Giornata delle zone umide: il Wwf punta sulla caccia, Legambiente sull’agricoltura

[31 gennaio 2014]

Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale per le Zone Umide (World wetlands day), per ricordare l’urgenza di difendere laghi, lagune e corsi d’acqua e il loro ruolo importante che svolgono nel mondo per le specie migratorie e per le numerose attività economiche che sostengono quali la pesca, il turismo e l’agricoltura, focus delle celebrazioni di quest’anno.  Il WWf ricorda che «Circa 2/3 delle zone umide d’Europa sono scomparse negli ultimi 50 anni e quelle che restano sono sotto pressione per l’inquinamento e i cambiamenti climatici». Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 12% di tutte le specie animali e il 40% aggiungendo quelle vegetali. Quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide. La Giornata mondiale delle Zone umide 2014  è dedicata al rapporto con l’agricoltura e la Convenzione Ramsar che a organizza sottolinea che , «Le zone umide sono partner per la crescita e sono state a lungo viste come un ostacolo all’utilizzo agricolo del territorio ma il loro ruolo essenziale a supporto anche dell’attività agricola sta diventando sempre più chiaro e ci sono pratiche agricole di successo che traggono vantaggio da zone umide in buona salute».

Secondo il recente dossier Wwf “Monitoraggio Biodiversità Rete Natura 2000”, «Dei 16 habitat target per il sistema delle oasi Wwf, giudicati prioritari per la difesa della biodiversità,  la metà appartengono a zone umide come le lagune costiere e le praterie umide mediterranee  mentre delle 23 specie target ben 16 vivono o frequentano le “acque interne” come  lontre, testuggini palustri, martin pescatore, falco di palude, moretta tabaccata e il  gambero di fiume.Queste specie si possono ammirare in questo periodo,  oltre a decine di migliaia di uccelli acquatici e in particolare anatre selvatiche (dal germano reale al moriglione, dal mestolone all’alzavola), folaghe, aironi di più specie (airone cenerino, airone bianco maggiore, airone guardabuoi, garzetta), limicoli di più specie (avocetta, pettegola, piovanelli, ecc.), gabbiani».

Il Panda quest’anno punta tutto sulla denuncia delle minacce alle specie migratorie che popolano le zone umide e punta il dito soprattutto e contro la caccia, rallegrandosi perché oggi la stagione venatoria si chiude con un segnale positivo: «Dopo anni di lavoro portati avanti dagli avvocati del Panda, dall’Ufficio legale dell’Associazione e dai volontari che svolgono l’attività di vigilanza ambientale il numero dei ricorsi contro i calendari venatori e le deroghe sull’uccisione di uccelli di piccola taglia sono in diminuzione».

Patrizia Fantilli, responsabile dell’Ufficio legale del Wwf Italia, sottolinea: «Raccogliamo i frutti delle battaglie che portiamo avanti da moltissimo tempo per il rispetto delle norme da parte delle Regioni italiane. È stato grazie ai ricorsi e ai successivi pesanti interventi dell’Unione Europea, che l’adozione di deroghe e il prolungamento ingiustificato dei calendari venatori hanno subito una frenata».

L’associazione non abbassa la guardia e continua a vigilare sul rispetto della Direttive Ue e su una corretta applicazione della legge sulla caccia, segnalando il caso eclatante della Liguria, dove nel 2013 sono stati presentati dal Wwf ben 4 ricorsi (di cui 3 vinti) contro il calendario venatorio regionale. La Polizia di Stato il numero dei cacciatori diminuisce: tra il 2002 e il 2012, le licenze di Porto di fucile a uso caccia sono scese del 21%, da 885.000 a poco meno di 700.000, ma l’’Associazione Vittime della Caccia dice che tra settembre e l’inizio di dicembre 2013 ci sono stati 4 morti e 16 feriti. Per la Fantili «Il dato delle licenze è fuorviante, infatti sono migliaia i fucili che vengono detenuti senza rinnovare la licenza annuale e che possono essere utilizzati. Insomma il passaggio dalla caccia legale a quella illegale in molti casi può essere più sottile di quanto si pensi». E il bracconaggi resta un grosso problema: «E’ un fenomeno diffuso, non solo legato alle armi da fuoco e ancora troppo sommerso». Secondo i dati ministero dell’ambiente, il tasso di illegalità e criminalità ambientale è così elevato che ogni 43 minuti si verifica un illecito. Il Wwf ha oltre 300 Guardie venatorie volontarie che hanno spesso a che fare col bracconaggio: a Bareggio (Mi) hanno recentemente fermato tre bracconieri che uccidevano qualsiasi volatile, al Centro recupero animali selvatici di Valpredina (Bg) sono decine i rapaci protetti arrivati feriti da armi da fuoco, in Toscana le Gav Wwf  sono in prima linea contro le uccisioni dei lupi, specie in Maremma, dove si è arrivati all’ostentazione pubblica degli animali uccisi. «Dagli anni 70 non assistevamo a un accanimento tanto grave – dice Dante Caserta, presidente del WWF Italia – La ritorsione contro la fauna selvatica con atti di bracconaggio è un salto nel passato buio dell’Italia».

Legambiente sta più decisamente sul tema del World wetlands day 2014, deciso dal Segretariato della Convenzione di Ramsar, e dice che «Le zone umide e l’agricoltura di qualità possono non solo convivere ma integrarsi in un sistema virtuoso che contribuisce allo sviluppo corretto del settore agricolo e all’idonea fruizione di queste aree preziose, ricche di biodiversità».

Anche per Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, «Le zone umide svolgono un ruolo essenziale per la tutela della biodiversità.  Sono infatti tra gli ambienti a maggiore diversità biologica e sono fondamentali per mantenere la qualità e la disponibilità dell’acqua, uno dei servizi ecologici alla base della vita degli esseri viventi. Senza contare che i 53 siti Ramsar riconosciuti, che coprono oltre 60.000 ettari del Paese, sono fondamentali per la conservazione di moltissime specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati. Malgrado la loro importanza, però, dal 1900 ad oggi sono scomparse più della metà delle zone umide mondiali: una situazione gravissima che rischia di aggravare sempre di più la perdita di biodiversità che stiamo affrontando in questi ultimi decenni».