Folco Quilici, Matteoli e gli abbagli agostani sulle aree marine protette

[13 agosto 2013]

Colpa dell’afa agostana o del troppo tempo passato dai fatti citati, ma la ricostruzione che Quilici ha fatto domenica sul Messaggero delle politiche di tutela del mare in Italia è quanto meno approssimativa. Quilici è stato un grande documentarista, cui tutti dobbiamo riconoscenza per quanto fatto per farci conoscere e rispettare coste e fondali. Ma lasci perdere la ricostruzione di episodi e atti amministrativi delle politiche di tutela del mare. Dire che l’artefice principale della protezione dei nostri mari è stato l’ex Ministro Matteoli è come dire che nostro Signore Gesù è morto per un’infreddatura o che la stagione del grande cinema italiano è quella segnata dalla coppia Boldi-De Sica.

Quilici sbaglia addirittura a collocare l’operato del suo ministro preferito che lui ricorda al dicastero dell’Ambiente alla fine degli anni “90. E’ vero che fu quella la stagione migliore delle aree marine protette (fine 1997), ma il protagonista era un altro: l’allora ministro Edo Ronchi, che avviò e portò a termine buona parte delle procedure istitutive delle aree marine protette, ma soprattutto individuò una strada, percorsa poi da tutti i suoi successori, che rese più semplice e condiviso il percorso istitutivo. A questo periodo dettero una grossa mano anche le associazioni ambientaliste, Legambiente in testa, quelle del mondo della pesca e della nautica da diporto. Fu così che si rese possibile la protezione dei fondali della gran parte delle aree protette attuali, compresa Portofino (aprile 1999, ministro Edo Ronchi), la capitale della nautica e delle immersioni subacquee, una delle aree citate a sproposito da Quilici. E fu anche possibile avere ragione dei conflitti con marinerie molto agguerrite come quelle di Porto Cesareo o di Crotone che finalmente compresero l’utilità, anche economica, che poteva venire dalla tutela del mare.

Quanto ai fondali del Conero, altra area citata da Quilici, qui il riferimento è proprio fasullo dal momento che lì non c’è a tutt’oggi alcuna forma di protezione, se si esclude un parco regionale a terra. Né vi è traccia, nell’azione amministrativa del ministro Matteoli (avviata solo nel 2001, se si escludono i pochi mesi del primo governo Berlusconi nel 1994), di quel “progetto ambizioso”, come dice Quilici, “di cinturare la nostra penisola con una barriera a protezione della vita”. O perlomeno, se mai progetto del genere c’è stato, il ministro Matteoli l’ha abilmente occultato nei cassetti del suo ministero, dai quali non sono mai usciti atti di tutela originati dalla sua iniziativa.

Sul mare ricordo solo due azioni del ministro “marinaro”, ed entrambe non mi pare abbiano segnato punti a favore nello score ambientalista di Matteoli: la prima è stata il commissariamento dell’area marina protetta di Ustica, un provvedimento che ha congelato per oltre dieci anni una delle migliori esperienze di tutela del mare che né lui né i suoi successori (Pecoraro e Prestigiacomo), sarebbero poi riusciti a restituire a una gestione ordinaria, conquistata da poco grazie a un’iniziativa del ministro Clini.

La seconda è stata la nomina a presidente dell’Icram, l’istituto di ricerche marine, proprio di Folco Quilici.

di Sebastiano Venneri, responsabile mare Legambiente