Fraissinet: la politica che distrugge i nostri parchi. Sammuri: ti sbagli

In esclusiva per greenreport.it la risposta integrale del presidente di Federparchi

[21 agosto 2017]

Maurizio Fraissinet, ex presidente del Parco nazionale del Vesuvio e vicepresidente di Federparchi, ha pubblicato sull’edizione napoletana de La Repubblica un intervento intitolato “Chi distrugge i nostri Parchi” nel quale prendendo spunto dagli inventi che «hanno devastato in maniera gravissima le nostre aree naturali protette (o forse sarebbe meglio dire ex aree naturali protette)», esclude un disegno criminale dietro i roghi ma aggiunge: «Eppure una “strategia” contro le aree naturali protette nel nostro paese c’è, ma viene da lontano nel tempo. I roghi di questa estate l’hanno messa in evidenza. È iniziata all’indomani dell’andata via di Edo Ronchi dal ministero dell’Ambiente. Lui i parchi li ha voluti con determinazione e si adoperava per avere le risorse necessarie. Nominava presidenti competenti insensibile alle esigenze clientelari. Dopo di lui è iniziata una lenta ed inesorabile agonia. L’avvio del processo di demolizione del sistema delle aree protette si è avuto con l’avvento del ventennio berlusconiano e la nomina di un ministro dell’Ambiente, insignito del Premio Attila dal Wwf Italia, che non aveva mai nascosto la sua contrarietà ai parchi. Le intenzioni erano chiare: non si possono abrogare i parchi perché è complesso sul piano istituzionale e perché non sarebbe gradito dall’opinione pubblica, ma si possono indebolire in modo che non possano più nuocere ai portatori di interessi contrari: costruttori, cacciatori, eccetera. Da allora i parchi, ministro dopo ministro, si sono visti ridurre le risorse in maniera costante, senza soluzione di continuità. Alla presidenza degli enti sono state nominate persone estranee alla cultura e alla sensibilità naturalistica se non addirittura contrarie alla istituzione stessa dell’area protetta. Nei parchi si è ripreso a costruire strade e villaggi vacanze, tagliare boschi, sparare, non si fa più conservazione della natura ma si moltiplicano le sagre e perfino le gare di rally. Eccola allora la strategia compiuta. I parchi messi in condizione di non operare secondo il dettame della legge 394 che, in linea con le convenzioni internazionali a cui il nostro paese aderisce, pone la conservazione della natura e dei cicli biogeochimici al primo punto delle finalità di un’area naturale protetta».

Fraissinet, dopo ver ricordato l’importanza ecosistemica ed economica delle aree protette sferra un nuovo attacco alla politica dei parchi: «Eccola la strategia contro i parchi, eccoli i veri colpevoli. Coloro che li hanno abbandonati, li hanno svenduti ai politicanti delle clientele, agli amministratori dalle licenze facili. I parchi italiani oggi non necessitano di una nuova legge, necessitano di risorse economiche adeguate, di dirigenti preparati e competenti e di personale. Come può un ente parco gestire e conservare se ha solo poco personale chiuso negli uffici e pochissime risorse finanziarie? Ci vorrebbero invece centinaia di assunzioni di giovani preparati e motivati che vadano a costituire squadre di operai che lavorino sul territorio, in modo da poter rimuovere un albero caduto lungo un sentiero, sostituire una tabella rotta, soccorrere un animale ferito, realizzare un recinto, pulire i sentieri dai rifiuti lasciati dagli escursionisti. Squadre di operai alle dipendenze dell’ente parco che costerebbero alla collettività un’inezia rispetto a quanto si è speso solo quest’anno per gli incendi e a quanto spenderemo per il dissesto idrogeologico e le bonifiche delle zone incendiate. Non solo, un parco ben gestito e tutelato attira visitatori colti e benestanti da tutto il mondo e attiva un indotto notevole per le popolazioni delle zone interne. Perché non si fa? Perché chi dovrebbe farlo ignora tutto ciò, non sa nulla di gestione dei parchi naturali e in alcuni casi è espressione di quelle categorie che non vogliono vincoli. E allora non meravigliamoci degli incendi devastanti di quest’anno, non facciamo illazioni. La responsabilità sta in capo a chi, in questi anni, li ha lasciati nell’incuria, nell’indigenza e nelle mani di incompetenti».

 

Pubblichiamo in esclusiva la risposta integrale del presidente di Ferderparchi Giampiero Sammuri all’articolo di Fraissinet

 

No caro Maurizio, sai la stima che ho di te ed anche la simpatia per il comune interesse che abbiamo per l’ornitologia, ma sono in grande disaccordo su quanto hai scritto parlando di parchi su Repubblica Napoli.

Descrivi i parchi italiani come un sistema allo sbando, che non tutela la biodiversità, che non ha risorse e che è gestito, se va bene, da incompetenti e se va male da conniventi con lobby locali distruttrici dell’ambiente. Definisci anche uno spartiacque temporale per l’inizio di questo disastro,  coincidente con la fine del mandato del ministro Ronchi, una ventina di anni fa. Il giudizio che dai della qualità del ministro Ronchi è una delle poche cose che condivido del tuo articolo, anche se per me la cosa più straordinaria la realizzò con il testo unico sui rifiuti, più che sui parchi.

Comunque tu dici che da allora “….nei parchi non si fa più conservazione della natura, ma si moltiplicano le saghe….”. Sinceramente non so se fai questa affermazione perché magari in questi 20 anni i parchi li hai frequentati meno di come facevi un tempo, ma ti elenco alcune cose che hanno fatto i parchi italiani per la conservazione della biodiversità nel periodo da te indicato.

Partiamo da un tema sul quale ho scritto proprio in questi giorni, la reintroduzione dell’orso nelle Alpi. Chi l’ha pensata, progettata e realizzata? Un parco, l’Adamello Brenta; se oggi c’è una popolazione di orso sulle Alpi sappiamo di chi è il merito.

Per rimanere all’orso, ma passando a quello marsicano, chi è che ha strenuamente difeso, studiato, monitorato la piccola popolazione appenninica? Il parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Il camoscio appenninico 20 anni fa era al limite dell’estinzione oggi è fuori pericolo,  con oltre 2000 individui censiti grazie ad un progetto coordinato di 4 parchi nazionali. Il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise che ha fornito gli individui per la reintroduzione nei parchi della Maiella, Gran Sasso e Monti della Laga, e Monti Sibillini.

C’è qualcuno che può sostenere che il recupero numerico del Lupo in Italia non sia dipeso negli ultimi 20 anni dalla conservazione garantita dai parchi appenninici?

Per venire a gruppi a noi più cari, il Grifone oggi nidifica nuovamente, con numeri consistenti, sui Nebrodi dove, come sai, si era estinto negli anni ‘60 del secolo scorso a causa dei bocconi avvelenati. Questo grazie al progetto del Parco Regionale dei Nebrodi.

Il recupero del Gipeto sulle Alpi, frutto di un progetto transfrontaliero, ha però avuto due parchi italiani grandi protagonisti: il parco nazionale dello Stelvio e quello regionale delle Alpi marittime. In più da alcuni anni ci sono 3 coppie nel parco del Gran Paradiso, che, per garantire la tranquillità della  nidificazione di una di esse in Valnontey, ha chiuso 4 cascate ghiacciate utilizzate per l’arrampicata ed ha tenuto costantemente 2 guardaparco da gennaio a marzo a controllare la parete anche con temperature di -20 gradi.

Potrei continuare all’infinito, ma permettermi di chiudere con il falco pescatore, come sai estinto come nidificante in Italia dagli anni ‘60 del secolo scorso ed ora presente con tre coppie nidificanti (la prima dal 2011) grazie ad un progetto del Parco regionale della Maremma.

Detto ciò:  ma quali saghe? Ossia,  io non escludo che tra gli oltre 150 parchi italiani (tra nazionali e regionali) ci sia qualcuno che ne abbia finanziate, ma i parchi negli ultimi venti anni  hanno fatto tantissima conservazione della biodiversità ed anche tosta. Anzi dico di più se la biodiversità italiana è così importante come tu dici (altra cosa sulla quale concordo) si deve dire che è quasi esclusivo merito dei parchi.

Secondo punto tu dici “ ….Da allora i parchi, ministro dopo ministro, si sono visti ridurre le risorse in modo costante…” Evidentemente, facendo riferimento ai ministri stai parlando dei parchi nazionali e allora ti devo dire che non è così. Negli ultimi anni, nell’ottica della “spending review”, gli enti pubblici in generale sono stati massacrati dai tagli. Comuni, regioni, ministeri per non parlare delle province hanno visto gli stanziamenti ridursi in maniera esponenziale. Ma i parchi nazionali no, hanno mantenuto integre le loro risorse. Di risorse economiche i parchi nazionali ne hanno anche troppe come dimostrano gli avanzi di amministrazione che complessivamente ammontano a diverse decine di milioni di euro. Quindi il problema è un altro: i parchi nazionali le risorse le hanno, ma non riescono a spenderle (altrimenti non avrebbero quegli avanzi di amministrazione imbarazzanti). In parte, dobbiamo ammetterlo, dipende da limiti nella capacità gestionale dei parchi, ma la ragione principale sono gli assurdi vincoli alle spese che limitano le possibilità di operare con razionalità. E quindi abbiamo parchi con un avanzo di amministrazione milionario che devono fermare gli automezzi perché hanno raggiunto il limite di spesa per il carburante oppure che hanno un auto vecchia di oltre 10 anni, inquinante e continuamente in manutenzione che non può essere sostituita.

Tra i tanti pregi che ha la modifica della 394, approvata alla Camera e ora in discussione al Senato, ha anche quello che affronta questo problema e lo risolve, spazzando via gli assurdi vincoli e consentendo ai parchi italiani un bilancio per budget, come avviene in tutto il resto d’Europa.

Tu poi dici che i parchi hanno “…poco personale…” e che “…Ci vorrebbero invece centinaia di assunzioni di giovani preparati…”. Io direi che, più che avere poco personale, spesso i parchi mancano di figure fondamentali di tipo tecnico. Avrai sicuramente notato che negli ultimi 10-15 anni le assunzioni nella pubblica amministrazione tutta, salvo poche eccezioni, sono di fatto bloccate ed il personale degli enti diventa sempre più anziano e sempre meno. Perciò  sono d’accordo con te: ci vorrebbe l’inserimento di giovani preparati, ma come si fa se le assunzioni nella pubblica amministrazione sono bloccate? Anche qui ci aiuterebbe la modifica della 394 approvata. Infatti c’è un articolo che dice che, previa disponibilità di bilancio (che come abbiamo visto, non è un problema) i parchi possono assumere giovani under 35 “in deroga ad ogni altra disposizione di legge”!

E veniamo proprio alle cose sulla proposta di modifica della legge 394 che tu scrivi . Ti premetto che in questi ultimi mesi di cose errate scritte o dette su questo  argomento ne ho lette ed udite tante. La spiegazione che do rispetto a queste cose prevede varie possibilità. Prima possibilità: chi le scrive o le dice è a piena conoscenza di quanto è stato approvato dalla Camera dei deputati, ma per motivazioni ed interessi vari vuol far credere che è stato approvato altro. Seconda possibilità: ha letto il testo, ma non l’ha capito. Terza possibilità: non ha letto il testo e si è fidato di qualcuno che ha utilizzato una delle prime due opzioni. Per la stima che ho di te sono certo che la tua opzione è la terza.

La prima cosa che tu dici è che la modifica da più potere alle amministrazioni  locali. Questo è stato un cavallo di battaglia della disinformazione, dicendo che nei consigli dei parchi aumentavano i poteri delle amministrazioni locali. A parte che ci sarebbe da discutere se questo è un fatto negativo, visto che il potere non locale è rappresentato dai ministri e visto il giudizio che tu dai di quelli degli ultimi 20 anni. Ma vediamo cosa cambia con la modifica. Come sai il consiglio di un parco nazionale è composto da 9 membri (presidente e 8 consiglieri. Per 6 di essi non cambia nulla ne’ nella rappresentanza ne’ nelle modalità di nomina: 4 erano e sono espressione della comunità del parco (le famigerate amministrazioni locali), uno in rappresentanza delle associazioni ambientaliste e uno del ministero dell’ambiente entrambi scelti dal ministro. Cosa cambia? Il membro che oggi è in rappresentanza dell’ISPRA potrà essere anche un rappresentante delle università o delle associazioni scientifiche (Unione zoologica italiana, società botanica etc.). La nomina del Presidente prevede nell’intesa con le regioni un ruolo più importante del ministro dell’ambiente. Fin qui di locale mi sembra che non sia nulla di più della situazione attuale e siamo a 8 membri su 9. E veniamo all’ultimo, quello che viene utilizzato dai “disinformatori” per alimentare la polemica sul “locale”, quello designato dal ministro delle politiche agricole. Dal punto di vista di chi lo designa non cambia nulla, solo che, invece di farlo in modo unilaterale, il ministro lo fa all’interno di una rosa proposta dalle associazione di categoria agricole. Né più è né meno di quello che fa il ministro dell’ambiente con il membro delle associazioni ambientaliste. È sarebbe tutto qui il virare sul locale? Certo il ministro delle politiche agricole potrebbe nominare un agricoltore locale e anche qui vorrei capire la negatività. Ma la domanda è: in questi anni i ministri delle politiche agricole  hanno nominato solo esponenti dello stato centrale dirigenti, esperti etc? Niente affatto, tra i membri attualmente in carica nei parchi troviamo un sindaco (peraltro dalle tue parti), un vicesindaco, un assessore comunale, 4 consiglieri comunali di cui due ex sindaci, un consigliere regionale, più vari esponenti politici locali come segretari di partito etc. La domanda che ti faccio è la seguente: nella sciagurata eventualità (secondo taluni) che il ministro potesse nominare un agricoltore, sarebbe più o meno locale degli attuali?

Altra cosa che ti dico che nella riforma è stato abolito il piano di sviluppo economico e sociale che, come sai, era di competenza della comunità del parco e che spesso diventava un “contropiano” per lo sviluppo mentre il piano del parco era la conservazione. Se passa la riforma è il parco che approva il tutto in un unico strumento, il piano.

Poi tu scrivi che la riforma “..sancisce non debbano necessariamente capire di natura ed ambiente…”. E invece ora? Sei tu che dici che “…alla presidenza degli enti sono state nominate persone estranee alla cultura e alla sensibilità naturalistica se non contrarie all’istituzione dell’area protetta….” Your words, not mine! Al di là dei giudizi è vero che con la 394 vigente il ministro può nominare chiunque alla presidenza di un parco nazionale. E infatti in questi anni abbiamo avuto di tutto: maestri di sci, musicisti, giornalisti, avvocati, sindaci, ex parlamentari, medici, immobiliaristi, naturalisti, biologi, geologi, forestali, industriali, assicuratori, professori universitari, ammiragli, insegnanti e potrei continuare. Il mio personalissimo giudizio è che abbiamo avuto presidenti buoni e meno buoni, con tutte le gradazioni del caso,  in modo abbastanza indipendente dalla conoscenze naturalistiche. In ogni caso come dicevo la legge vigente non richiede nessuna caratteristica per fare il presidente di parco nazionale, mentre la modifica alcuni requisiti li indica. Infatti nella riforma  la carica di presidente può essere coperta da

“… soggetti in possesso di comprovata esperienza in campo ambientale, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche o private…”.

È legittimo che uno pensi che questi criteri non vadano bene, che sia poco per fare il presidente del parco. Quello che non si può dire (dicendo il falso) è che la modifica cambia le carte in tavola facendo fare il presidente a chi non ha nessuna competenza. È l’esatto contrario:  oggi non è richiesta nessuna competenza, con la riforma ne vengono richieste alcune.

Così come non è vero che con la riforma il parco si deve occupare per quanto riguarda la fauna solo di abbattimenti. È vero che c’e un articolo che regolamenta quest’aspetto in maniera più puntuale e scientifica, con un ruolo decisivo affidato ad Ispra, ma parimenti la nuova formulazione del piano del parco impone ad agire in maniera molto più significativa nel monitoraggio e nella conservazione della fauna.

Caro Maurizio, ho scritto un poema e ci ho messo un po’ di tempo, sappi che a quelli che scrivono con l’opzione 1 non rispondo mai e, nel caso di quelli che ormai ho individuato, nemmeno li leggo. A te ho risposto perché sei una persona che stimo e perché, come ti ho detto, penso che rappresenti l’opzione 3.

Giampiero Sammuri Presidente Federparchi Europarc Italia