Gli orsi bianchi potrebbero scomparire entro il 2025 da quasi tutto l’Artico

Due scenari Usgs: l’ecoregione Arcipelago potrebbe diventare l’ultimo rifugio

[7 luglio 2015]

Orsi polari

Secondo tutti gli studi effettuati negli ultimi 20 anni, la sopravvivenza degli orsi bianchi è strettamente legata ai cambiamenti climatici in atto nell’artico.  Ora, un team di ricercatori americani guidato da Michael Runge, del Patuxent Wildlife Research Cente dell’U.S. Geological Survey (Usgs), conferma che «Le emissioni di gas serra rimangono la principale minaccia per la conservazione delle popolazioni di orsi polari in tutto il mondo» e gli orsi polari potrebbero addirittura scomparire da gran parte del loro attuale areale entro solo 10 anni,  a causa delle attività antropiche.

Lo studio sul futuro degli orsi polari riguarda le 4 ecoregioni che compongono il loro areale e si basano sulle attuali previsioni dell’estensione dei ghiacci marini fatte dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Il team di Runge dice che la sola soluzione efficace per evitare l’estinzione degli orsi bianchi da quasi tutto il loro attuale areale è tagliare drasticamente e subito le emissioni di gas serra, limitando il riscaldamento globale a meno di 2° C rispetto ai livelli preindustriali

E’ in fatti il riscaldamento climatico, che scioglie e riduce la banchisa polare sulla quale gli orsi bianchi cacciano, a portare intere popolazioni di questi giganteschi carnivori alla fame e presto all’estinzione. Se le emissioni di gas serra resteranno al livello attuale – ma tutto indica che aumenteranno fino a raggiungere un picco se va bene entro il 2030 – assisteremo alla fine degli orsi polari in molte aree già prima del 2025.

L’aggiornamento dei modelli di ricerca dell US Geological Survey rilevano che questa conclusione vale sia con uno scenario di emissioni di gas serra che stabilizza il riscaldamento del clima che con un altro scenario inel quale le emissioni e ol riscaldamento continuano al ritmo attuale e che «In entrambi gli scenari, il risultato per la popolazione di orso polare in tutto il mondo peggiorerà molto probabilmente nel tempo fino alla fine del secolo».

Runge sottolinea che «Affrontare la perdita di ghiaccio marino richiede soluzioni politiche globali per ridurre le emissioni di gas serra e probabilmente anni di lavoro. Poiché le emissioni di carbonio si accumulano nel tempo, ci sarà un ritardo, probabilmente dell’ordine di diversi decenni, tra attenuazione delle emissioni e stabilizzazione significativa della perdita di ghiaccio».

Nello scenario unabated emission, in 2 delle 4 ecoregioni le popolazioni di orsi polari potrebbero praticamente estinguersi circa 25 anni prima di quanto perevisto nello nello stabilized scenario. Nello scenario stabilizzato, le emissioni di gas serra raggiungerebbero il picco intorno al 2040, calando fino al 2080, per poi diminuire rapidamente fino alla fine del secolo. In questo scenario, l’Usgs prevede che tutte le popolazioni ecoregioni diminuiscano notevolmente tranne che nella ecoregione dell’Arcipelago (Canada nord-orientale e Groelandia nord-occidentale)  dove il ghiaccio marino in generale permane più a lungo in estate. Queste modellazioni aggiornate rafforzano l’ipotesi che l’ecoregione Arcipelago possa diventare l’ultimo rifugio per le specie dipendenti dal ghiaccio marino, compreso l’orso polare.

Todd Atwood, biologo dell’Usgs e principale autore dello studio, spiega che «La sostanziale perdita del ghiaccio marino e la prevista riduzione nella disponibilità di prede marine che gli orsi polari mangiano sono le principali ragioni specifiche per le prospettive sempre peggio per le popolazioni di orso polare. Abbiamo riscontrato che altri fattori di stress ambientali come il trasporto marittimo trans-artico, l’esplorazione di petrolio e gas, le malattie e gli agenti inquinanti, la raccolta sostenibile e le perdite dovute alla difesa della vita umana, hanno avuto solo effetti trascurabili sulle popolazioni di orso polare, rispetto agli effetti molto più grandi della perdita di ghiaccio marino e collegati al declino nella loro capacità di accedere alle prede»

Inoltre, i ricercatori Usgs hanno notato che se il periodo estivo privo di ghiaccio si allunga ad oltre quattro mesi – come si prevede avverrà nella seconda metà di questo secolo, nello scenario unabated emission – gli effetti negativi sulla orsi polari saranno più pronunciati. «Gli orsi polari si basano su ghiaccio come piattaforma per la caccia la loro preda principale – le foche del ghiaccio – e quando il ghiaccio si scioglie completamente in mare in estate, gli orsi devono ritirarsi a terra dove il loro accesso alle foche è limitato. Altre ricerche quest’anno ha dimostrato che gli alimenti terrestri disponibili agli orsi polari costretti a terra non possono aiutare le popolazioni di orsi polari ad adattarsi  alla perdita di ghiaccio marino.