Gli elefanti africani comprendono i gesti degli esseri umani

[11 ottobre 2013]

Due scienziati britannici, Anna Smet e Richard Byrne, hanno dimostrato che gli elefanti africani hanno una comprensione istintiva dei gesti degli esseri umani.

Nello studio “African Elephants Can Use Human Pointing Cues to Find Hidden Food” che hanno pubblicato su  Current Biology, I due ricercatori del Centre for Social Learning and Cognitive Evolution della  School of Psychology and Neuroscience dell’università di St Andrews,  sottolineano che è noto ed ampiamente studiato  da tempo come  gli animali acquisiscono informazioni comportamentali dalla frequentazione dei loro simili, comportamenti che spiegano anche lo sviluppo cognitivo umano, ma le differenze tra le varie specie nella capacità di “leggere” i gesti degli esseri umani rimangono inspiegabili. «Una spiegazione – scrivono Smet e Byrne è che questa capacità si sia evoluta durante l’addomesticamento ,  ma può essere che non siano solo gli animali  che sono stati addomesticati ad essere in grado di interpretare con successo i segnali sociali umani . Gli elefanti sono un taxon critico per rispondere questa domanda : nonostante il loro utilizzo da tempo da parte degli esseri umani, non sono mai stati addomesticati  .

I due ricercatori dimostrano che «In un gruppo di 11 elefanti africani in cattività, 7 di loro, in modo significativamente individuale,  hanno interpretato l’indicazione umana per trovare il cibo nascosto».  Smet e Byrne assicurano inoltre che «Il successo non era dovuto ad un precedente training o ad ampie opportunità di apprendimento ».  Gli elefanti   hanno interpretato i gesti di diversi esseri umani  quando erano a varie distanze dal nascondiglio ed anche quando l’indicazione è stata breve, «Suggerendo che hanno capito l’intento comunicativo dello sperimentatore .  La capacità innata dell’elefante a interpretare i

In una serie di test, la Smet ha proposto ai pachidermi in cattività in un lodge dello  Zimbabwe di scegliere tra due secchi uguali, poi ha indicato quello dove era nascosta una ghiottoneria, fin dalla prima prova gli elefanti hanno scelto il secchio giusto. Byrne spiega che gli elefanti non sono addomesticati come quelli asiatici ma che si tratta di esemplari salvati dall’abbattimento  e che vengono utilizzati per trasportare i turisti : «Hanno specificamente addestrato gli elefanti di rispondere ai segnali vocali. Non usano nessun gesto. L’idea è che “l’handler” possa camminare dietro l’elefante e basta dirgli che cosa fare con le parole».

Ma nonostante questo gli animali sembravano cogliere il significato dei gesti fin dall’inizio il che li rende gli unici animali non umani in grado di capire un  gesto senza essere addestrati a farlo. Byrne sottolinea che in precedenti studi, «I nostri più prossimi cugini tra i primati, gli scimpanzé, hanno dimostrato di essere senza speranza davanti ad  compito simile».

La Smet dice di essere stata colpita da quanto appare innata la comprensione dei gesti umani da parte degli elefanti: «Certo speravamo che gli elefanti sarebbero stati in grado di imparare a seguire le indicazioni umane o, fin dall’inizio, non avremmo fatto l’esperimento. Ma è stato davvero sorprendente che non sembrano avere nulla da imparare. Sembra che la comprensione dell’indicazione sia una capacità elefanti che possiedono naturalmente e che sono cognitivamente molto più simili a noi di quanto avessimo fino ad ora realizzato».

Byrne evidenzia che studiare questi elefanti serve a costruire una mappa di una  parte dell’albero evolutivo che è molto distante dagli esseri umani: «Ci sono così estranei – ha detto alla Bbc News – Quindi se troviamo le capacità come quelle umane in un animale come un elefante, che non ha condiviso un antenato comune con gli esseri umani per più di 100 milioni di anni, possiamo essere abbastanza sicuri che si è evoluto in modo completamente indipendente, da quella che si chiama evoluzione convergente».

I due ricercatori pensano che le loro scoperte potrebbero spiegare come sono stati addomesticati con successo gli elefanti asiatici che «Hanno storicamente uno stretto legame con gli esseri umani, a dispetto dal fatto di essere potenzialmente pericolosi ed ingestibili a causa delle loro grandi dimensioni». Ma i risultati potrebbero essere anche un indizio che questa decodificazione dei gesti umani dipende anche dagli scambi di gesti che gli elefanti si scambiano in natura grazie alle loro proboscidi mobilissime ed altamente controllabili.

La Smet conclude: «Il prossimo passo è quello di verificare se, quando un elefante  estende la sua proboscide verso l’alto e verso l’esterno, come regolarmente fanno, come ad esempio quando rilevano un predatore, questo funziona come un indicazione».