Fulco Pratesi, tra animali, matite e pennelli

[5 maggio 2014]

Un po’ di tempo fa sono andato a Roma, a intervistare Fulco Pratesi per una ricerca che sto facendo. Ho percorso a piedi Via Pietro Antonio Micheli partendo dal basso, cioè dal lato di Piazza Euclide, stretto tra una sequenza ininterrotta di palazzotti signorili con recinto e parcheggio interno finché a un certo momento mi sono trovato alla destra una piccola macchia completamente incolta, del tutto incongrua in quella trama continua di edifici. Attaccata alla macchia, un’abitazione scabra di appena due piani, seminascosta da un muro d’edera e protesa immediatamente sulla strada, senza più ombra marciapiede. Un’altra presenza aliena. Uno più uno fa due e mi sono detto: “E’ qui”. Non mi sbagliavo. Fulco mi attendeva nel suo piccolo studio stipato in ogni angolo, e su una delle tre scrivanie occhieggiava un acquerello non finito, circondato di pennellini e colori. Della visita, questo è uno degli particolari che mi era rimasto più impresso. Alcuni giorni fa ho ricevuto direttamente da Fulco un libro voluto e curato da Franco Pedrotti, suo amico e compagno di lotte ambientaliste da quasi mezzo secolo, intitolato Gli animali di Fulco, che mi ha emozionato, mi ha fatto riflettere e mi ha rimandato subito a quel particolare.

Fulco Pratesi è una delle persone cui l’ambientalismo italiano deve di più. E’ stato lui l’esponente di punta dapprima del “gruppo verde” di Italia Nostra e poi del neonato Appello Italiano per il World Wildlife Fund; è da quasi cinquanta anni una delle firme più autorevoli, serie e accattivanti del giornalismo ambientale italiano; ha fatto parte del drappello – non numeroso – dei parlamentari ecologisti e ha avuto al suo interno un ruolo importante, soprattutto per quel che riguarda l’iter parlamentare della legge quadro sulle aree protette. E’, soprattutto, uno dei volti dell’ambientalismo italiano più noti presso il grande pubblico e lo è da lunghissima data. La diffusione delle idee e della sensibilità ambientalista in Italia gli devono davvero molto, come a pochi altri.

Oltre ad essere un realizzatore pragmatico, un politico abile e un comunicatore accattivante, Fulco è un tipico ambientalista “da campo”: un ambientalista cioè che fonda gran parte della propria sensibilità su un intenso rapporto con la natura, sull’immersione in essa e su un’attenta osservazione. Cacciatore da giovane, in tutta Europa, e in seguito “semplicemente” – ma molto più proficuamente e riccamente – disegnatore e acquarellista, in tante parti del mondo. Naturalista “sul campo”, dunque, ma anche quasi-naturalista “laureato”: dopo la laurea in architettura nel 1960, ben deciso a prendere una seconda laurea in scienze naturali aveva fatto quasi tutti gli esami e solo l’intensificarsi del suo impegno associativo e giornalistico lo aveva costretto ad allontanarsi dal compimento degli studi ambientali.

Fulco gira ormai da decenni con il suo taccuino e disegna in continuazione gli ambienti e soprattutto gli animali che osserva, poi riprendendo e/o rifinendo ad acquerello. Ma disegna anche i suoi animali durante le riunioni, a margine dei fogli di appunti, e in vignette spesso polemiche per questa o quella rivista. L’elegante silohuette del Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), un trampoliere bianco e nero molto diffuso nelle aree umide italiane, è diventata col tempo la sua sigla grafica. Il disegno e l’acquerello sono insomma per Fulco strumenti fondamentali per relazionarsi con l’ambiente, per interpretarlo e ma anche per comunicarlo, non meno dello scritto.

Intorno a questo enorme corpus di immagini Franco Pedrotti ha costruito un volume (Gli animali di Fulco, Trento, Temi, 2012, pp. 280, € 20) che è un gesto di affetto verso il vecchio amico, una brillante operazione intellettuale e uno stupendo oggetto estetico. Diverse centinaia di disegni, schizzi e acquerelli di Fulco sono distribuiti nelle due parti dell’opera. Nella prima parte, redatta dal solo Pedrotti, vengono illustrati i vari aspetti e le principali attività del Pratesi illustratore: l’appassionato di animali, l’ecologo-etologo, il disegnatore umoristico, il disegnatore estemporaneo, il redattore di taccuini di osservazione, l’autore di calendari del Wwf, il propagandista delle oasi dell’Associazione. La seconda parte dell’opera, invece, è affidata a una trentina di persone che hanno avuto con Fulco rapporti di amicizia e di collaborazione, ciascuna delle quali scrive di uno o più animali che Fulco ha illustrato. Cecilia Videsott scrive così – per fare solo qualche esempio – dello stambecco, il grande ungulato del Gran Paradiso salvato da suo padre; Fabio Cassola del muflone sardo; Francesco Framarin dell’aquila; Ettore Orsomando dell’istrice. E scrivono anche due eccellenti disegnatori naturalistici, uno dei quali si considera a tutti gli effetti allievo di Fulco: Stefano Maugeri del camoscio d’Abruzzo e Francesco Petretti (l’allievo…) del cavaliere d’Italia. Sono testi diversi, alcuni sugli animali in sé, altri sui disegni, altri ancora sul personaggio, altri infine su tutte e tre le cose insieme, ma sempre accompagnati dalle sue illustrazioni.

In uno dei testi più brillanti, ma anche affettuosamente polemici, Franco Perco rimanda infine con arguzia a una delle particolarità più originali del Pratesi illustratore naturalistico: il connubio tra disegno e scrittura. In molti casi, anzi assai spesso, l’illustrazione è composta dall’immagine vera e propria e da una scritta che può essere anche molto lunga e complessa. Si tratta a volte di una spiegazione, a volte di una descrizione del contesto, a volte di un tratto diaristico, altre volte di un giudizio, in tutti i casi di una pertinenza contenutistica e di un’eleganza grafica che rendono l’opera, anche la più modesta ed estemporanea, inimitabile.

Questo per dire che ho sentito il dono di Fulco e Franco come un prezioso gesto di amicizia ma ancor più come un libro d’arte che allieta e abbellisce come pochi gli scaffali della mia biblioteca. Chi ama gli animali e il disegno naturalistico – e magari è anche un po’ curioso delle figure e delle vicende dell’ambientalismo italiano – dovrebbe insomma prendere in considerazione l’idea di farsi un bel regalo. E di regalarsi Gli animali di Fulco.