della Florida e della quale ora rimane solo il 2%.

«Ti chiedi come le cose finiscono per essere in pericolo? Il modo è questo – spiega Dennis Olle di Tropical Audubon  e North American Butterfly Association – Questa è cattiva politica e cattivo sviluppo. E’ la vergogna del pensiero unico».

In Florida le piante autoctone sono sotto assedio. Secondo uno studio del 2002 delll’ Institute for Regional Conservation solo il 23% delle specie di flora autoctone gode di buona salute, circa il 40% delle specie in pericolo vivono nelle Pine Rocklands e la più grande area di questo habitat, 19.000 acri, è all’interno dell’ Everglades National Park. All’esterno parco, dagli anni ’90 l’Environmentally Endangered Lands Program  della contea ha acquisito circa 630 acri  e una quarantina di piccoli appezzamenti di foresta sono salvaguardati grazie a Fairchild ed Institute for Regional Conservation.

Certo, Walmart e le immobiliari potrebbero anche fare opere di ripristino e “risarcimento” in altre aree dove l’habitat delle Pine Rocklands è stato abbattuto, ma si tratta di una delicata opera di piantumazione e di un lungo e delicato restauro ecologico che dovrebbero iniziare ancora prima che i bulldozer entrino in azione e gli ambientalisti, nonostante le promesse, non ci credono molto.