Giappone shock: «Chi si oppone alla caccia alle balene è un eco-imperialista»

[28 novembre 2014]

Si potrebbe parlare di mondo alla rovescia quando il suddito di un Impero che aveva conquistato con le baionette mezza Asia accusa gli altri di imperialismo, ma è esattamente quello che è successo quando Joji Morishita, il commissario giapponese dell’International whaling commission (Iwc)  ha detto che l’opposizione al programma di caccia alla balena del Giappone è un specie di «Eco-imperialismo che impone un sistema di valori ad un altro e si basa sull’emozione e non sulla scienza».

La scorsa settimana Tokyo ha rivelato i sui piani per riprendere la campagna di caccia alle balene nell’Oceno Antartico nella stagione 2015 – 2016, sfidando la decisione della Corte di giustizia internazionale  che ha giudicato illegale questa pratica mascherata da “caccia scientifica”, anche se il Giappone aveva ridotto le sue quote di misticeti uccisi.

Morishita ha detto in una conferenza stampa  che la nuova proposta, che riduce a 330 le balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata) che è possibile uccidere dalle baleniere giapponese, rispetto alle 900 precedenti, «E’ l’ultimo tentativo di Tokyo di condurre una caccia alla balena sostenibile secondo principi scientifici. In Giappone la questione della caccia alla balena è vista come più ampia… Avrete potuto sentire la parola “eco-imperialismo. Se uscite e chiedete ai giapponesi medi che ne pensano della questione della caccia alla balena, vi diranno: “Non mangio carne di balena, ma non mi piace l’idea che della gente che mangia manzo o maiale dicano ai giapponesi di smetterla di mangiare le balene”».

A parte che anche i giapponesi mangiano manzo e maiale, ed a parte la spericolata teoria di Morishita, il problema è che la Corte di giustizia internazionale ha detto al Giappone che deve chiudere la caccia alla balena e che Tokyo, dopo aver annullato la caccia nell’Antartide, ha continuato quest’estate con una versione ridotta del duo programma di “caccia scientifica” nel Nord del Pacifico.

Ma il Giappone fa di più, si approfitta delle tutele rispettate dagli altri per dire che ornai la maggior parte delle specie di balene non sono più a rischio estinzione e, dopo aver sminuito il consumo di carne di balena, dice che mangiare balena è una tradizione importante in Giappone.

Morishita è arrivato a paragonare la situazione del ricchissimo Giappone, terza Potenza economica del mondo, a quella di «Altri Paesi in via di sviluppo», aggiungendo che «Mentre  gli elefanti sono effettivamente in pericolo in alcuni Paesi dell’Africa, le nazioni nelle quali gli elefanti sono numerosi sono di fronte ad un dilemma simile quando vogliono farne un utilizzo sostenibile. Ormai gli elefanti sono considerati come un animale carismatico ed il semplice fatto di ucciderli è mal visto in numerose regioni del mondo. Gli animali carismatici non sono considerati solo gli elefanti, ma anche le balene».

Il discorso di Morishita fa acqua da tutte le parti: se gli elefanti in alcune località africane creano conflitti con le comunità umane, non altrettanto si può certo dire per le balene; inoltre alcuni Paesi chiedono di poter abbattere quote di elefanti nel proprio territorio, mentre le baleniere giapponesi vanno a caccia in Antartide o nel Pacifico, che non sembrerebbe proprio territorio giapponese, mentre se ne fregano apertamente delle aree protette per i cetacei istituita da Australia e Nuova Zelanda e delle salvaguardie internazionali per l’Antartide.