Gli esseri umani hanno proseguito il lavoro dei megaebivori?

La megafauna ha cambiato il pianeta e anche gli uomini lo stanno facendo (male)

[8 marzo 2018]

Per la maggior parte degli ultimi 300 milioni di anni, l’ecologia della Terra è stata modellata da enormi animali erbivori: prima i dinosauri e poi mammiferi, che sfoltivano la vegetazione e distribuivano i nutrienti, rendendo generalmente più resilienti gli  habitat. Poi sono arrivati ​​gli umani, e sappiamo come è andata a finire. Ma forse quella storia delle nostre origini potrebbe essere scritta in un altro modo e ci prova a farlo lo studio “The Rise of the Anthroposphere since 50,000 Years: An Ecological Replacement of Megaherbivores by Humans in Terrestrial Ecosystems?”. pubblicato su  Frontiers in Ecology and Evolution  da Hervé Bocherens, un paleobiologo dell’università tedesca di  Tübingen, Tübingen che si è chiesto se gli esseri umani possono avere sulla diffusione dei nutrienti gli stessi effetti che avevano megabivori come  i mammut lanosi e i bradipi giganti.

Intervistato da Brandon Keim  su Anthropocene, Bocherens ha detto che «Gli ecosistemi diventerebbero certamente molto più diversi e generosi e probabilmente più stabile di fronte ai cambiamenti climatici».

Su Frontiers in Ecology and Evolution, Bocherens racconta l’ascesa e la caduta dei megabivori e su ciò che ha causato le loro estinzioni dell’era glaciale: «La caccia da parte degli esseri umani ha spinto gli animali condizionati dal clima fino a un punto di non ritorno», ma descrive anche come le società umane dell’Età della Pietra abbiano svolto in realtà molti dei compiti  ecologici che prima svolgeva la megafauna.

Quando abbiamo estinto gli erbivori giganti (e i predatori giganti che se ne nutrivano), i  nostri antenati hanno creato radure nelle foreste, ridistribuito i nutrienti nei territori e piantato semi che gli animali più piccoli faticavano a elaborare. «Si è trattato solo di  un “restauro parziale” – fa notare Bocherens – e c’erano alcuni animali che gli umani non sostituivano: per esempio mammut lanosi,  le cui attività producevano la cosiddetta steppa dei mammut, una sorta di prateria artica che una volta era il bioma più diffuso sulla Terra. Però, quel ripristino parziale è stato meglio che niente e, in quelle poche aree in cui oggi ci sono i megaerbivori – per lo più elefanti – ed esistono ancora in numeri ecologicamente significativi, la loro importanza è chiara. Dove sono scomparsi, c’è un netto declino nella diversità di piante e  animali, con aumento degli incendi e un ecosistema meno stabile di fronte ai disturbi esterni».

Ma gli esseri umani non svolgono più il ruolo che era dei megaerbivorii. La deforestazione industriale e la dispersione dei semi e il ciclo dei nutrienti vengono attuati in modo tale da impedire a gran parte agli altri animali di partecipare all’abbondanza della natura addomesticata dall’uomo.

Potremmo cambiare? »Forse – risponde Bocherens –  Potremmo ancora imparare a condividere i territpri agricoli con i megaerbivori che restano e  prevedere di reintrodurne  altri in luoghi più selvaggi e pensare a come i nostri ruoli ecologici siano paragonabili a quelli dei nostri antenati. Non sarà facile, ma sappiamo che è possibile».