Gli Ibis eremita sorvolano l’Italia per la migrazione guidata fino a Orbetello (FOTOGALLERY)

Un’antica migrazione alla quale aveva posto fine la caccia indiscriminata. Ma qualche ricercatore dice che sarebbe meglio salvare le popolazioni selvatiche rimaste

[24 agosto 2018]

Il 21 agosto uno stormo di ibis eremita (Geronticus eremita) e di uomini è atterrato nel campo d’aviazione di Thiene al margine settentrionale della Pianura Padana. I ricercatori austriaci del Waldrappteam, che sono i capofila del  progetto Life+ “Reason for hope” per la reintroduzione in natura dell’ibis eremita, sottolineano che «Le Alpi  sono state attraversate in sole tre tappe di volo con una distanza totale di 408 chilometri. Mancano solo circa 500 chilometri per raggiungere l’area di svernamento degli Ibis eremita. La tappa principale ci ha portata da Andelsbuch nel Bregenzerwald fino al Passo di Resia.  Il 19 agosto alle 9:30, i due ultraleggeri con i piloti e le mamme adottive a bordo sono partiti assieme ai 29 giovani d’Ibis eremita da Andelsbuch. Entro 2 ore e 15, abbiamo percorso 120 chilometri – sorvolando Warth, Lech e il passo d’Arlberg – e siamo atterrati su un, prato al Passo di Resia a 1500 metri a livello del mare.  Le correnti ascensionali ci hanno portato ad un’altitudine di 2500 metri. Così siamo riusciti di sorvolare facilmente il passo. Nel prosieguo del volo abbiamo ascesi a 2600 metri, un’ltitudine mai volata con gli Ibis eremita. A volte gli uccelli sono ascesi ancora di più. Per noi questo volo era quasi surreale e non poteva essere più affascinante!».

Due giorni dopo, il 21 agosto, il team è ripartito dal Passo di Resia e spiega: «Per questa terza tappa di 190 chilometri, passando Merano e Bolzano fino a Thiene, sono state stimate almeno 4,,30 ore. In realtà, siamo atterrati nella nostra destinazione dopo 3,45 ore.» Per Anne-Gabriela Schmalstieg, una delle due mamme adottive degli Ibis, «Questo fantastico volo è stato un regalo di compleanno straordinario. Gli uccelli ci hanno seguito in maniera molto affidabile e siamo riusciti a raggiungere un altitudine di 2.200 metri. Questo ci ha permesso di volare direttamente attraverso le montagne dell’Alto Adige. Anche un attacco di un’aquila reale nei pressi di Merano non è riuscito a fermare questo volo record; gli uccelli hanno reagito molto rapidamente e hanno cercato protezione vicino agli ultraleggeri».

Quest’anno il team che accompagna la migrazione degli ibis eremita è composto da 21 persone e, nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’ Österreichischen Wissenschaftsfonds  gli scienziati stanno studiando anche il volo in formazione a V degli uccelli migratori come l’Ibis eremita. Per questo i giovani Ibis eremita sono dotati con registratori di dati GPS. Inoltre, il team collabora con l’IcarusS Global Observation System GmbH, che sta sviluppando una tecnologia innovativa per la localizzazione degli animali selvatici. Waldrappteam spiegano ancora che «I giovani uccelli sono attrezzati con prototipi di questi trasmettitori e forniscono agli ingegneri informazioni importanti per l’ottimizzazione del sistema».

Stamattina i 29 ibis eremita e le due mamme adottive a bordo degli ultraleggeri hanno ripreso il loro viaggio verso Borgo San Lorenzo (FI). Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo –  unico partner italiano di “Reason for hope” – evidenzia che  «Lo stormo di uomini e uccelli è partito il giorno di Ferragosto dal Lago di Costanza con l’obiettivo di raggiungere il clima mite dell’Oasi di Orbetello, dove gli ibis si tratterranno per svernare fino alla prossima primavera. A quel punto, senza il supporto delle mamme adottive, gli uccelli avranno il compito di ripartire verso i quartieri riproduttivi della Baviera e di compiere il viaggio autonomamente in senso opposto. E ad ogni nuovo ritorno in Italia saranno gli esemplari ormai esperti a condurre a sud i nuovi nati, in un viaggio antico a cui l’uomo aveva posto fine». Infatti gli ibis eremita in Italia e in Europa risultano estinti fin dal XVII secolo a causa della pressione venatoria e diversi scienziati pensano che invece di reintrodurli “artificialmente” sarebbe meglio salvare le popolazioni di questi uccelli in difficoltà o sull’orlo dell’estinzione del nord Africa e del Medio Oriente- Ma non la pensano così Waldrappteam e Parco Natura Viva, convinti che l’uomo debba rimediare al danno fatto alla natura. Avesani Zaborra  spiega ancora che «Alle mamme adottive vengono affidate le uova deposte in un parco zoologico a qualche ora dalla schiusa e da quel momento, instaurano con i piccoli un rapporto che consente loro di crescerli, addestrarli al volo e farsi seguire alla testa dell’ultraleggero. Ma il percorso sarà completo solo quando, arrivati ad Orbetello, il ruolo delle mamme adottive terminerà: gli ibis dovranno dimostrare da soli di poter tornare alla vita selvatica. Il viaggio verso Orbetello non è che a metà e lo stormo ha ancora di fronte il grande appuntamento con gli Appennini. All’arrivo, uomini e uccelli avranno compiuto 1000 chilometri in volo: niente, rispetto alle migliaia di chilometri che potranno percorrere una volta tornati al proprio habitat naturale».