Il ministero dell’ambiente risponde alle interpellanze di PD e M5S

Fusti tossici di Gorgona: una buona e una cattiva notizia

[29 gennaio 2014]

Il ministero dell’ambiente ha risposto alla interrogazione a firma di Ermete Realacci e Raffaella Mariani del Pd ed quella analoga presentata da Massimo Felice De Rosa e da altri deputati del Mvimento 5 Stelle sul caso dei fusti tossici dispersi al largo di Gorgona dopo che il 17 dicembre 2011 due bilici caricati sul ponte dell’eurocargo Venezia che erano finiti nel mare in tempesta.

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, commenta così la risposta data dal ministero: «La cattiva notizia è che circa 50 dei  198 fusti  contenenti sostanze tossiche e pericolose caduti nel dicembre 2012 dall’eurocargo Venezia della Grimaldi Lines al largo dell’Isola di Gorgona, nonostante l’impegno profuso nelle attività di ricerca, restano tuttora dispersi sui fondali dell’Arcipelago Toscano e, a meno che non emergano nuovi elementi, lì resteranno. Le buone notizie sono, invece, che i costi delle attività di monitoraggio sanitario e ambientale dell’ampia zona interessata dall’incidente e quelli di recupero dei fusti sono  interamente a carico di Atlantica Navigazione, la società armatrice della nave, che i monitoraggi realizzati sinora non indicano particolari anomalie e che il controllo su acque e pesci dell’Arcipelago proseguiranno per tutto il 2015. Vista l’alta pericolosità delle sostanze contenute nei fusti caduti in mare a circa 20 miglia dalla costa di Livorno in pieno Santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos,  sarebbe però necessario proseguire il monitoraggio per un periodo di tempo più lungo dei prossimi 24 mesi. Sul fronte del danno ambientale, inoltre, è importante che il ministero dell’ambiente si sia costituito parte civile nel procedimento penale in corso sull’incidente dell’eurocargo Venezia, procedimento che dovrà anche chiarire l’esatta dinamica dell’incidente viste le incongruenze emerse tra le dichiarazioni del comandante e l’orario in cui venne lanciato il segnale di allarme. Insieme al danno ambientale sarebbe infine auspicabile stabilire un deterrente economico adeguato per evitare che simili incidenti si ripetano in futuro».