Ma quale è il vantaggio per le scimmie da questa strana associazione?

Gli alberi delle salsicce e la strana amicizia tra babbuini e impala

Gli impala mangiano i resti dei frutti e i babbuini li avvertono quando arriva un predatore

[2 dicembre 2015]

IMpala e babbuini 1

Altro che Timon e Pumba del cartoon Disney “Il Re Leone”, gli impala (Aepyceros melampus) e i babbuini (Papio anubis)  del Tarangire National Park, in Tanzania, hanno stretto un’amicizia inossidabile che a quanto pare ha al centro i singolari frutti l’albero delle salsicce (Kigelia africana).

A quanto pare gli impala seguono gli intelligenti e solitamente irascibili primati per farsi dei succulenti spuntini con i resti dei frutti dell’albero delle salsicce raccolti e mangiati dai babbuini. A quanto pare però a guadagnarci sono solo gli impala, che possono rilassarsi all’ombra degli alberi  mentre banchettano al sicuro, perché i babbuini stanno sempre in allerta e si accorgono subito se si avvicina un leopardo o un altro predatore.
A scoprire e spiegare questa strana associazione alimentare e per la sicurezza tra babbuini e impala è il studio “Impala (Aepyceros melampus) associate with olive baboons (Papio anubis) for feeding and security in Tarangire National Park, Tanzania” che due ricercatori statunitensi, Brooke R. Davis e James J. Ebersole hanno pubblicato sull’African Journal of Ecology.

Come sottolinea Smithsonian.com,  «Lo studio è il primo a fornire dati solidi su un’associazione tra impala e babbuini cheera stata originariamente notati più di 50 anni fa, quando i ricercatori avevano visto gli impala mangiare baccelli e frutti che erano stati tirati giù dai babbuini». Ma allora i ricercatori pensarono di aver assistito solo ad un episodio casuale.

Davis, del Department of organismal biology & ecology  del Colorado College, spiega: «Quando ho iniziato la mia ricerca in Tanzania, ho notato non solo che gli  impala e i babbuini passavano un sacco di tempo insieme, ma che gli impala seguivano attivamente i babbuini. Ma all’inizio non sapevo perché».

I branchi di babbuini si cibano spesso di  fiori e dei grossi frutti allungati dell’albero delle salsicce e, dopo aver osservato i primati per circa due mesi nel 2014, Davis si è reso conto che ogni volta che i babbuini si stavano foraggiamento dagli alberi salsiccia c’erano anche gli impala. «Gli impala non possono raggiungere i frutti dell’albero delle salsicce – spiega ancora Davis – anche se i frutti cadono, gli impala non possono masticare la scorza dura del frutto, quindi l’unico modo per loro di accedere a questi frutti  nutrienti è quello di prendere gli scarti dai babbuini».

Ma l’associazione tra le due specie non riguarderebbe solo il cibo: «Gli impala sono stati trovati con babbuini  anche quando non cì’era in vista nessun albero delle salsicce – dice Davis – Sulla base del loro comportamento, sembra che gli impala si sentono più sicuri quando ci sono in giro i babbuini. Quando gli impala erano con babbuini, hanno passato circa metà del tempo con la testa in su per guardare in giro, di quanto  hanno fatto quando i babbuini non erano presenti».

Nel 2010, l’antropologa Dawn Kitchen dell’Ohio State University ha scoperto che gli impala, insieme a tsessebe, gnu e zebre, sono in grado di distinguere i richiami di allarme dei babbuini neri (Papio ursinus) in un contesto molto simile di richiami che permette alle scimmie di comunicare tra loro. Secondo la  Kitchen gli impala sembrano eccellere in questo comportamento e potrebbero avere a che fare con i legami unici  che hanno instaurato con i primati: «Potrebbe essere possibile che originariamente gli impala si siano associati ai babbuini a causa di questa opportunità di foraggiamento altrimenti non disponibile. Poi, dato che stavano insieme così frequentemente, sono stati  in una posizione migliore per imparare a distinguere i due tipi di  richiami, cosa che non sono in grado di fare  gli altri ungulati che raramente si mescolano con i babbuini».

Ebersole, l’altro autore dello studio pubblicato sull’African Journal of Ecology  che insegna al Colorado College, sottolinea che «I risultati evidenziano l’importanza di guardare alle relazioni sottili nel regno animale. Ne sappiamo parecchio su come i predatori influenzano la preda e di come le specie direttamente in concorrenza con si influenzano a vicenda, ma non ne sappiamo abbastanza sulle interazioni più sottili come questa. Ci auguriamo che il nostro studio contribuisca alla sensibilizzazione sull’importanza di cercare e studiare questi tipi di relazioni».

Secondo il giapponese Yamato Tsuji, uno specialista di mammiferi del Primate Research Institute di Kyoto, «In particolare, i risultati forniscono importanti informazioni circa i possibili benefici di specie diverse che interagiscono tra loro per evitare i predatori comuni. Pochissimi studi hanno fornito prove convincenti di una tale associazione. Gli scienziati avranno bisogno di più tempo per verificare eventuali teorie legate al duo della Tanzania. Purtroppo il periodo di osservazione è stato troppo breve e non sappiamo se questi effetti si verificano ogni stagione/anno. Spero che gli autori continuino a raccogliere dati per il progetto».

Che è esattamente quello che spera di fare Davis: «Se avrò la possibilità di continuare questa ricerca mi piacerebbe vedere come questo rapporto cambia in tutte le stagioni e mi piacerebbe esplorare i possibili benefici di questa relazione per i babbuini».