Legambiente: «La Concordia non ha insegnato nulla?»

Follia: Grandi navi e inchini, Portofino li rivuole sotto-costa

[3 settembre 2014]

Gli ambientalisti la buttano sull’ironia, ma è un’ironia amarissima: «L’estate sta finendo e nonostante il clima tiepido qualche colpo di sole deve aver colpito nel Comune di Portofino e in Regione Liguria che, a quanto pare, intendono trovare l’ennesima scappatoia per non rispettare il decreto anti-inchini e permettere alle grandi navi di avvicinarsi ancora di più alle delicate e pregiate coste dell’area marina protetta che caratterizza positivamente questa parte di Belpaese».

Il presidente di Legambiente Liguria Santo Grammatico, dice: «Ci è giunta notizia che domani si svolgerà, presso la Regione Liguria, una riunione fortemente voluta dal Comune di Portofino, che sembrerebbe  intenzionato a chiedere una deroga della deroga ottenuta precedentemente al decreto anti-inchini realizzato dall’allora ministro dell’ambiente Clini dopo il disastro della Costa Concordia».

Si tratta del cosiddetto decreto “inchini” Clini/Passera che il governo Monti approvò sotto la pressione delle associazioni ambientaliste dopo il disastro della Costa Concordia e che prevede o meglio prevedeva) il limite a 2 miglia nautiche per il passaggio delle navi da crociera di fronte alle aree marine potette. Una norma chje Legambiente ed altre associazioni ambientaliste e comitati locali giudicarono insufficiente perché escludeva dalla tutela tantissime aree pregiate e fragili della costa e le piccole isole italiane, da Capri a Pantelleria, dalle Eolie all’isola di San Pietro e poi, con deroghe successive, alcuni isolotti ed isole dell’Arcipelago Toscano.

Il responsabile mare di Legambiente, Sebastiano Venneri, ricorda che «Subito dopo l’adozione, peraltro parziale, del provvedimento  proprio Portofino chiese e ottenne una deroga per abbassare il limite di distanza a 0,7 miglia. Una decisione a nostro avviso scellerata, che metteva in pericolo la sicurezza dei turisti e la tutela dell’ambiente costiero e marino più pregiato, ma che evidentemente non è bastata a soddisfare le pretese del Comune.  Sembra infatti, che la riunione convocata per domani, servirà a chiedere l’abbassamento ulteriore del limite di distanza delle grandi navi dall’area marina protetta di Portofino fino a 0,3 miglia, dimostrando che la tragedia della Costa Concordia non ha insegnato nulla e che in questo Paese un decreto emanato per garantire sicurezza e futuro al turismo di qualità può essere tranquillamente aggirato».

La cosa preoccupa anche il presidente del Parco nazionale e dell’Area marina protetta delle 5 Terre,  Vittorio Alessandro,  uno che di mare e navi se ne intende parecchio,   e che sulla sua pagina Facebook il 2 settembre  scriveva:  «Vorrei che qualcuno fra gli ottimisti qui mi rispondesse. Ieri la “Costa Serena” gemella di una delle navi più sfortunate della marineria intera, ha sbattuto contro la banchina del porto di Civitavecchia. Niente schettini, rumene, smargiassate e cose simili, soltanto una tromba d’aria che ha giocato con un mastodonte (quasi fermo) di 14 piani e quattro piscine, rimorchiatori in tiro e pilota a bordo, come un ragazzino col suo skateboard. Ora, non solo a Venezia, c’è chi vuol portare a poche centinaia di metri da aree protette navi da crociera di centinaia di migliaia di tonnellate confidando nei rilievi dell’Arpa (le navi non inquinano). Come la mettiamo?»

Già come la mettiamo con tutte le solenni promesse di assoluta tutela delle coste protette dai giganti turistici del mare, fatte mentre ancora si cercavano  i morti e si contavano i danni della Costa Concordia, e che sembrano già dimenticate?