Appartengono a due generi diversi: lo rivela una specie estinta

Le foche monache non sono come sembrano

[20 maggio 2014]

La foche monache caraibicche (Monachus tropicalis) erano una delle tre specie di foca monaca del mondo. La prima osservazione di una foca monaca dei Caraibi venne riportata da Cristoforo Colombo nel 1494, a si stima che allora in tutti i Caraibi vivessero tra le 233.000 a 338.000 foche,  ma la caccia indiscriminata del XIX secolo  causò un loro rapido declino, tanto che oggi sono rari anche che esemplari conservati nei musei. L’ultimo avvistamento di una foca monaca caraibica è avvenuto nel 1952, si tratta della più recente estinzione di un mammifero marino nell’emisfero occidentale. Il suo rapporto con le foche monache del  Mediterraneo e delle Hawaii, ancora viventi ma a rischio estinzione, non è mai stato pienamente compreso. Ora un team di ricercatori tedeschi e statunitensi, attraverso analisi del Dna e del cranio ha chiarito quale posto occupa la specie estinta dei Caraibi nell’albero  genealogico delle foche e, per la prima volta in oltre 140 anni ha così scoperto un nuovo genere di pinnipedi moderni (foche, leoni marini e trichechi), così la foca dei Caraibi, pur estinta cambia il suo nome scientifico in Neomonachus tropicalis.  I risultati delle ricerche sono stati pubblicati qualche giorno fa su  ZooKeys nello studio intitolato “Biogeography and taxonomy of extinct and endangered monk seals illuminated by ancient DNA and skull morphology”.

Il team guidato dagli scienziati del Leibniz-Institut für Zoo- und Wildtierforschung (Izw) e che comprende ricercatori della Smithsonian Institution e dellala Fordham University di New York, sottolinea che «Le estinzioni ed i cali delle popolazioni dei grandi vertebrati marini hanno importanti impatti ecologici e sono un motivo di seria preoccupazione per gli ambienti marini». La foca monaca caraibica, è stata una delle poche specie di mammiferi marini ad estinguersi in tempi storici, ma «Nonostante la sua importanza per la comprensione della biogeografia evolutiva dei focidi  meridionali, i rapporti di M.tropicalis con le due specie viventi di foche monache in pericolo critico non sono stati risolti».

Lo studio presenta i primi dati molecolari per M. tropicalis, derivati ​​da pelli delle  collezioni museali della  Smithsonian, rivela che «l’analisi filogenetica delle sequenze del citocromo b indica che M. tropicalis era più strettamente correlata alla foca monaca hawaiana piuttosto che a quella del Mediterraneo». E’ inoltre emerso che le foche monache dei  Caraibi ed hawaiana si sono divise  in specie distinte da 3 a 4 milioni anni fa, quando l’istmo panamense ha chiuso il collegamento tra l’Atlantico e il Pacifico, separando naturalmente le due popolazioni.

I ricercatori evidenziano che «La divergenza molecolare, morfologica e temporale tra la foca monaca del Mediterraneo e le foche monache del “Nuovo Mondo” (hawaiana e dei Caraibi) è profonda, equivalente o superiore a quella tra i generi fratelli di focidi».  La divergenza di questi due gruppi di foche monache è addirittura la più antica di qualsiasi altro genere di foca riconosciuta dai tassonomi. Il risultato dello studio porta quindi a classificare le foche monache dei Caraibi e hawaiane  la foca monaca hawaiana insieme in un genere di recente costituzione: Neomonachus e quindi «I due generi di foche monache esistenti (Monachus e Neomonachus) rappresentano vecchie linee evolutive, ciascuna rappresentata da una sola specie in pericolo critico, se si vuole evitare loro un  destino del loro parente dei Caraibi, bisogna garantire sia una continua e concertata attenzione per la loro  conservazione sia gli investimenti».

Kristofer Helgen, curatore dei mammiferi al Museo Nazionale di Storia Naturale della Smithsonian, spiega che «Gli scienziati hanno da tempo capito che le foche monache sono animali molto speciali. Questo studio è interessante perché ci dà una visione più chiara della loro evoluzione e ci fornisce un nuovo contesto che evidenzia l’importanza della conservazione di queste notevoli foche in via di estinzione».

Altri due autori dello studio, Graham Slater e Peter Buck, anche loro della  Smithsonian sottolineano: «Ogni tanto identifichiamo nuove specie di grandi mammiferi, come l’olinguito  che abbiamo annunciato lo scorso anno. Ma per essere in grado di denominare un nuovo genere, e un genere di foca, questo è incredibilmente rara e un grande onore».

Le foche monache,  rappresentano qualcosa di insolito tra le foche  visto che si sono adattate a vivere nelle acque calde dei tropici e del Mediterraneo. Con l’estinzione della specie dei Caraibi la foca monaca hawaiana è l’ultima specie superstiti del nuovo genere Neomonachus ed il suo nome scientifico cambia da Monacus in Neomonacus schauinslandi, mentre la specie mediterranea diventa l’unica del suo genere  Monachus e mantiene il nome di Monachus monachus . Entrambe le specie sono elencati come “in pericolo critico”  nella Lista Rossa dell’ International Union for Conservation of Nature  e con circa 1.200 foche monache hawaiane e meno di 600 foche monache del Mediterraneo, sono tra i mammiferi più rari sulla Terra.

Insomma le prove dimostrano che la foca monaca hawaiana è una lontanissima parente della nostra foca monaca mediterranea ed Helgen è molto soddisfatto dei risultati dello studio: «Quello che abbiamo trovato è veramente un pezzo mancante del puzzle: dove la foca monaca dei Caraibi era in sintonia con loro»

Quindi, perdere la foca monaca hawaiana quella mediterranea  non vuole più dire perdere una specie ma vedere estinguere un intero genere,  per questo i ricercatori vogliono saperne di più su come e perché si è estinta la foca monaca dei Caraibi. La caccia è stata chiaramente un problema, ma, basandosi sui campioni di pelle hanno avuto la sensazione che una malattia possa aver giocato un ruolo importa e Helgen. Conclude con un avvertimento: «Una malattia può spazzare via popolazioni di foche in tutto il mondo, e sappiamo che ci sono preoccupazioni per le malattie nelle foche monache viventi. Comprendere la scomparsa della foca monaca caraibica, quindi, può permetterci di proteggere meglio le due specie di foca monaca esistenti dall’avere la stessa sorte».