Gli ippopotami di Escobar alla conquista della Colombia

Gli animalisti vogliono la castrazione, per gli ambientalisti bisogna abbatterli

[27 giugno 2014]

Le specie invasive sono la seconda maggiore causa di perdita di biodiversità, ma in Colombia l’alieno che è spuntato è davvero grande. Come spiega l’associazione ambientalista WebConserva, «in Colombia esiste dal 1981 una popolazione di ippopotami (Hippopotamus amphibius) in libertà nel municipio di Puerto Triunfo, dei quali almeno più di 28 individui risiedono nei pressi dell’Hacienda Nápoles e probabilmente due sono migrati nel Magdalena Medio, utilizzando gli habitat paludosi del municipio de Puerto Berrio (Antioquia). Gli ippopotami sono difficili da contenere e gestire a causa delle loro dimensioni, del loro peso e del fatto che sono estremamente aggressivi, per questo devono essere sempre considerati animali pericolosi in grado di infliggere ferite mortali».

In Colombia questi irascibili mammiferi hanno già attaccato pescatori e distrutto coltivazioni e la loro presenza impedisce di utilizzare tratti di fiumi ed aree palustri.  «Per questi motivi  – dicono a  WebConserva  – è essenziale porre particolare enfasi sul contenimento degli ippopotami nell’Hacienda Nápoles, attraverso una recinzione sufficientemente resistente per evitarne la fuga e garantirne una buona gestione per prevenire la loro riproduzione incontrollata.

Nel 2005, 12 anni dopo la morte di Escobar, il più famigerato signore dei cartelli della droga colombiani e del mondo, che da  Antioquia – 200 miglia a nord-ovest della capitale Bogotà – sono iniziate ad arrivare al ministero dell’Ambiente segnalazioni di avvistamenti di grossi animali mai visti prima, con piccole orecchie e una bocca molto grande. Come ricorda  Carlos Valderrama di WebConserva, che allora spiegò agli spaventati abitanti dei villaggi spaventati che si trattava di un animale africano, l’ippopotamo.

«I pescatori, dicevano: “Come mai c’è un ippopotamo qui?'”. Abbiamo iniziato a chiedere in giro e, naturalmente, provenivano tutti dall’Hacienda Napoles. Tutto è accaduto a causa del capriccio di un delinquente». Infatti l’Hacienda Napoles era il vastissimo ranch del capo del cartello di Medellin, Escobar che nei primi anni ‘80, diventato ricchissimo e dopo essersi costruito un vero e propri regno criminale a parte nel cuore della Colombia, costruì uno zoo e un parco tematico con dinosauri in cemento armato per suo figlio. Per farlo introdusse clandestinamente  elefanti, giraffe e altri animali esotici, compresi un maschio e tre femmine di ippopotami, poi aprì al pubblico il suo zoo-safari privato ospitando autobus pieni di scolari che passavano accanto agli aerei carichi di cocaina pronti a partire verso gli Usa.

Quando il regno di omicidi e violenza di Escobar finì e nei primi anni ’90 venne confiscata l’Hacienda Napoles, il serraglio di Escobar venne disperso negli zoo di tutta la Colombia, ma nessuno voleva i problematici ed aggressvi ippopotami, che così continuarono a sguazzare nel loro laghetto ed a circolare e riprodursi nel parco di 20 Km2 che lo circonda.  Nessuno sa quanti suiano davvero oggi gli ippopotami di Escobar, si stima tra 50 e 60, con la maggior parte che vivono ancora nel lago al parco. Ma almeno una dozzina hanno sfondato le fragili recinzioni e se ne sono andati nel vicino fiume Magdalena dove hanno trovato condizioni ideali: un corso d’acqua che scorre lento, con bassi fondali e senza siccità stagiona, quindi gli ippopotami si riproducono molto di più e molto più velocemente che in Africa e maturano sessualmente molto prima. Tutte le femmine fertili “colombiane” partoriscono un cucciolo all’anno.

Il folle esperimento faunistico di Escobar ha lasciato un’eredità pesantissima e Valderrama dice di aver avvistato ippopotami a 250 km dall’aeroporto dell’Hacienda Napoles. «I pescatori sono terrorizzati da questi erbivori di tre tonnellate – ha detto alla Bbc che ha dedicato un grosso servizio alla vicenda – Di notte, gli animali vagano per le campagne, vagano nel ranch, mangiano le colture e, occasionalmente, attaccano i vitelli. La gente ella Colombia è più vulnerabile degli africani perché vede gli ippopotami come peluche, animali “floppy”. L’autorevole giornale El Colombiano ha recentemente riportato che i bambini di una scuola vicino all’Hacienda Napoles condividono un laghetto con gli animali ed hanno un contatto diretto con i cuccioli di ippopotamo», portandoli addirittura a casa loro. Ma la carica di un ippopotamo adulto non lascia scampo, questi animali che sembrano goffi corrono tranquillamente a 29 Km all’ora ed in Africa sono i mammiferi selvatici che fanno più vittime.  Fino a che in Colombia la loro densità rimarrà bassa non ci sono eccessivi pericoli per gli uomini, infatti nei 30 anni di storia del branco di  Escobar, non ci sono state segnalazioni di persone uccise o ferite gravemente, ma vivere vicino a questi animali è inevitabilmente rischioso. Qualche ambientalista/animalista straniero dice che uomini e ippopotami di Escobar possono convivere, ma secondo Valderrama, ma non fare nulla non è un’opzione: «Abbiamo visto che gli ippopotami sono molto territoriali e molto aggressivi. Non sono un animale addomesticabile. Il rischio per le popolazioni locali di lasciarli solo nuotare giro sarà enorme. La soluzione ideale sarebbe di trasferirli.  Ma non è facile spostare un ippopotamo e, anche se il governo dovesse attrezzare un team di veterinari esperti con camion ed elicotteri, non c’è nessun posto dove mettere gli animali. Non possono essere riportati in Africa, perché c’è il rischio che portino malattie. Quindi rimane la cattività. Una manciata di cuccioli di ippopotamo sono stati trasferiti nei  giardini zoologici in Colombia, ma non vi sono attualmente acquirenti per gli adulti. Oltre a questo, le opzioni sono limitate». Si sta pensando ad un programma di castrazione, ma non sarebbe solo costoso e pericoloso per i veterinari: molti ippopotami morirebbero perché questi enormi animali sono molto sensibili ai composti chimici e alla sedazione. Inoltre nessuno sa quanti maschi ci siano in giro in Colombia e solo uno di loro ancora fertile potrebbe compromettere l’intero programma.

Un’altra idea, la preferita da David Echeverri  dell’associazione animalista Conare, è quella di costruire una riserva con recinzioni a prova di ippopotamo, ma ci vivrebbero almeno 500.000 dollari e il biologo Patricio von Hildebrand, un noto esperto della biodiversità dell’Amazzonia, fa notare che «questo non sarebbe accettabile, in generale, per gli ambientalisti e i biologi di qui, perché la Colombia non ha molti soldi. Non pensano che i soldi dovrebbero essere investiti nel mantenimento di pochi ippopotami, ma piuttosto nella conservazione delle specie autoctone in Colombia». Hildebrand ha un’altra soluzione più radicale che fa inorridire gli animalisti: «Penso che dovremmo fare un barbecue e mangiarceli». Il biologo non scherza, ricorda che qualche tempo fa, durante i test con le recinzioni elettriche, qualcuno ha regolato male la tensione e  uno degli ippopotami  dell’Hacienda Napoles è rimasto folgorato, Hildebrand spiega che la gente del posto «Lo ha preso, lo ha fatto a pezzi e l’ha fatto alla brace e se l’è mangiato! Chi ha mangiato l’animale dice che la carne è simile a quella di maiale». Ma Valderrama consiglia di non mangiare ippopotamo perché potrebbe trasmettere malattie come la leptospirosi, che può causare la meningite, ma anche lui vede come unica soluzione quella della completa eliminazione almeno di tutti gli ippopotami maschi.

La pensa così anche il team del Wwf e della Disney Foundation che, dopo una spedizione in Colombia nel 2010, descrissero la situazione degli ippopotami di Escobar come «Una bomba ad orologeria». Ma alcuni ambientalisti e animalisti dicono che la Colombia non può dare al mondo l’immagine negativa di un Paese che abbatte gli ippopotami, come nel 2009, quando venne ucciso Pepe, un grosso maschio dominante che stava diventando pericoloso e le foto del cacciatore e dei soldati che avevano contribuito all’abbattimento, in posa accanto alla carcassa, fece il giro del mondo. Anche per questo è stato sospeso l’abbattimento di una grossa femmina problematica e Valderrama dice che si tratta dell’”effetto floppy”: «Il motivo per cui nulla è stato fatto per gli ippopotami è che qualunque decisione prenderà il governo  sarà controversa. Qualcuno è già stato castrato e ci sono persone che dicono, “Oh, perché devi castrarli? Basta lasciarli stare. Castrate i politici”. Ma i colombiani stanno iniziando a vedere oltre il lato soft degli ippopotami, e percepiscono i rischi reali che comportano».

Nell’immaginario dei colombiani questi animali sono legati al mito criminale di Escobar e il parallelismo tra “El Patron” ei suoi animali nel 2010 sono stati il tema centrale del film documentario “Pablo’s Hippos” e gli ippopotami erano stati  utilizzati dal romanziere messicano Juan Pablo Villalobos come metafora per l’assurdo, brutto e violento mondo del signore della droga prima ancora che avesse sentito parlare del branco di Escobar. Nel suo romanzo “Down the Rabbit Hole”, un bambino di 7 anni, convince il padre boss della droga ad aggiungere un ippopotamo pigmeo liberiano alla collezione di animali selvatici prigionieri nel loro palazzo stile Alice nel paese delle meraviglie sorveglayto da tigri mangia-uomini. Per Villalobos la fuga degli ippopotami è una sorta della metafora della Colombia e del posto che Escobar occupa ancora nella psiche della nazione sudamericana: «E’ come un segno di quello che è successo in Colombia negli ultimi 20 anni – ha detto alla Bbc – E questo passato è ancora presente e  i colombiani forse non sanno come affrontare questa memoria, l’eredità di Pablo Escobar. Lì tutte queste contraddizioni sono ancora vive e credo che ora, nel modo più assurdo, siano negli ippopotami che si riproducono in un fiume».