Wwf: «Vulnerabile perché i sindaci chiudono gli occhi di fronte a mattone selvaggio»

Gargano, dissesto idrogeologico e clima non sono le uniche ragioni del disastro

Ance, architetti, geologi e ambientalisti: «Spendere subito le risorse su dissesto idrogeolgico»

[10 settembre 2014]

La “strana alleanza” formata da Associazione nazionale costruttori edili (Ance), architetti, geologi e Legambiente, che ha già ideato insieme a Next New Media, il web doc e il sito #DissestoItalia, non è convinta delle spiegazioni date in questi giorni da diversi amministratori locali del Gargano che attribuiscono alla fatalità ed all’eccezionalità le disastrose conseguenze del nubifragio della scorsa settimana e, in un comunicato congiunto scrivono che «Il Piano di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico deve partire subito e devono essere spese in tempi brevi le risorse che da anni sono bloccate. Bene ha fatto il Governo, sin dal suo insediamento, a riaccendere l’attenzione su questo tema e ci auguriamo che l’unità di missione, coordinata da D’Angelis, riesca ad attuare una concreta azione di mitigazione del rischio su tutto il territorio nazionale, mettendo in campo subito i 2,5 miliardi di euro chiusi nei cassetti della pubblica amministrazione».

Per costruttori edili, ambientalisti, architetti e geologi «Il reperimento delle risorse è un punto fondamentale ma è anche importante mettere in atto  un’efficace politica di prevenzione e difesa del suolo, che non si limiti a interventi puntuali di messa in sicurezza ma che ragioni a scala di bacino idrografico puntando alla riqualificazione e alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e del territorio. Territorio diventato oggi sempre più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici anche a causa di una cattiva gestione e di un’intensa urbanizzazione molto spesso abusiva che ha coinvolto anche le aree a maggior rischio, come hanno dimostrato anche i tragici eventi di questi giorni. La cabina di regia nazionale dovrà quindi garantire che gli interventi siano ispirati a un modello di efficacia ambientale ed economica e trasparenza delle procedure».

Le associazioni di categoria e il Cigno Verde  ricordano anche che «Due mesi fa abbiamo consegnato a Palazzo Chigi direttamente nelle mani del Sottosegretario Delrio una petizione popolare che continua a raccogliere migliaia di firme, ma l’autunno è alle porte e i cantieri della manutenzione non sono ancora  partiti. La rete di società civile, professionisti e costruttori è pronta per fare la propria parte, ma la risposta dello Stato deve essere adeguata alla drammaticità degli eventi: non possiamo più permetterci ulteriori attese né risorse col contagocce. C’è bisogno di un’assegnazione di fondi che sia strutturale e continuata e un’esclusione di questi interventi dal patto di stabilità».

Il Wwf aveva già detto che quello del Gargano non era affatto un evento eccezionale, ma un disastro annunciato ed ha portato a sostegno elementi pesantissimi.  «Nel caso, ad esempio, della  bomba di acqua e fango che ha distrutto la baia di Peschici, nella zona del porto e dove insistono numerosi camping e lidi, le responsabilità umane sono evidenti – avidenzia il Panda – Lo sbocco del torrente che ha invaso la distesa era stato, infatti, letteralmente sbarrato da cemento e asfalto.  Dalle foto aree antecedenti il disastro si vedono addirittura macchine parcheggiate sulla foce. Il torrente in questione, sotto il paese di Peschici, raccoglie anche le acque dell’ampia piana di Calena e non ha altro sfocio».

Il Wwf Foggia ha sottolineato un altro  aspetto incredibile: «La presenza di strutture e fabbricati praticamente a ridosso dello stesso corso d’acqua ostruito al termine. Ci sono luoghi nel Gargano dove ad enfatici pronunciamenti degli amministratori in favore del paesaggio, spesso corrisponde da parte degli stessi il silenzioso avallo di qualsiasi iniziativa di edificazione, in nome di un malinteso sviluppo del territorio. Ad esempio, proprio il  Comune di Peschici, spesso, in passato, è stato al centro di aspre polemiche con le associazioni ambientaliste, a causa degli interventi speculativi, autorizzati e non, che si sono susseguiti in un inarrestabile assalto a un territorio già troppo eroso dalla febbre edilizia indotta da una concezione becera e miope del turismo. Proprio a Peschici negli ultimi anni sono proliferate strutture turistiche autorizzate in vari modi, legge 3 e riqualificazione dei campeggi, dove sono state realizzate centinaia di villette praticamente sulla battigia, definite eufemisticamente “bungalow”».

Un altro esempio eclatante è quello del canale Ulse, costruito dal Consorzio di Bonifica del Gargano nel territorio di Peschici e che era già straripato negli anni scorsi. Il Wwf denuncia: «Lungo il costone del canale è sorto un intero quartiere rurale di dubbia legittimità».

Ma è la situazione del Gargano in generale ad essere preoccupante: «Alle cementificazioni più spregiudicate e aggressive, come le lottizzazioni e i centri alberghieri sulla costa, vanno ad affiancarsi gli innumerevoli abusi edilizi di piccola e media entità, spesso in aree boscate o su suolo comunale, non meno deleteri proprio perché, per la loro natura puntiforme e diffusa,  più facilmente sfuggono al controllo, ammesso che qualcuno intenda ancora esercitarlo»,  dicono gli ambientalisti.

Poi ci sono i rapidi mutamenti climatici dei quali nessuno sembra tener conto: «I flash flood, cioè le precipitazioni improvvise e intense, si sono moltiplicati in tutto il mondo – ricorda il Wwf – e non sono più fenomeno da considerare raro e anomalo, come abbiamo visto questa estate dove  fenomeni intensi  si sono abbattuti su un territorio estremamente vulnerabile e su popolazioni spesso ignare del pericolo dei fiumi “sotto casa”. Ma che non si parli più di situazioni “eccezionali”, perché questi eventi si stanno ripetendo con una tragica e sempre più frequente periodicità.  Negli ultimi 60 anni almeno 4000 persone hanno perso la vita, solo in Italia, a causa di frane e alluvioni ed il costo complessivo dei danni a seguito di questi eventi è superiore ai 52 miliardi di euro. Nonostante questo, si continua a “canalizzare” e cementificare i corsi d’acqua, a impermeabilizzare il territorio e a “consumare suolo” al ritmo di circa 90 ettari al giorno.  Alla base di questi disastri, come più volte denunciato dal Wwf, ci sono i cambiamenti climatici, il consumo del suolo e un diffuso dissesto idrogeologico causato dalla mancanza di efficaci politiche di manutenzione del territorio e all’indifferenza delle nostre istituzioni  per una seria e urgente applicazione di direttive europee come la cosiddetta Direttiva “alluvioni” (60/2007/CE). Per fermare la progressione del cambiamento climatico c’è solo una cosa fare: smettere di pompare anidride carbonica e gas serra derivanti da attività umane in atmosfera, e farlo in fretta. Ma al tempo stesso occorre far fronte ai fenomeni già in atto e alle conseguenze ormai inevitabili con il cosiddetto “adattamento”. Adattarsi vuol dire innanzi tutto mettere in sicurezza il territorio, riparare al dissesto idrogeologico, ripristinare la funzionalità dei sistemi naturali, il primo e miglior argine alle conseguenze dei fenomeni atmosferici intensi. Mettere in conto il cambiamento climatico, quindi, vuol dire che i piani dovranno essere più severi e settati sulla moltiplicazione dei fattori di rischio».

Anche per il Panda «Il momento per un cambiamento è improcrastinabile, dobbiamo ridurre la vulnerabilità del territorio per aumentarne o ripristinarne la resilienza rispetto ad eventi, come alluvioni e siccità, che si sono fatti sempre più frequenti ed estremi.  È divenuto prioritario avviare politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici su cui lo Stato dovrebbe urgentemente impegnarsi. E’ quindi  necessario un serio impegno delle istituzioni su più fronti per recuperare il tempo perduto, assicurando, innanzitutto l’istituzione delle Autorità di distretto (dlgs 152/2006),  la disponibilità di adeguati fondi per la “messa in sicurezza” del territorio, ma anche per una vasta azione di riqualificazione ambientale che  consenta  anche il ripristino di servizi ecosistemici essenziali.  Un ripristino ambientale che non contrasti con le esigenze economiche, anzi le favorisca.  Un ripristino fatto di fasce di rispetto ma anche di ripristino della legalità (alvei e demani occupati illegalmente), di casse di espansione, di rinaturalizzazione di quegli alvei che, costretti pericolosamente dall’uomo in poco spazio, non possono che esondare alla prima pioggia come una bomba programmata».

Tiornando al  Gargano, Carlo Fierro, presidente del Wwf Foggia, conclude: «Per evitare nuovi futuri disastri – ha dichiarato ancora Fierro –  è perciò fondamentale la lotta all’abusivismo edilizio. Sarebbe ipocrita negare che alcuni sindaci costruiscono il proprio consenso elettorale chiudendo gli occhi di fronte al fenomeno del mattone selvaggio. Fra le principali funzioni di un Parco vi è ovviamente quella della difesa e della conservazione del territorio, intervenendo proprio quando i singoli comuni, per inerzia o convenienze elettorali, non intervengono. Proprio per scoraggiare altre aggressioni al territorio, l’auspicio è, pertanto, che il Parco del Gargano proceda agli abbattimenti degli abusi edilizi come previsto dalla legge».