Necessario un nuovo quadro normativo per il riconoscimento e la promozione dei centri di recupero e i santuari degli animali, tutelando e rendendo effettiva la loro funzione di interesse collettivo

Giornata internazionale della natura, firmata la Carta di Roma per il recupero degli animali salvati non a fini di lucro

9 associazioni scrivono a Gentiloni, Galletti, Lorenzin e Bonaccini per denunciare il ritardo dello Stato

[3 marzo 2017]

Oggi è il World WildLife Day, la giornata internazionale della natura indetta dall’Onu e Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa, Barbara Massa, direttrice nazionale Il Rifugio degli Asinelli, Sonny Richichi, presidente nazionale Italian Horse Protection, Gianluca Felicetti, presidente nazionale Lav, Rossella Muroni, presidente nazionale Legambiente, Michele Pezone, responsabile diritti animali Lega nazionale er la difesa del cane, Fulvio Mamone Capria, presidente nazionale Lipu-BirdLife Italia, Patrizia Fantilli, direttore ufficio legale Wwf Italia si sono incontrati al Centro di recupero della fauna selvatica di Roma – gestito dalla Lipu – che vive giornalmente l’assenza normativa, i ritardi e l’assenza cronica di risorse economiche da parte delle Istituzioni competenti – ed hanno scritto al presidente del consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, al ministro dell’ambiente  Gian Luca Galletti, al ministro della salute Beatrice Lorenzin e al presidente della conferenza delle Regioni e delle Province autonome Stefano Bonaccini, inviando loro la “Carta di Roma” per il recupero degli animali salvati non a fini di lucro che hanno appena sottoscritto.

I firmatari denunciano «il colpevole ritardo di cui lo Stato è responsabile rispetto alla cura, alla tutela e alla gestione degli animali. Sottolineano l’urgenza di superare questa situazione e chiedono un incontro al fine di confrontarsi sulle azioni proposte nella Carta per la realizzazione di un Piano nazionale d’azione che affronti adeguatamente l’enorme sofferenza animale causata da illegalità e criminalità».

Secondo le 9 associazioni ambientaliste e animaliste, «E’ necessario un nuovo quadro normativo per il riconoscimento e la promozione dei centri di recupero e i santuari degli animali, tutelando e rendendo effettiva la loro funzione di interesse collettivo».

In una nota congiunta si legge che «Il codice penale, trattati internazionali, direttive comunitarie e leggi in materia di traffico di animali esotici, fauna selvatica, sperimentazione, circhi, zoo, animali domestici prevedono specifici impegni di tutela degli animali selvatici e domestici in capo allo Stato, che ha assunto da diversi anni l’impegno culturale e l’obbligo materiale di averne cura direttamente o indirettamente. Questi impegni, però, sono largamente disattesi: non sono stati tradotti in specifiche norme su strutture, procedure di autorizzazione, modalità di accoglimento, mantenimento e adozione degli animali ricoverati, né in finanziamenti adeguati».

Intanto, negli ultimi dieci anni è fortemente aumentato il numero di animali sequestrati e confiscati e i dati forniti dalle Procure della Repubblica indicano che «in Italia, solo per maltrattamento, nel 2013 sono stati aperti oltre 8.000 fascicoli, dai quali si stimano non meno di 27mila animali sequestrati, mentre, per il medesimo anno, dai dati dei Servizi Veterinari delle Aziende sanitarie si stimano non meno di 25mila animali selvatici ricoverati nelle differenti strutture».

Le associazioni denunciano che «In alcuni casi, lo Stato ha preferito reimmettere, nel circuito commerciale dello sfruttamento gli animali ad esso appena sottratti, in aperta antitesi alle normative di tutela che lo Stato medesimo dovrebbe applicare. E’ questo l’esempio degli animali selvatici alloctoni (esotici) confiscati ai circhi e per la maggior parte riallocati presso zoo o il caso di animali da reddito sequestrati e dati ad altre aziende zootecniche per la produzione. Oppure ancora oggi accade che gli animali, una volta posti sotto sequestro, per assenza di strutture di accoglienza siano lasciati agli indagati. Le strutture di cura, recupero e per la lunga degenza sono poche e con scarsi aiuti. Le associazioni di volontariato non possono supplire interamente al disimpegno di Stato ed enti locali che hanno invece il dovere verso la collettività di garantire l’applicazione delle norme vigenti a tutela degli animali. Lo Stato non ha finora espresso la volontà di elaborare una strategia complessiva di intervento e ha invece determinato il fallimento dei pochi strumenti in vigore, come il Fondo nazionale per il reimpiego delle sanzioni per i maltrattamenti».

Animalisti e ambientalisti concludono: «Tutto questo deve cambiare. Urge una Strategia nazionale complessiva, di cui i firmatari della “Carta di Roma” individuano 12 punti fondamentali, tra cui il sostegno ai Centri e Santuari per animali, che svolgono una riconosciuta funzione di utilità pubblica, con innovativi strumenti già utilizzati in campo ambientale».