Gli orsi polari rischiano la frattura del pene… per inquinamento

PCB e cambiamento climatico creano problemi per l'accoppiamento. Animali morti e variazioni patrimonio genetico

[28 gennaio 2015]

La ricerca “Penile density and globally used chemicals in Canadian and Greenland polar bears”, pubblicata su Environmental Research, a qualcuno potrà sembrare buffa o pruriginosa, ma è in realtà molto preoccupante: dopo i pericoli che arrivano con il cambiamento climatico, ora gli orsi polari rischiano, a causa degli inquinanti, di veder ridurre la densità dei loro ossi penici e di fratturarsi l il loro organo riproduttivo.

Diversi mammiferi sono dotati di un osso del pene, o baculum, la cui funzione non è chiara: potrebbe essere solo un rimasuglio dell’evoluzione oppure potrebbe servire a sostenere il pene o a stimolare la femmina durante l’accoppiamento.

Uno studio del 2006, “Xenoendocrine Pollutants May Reduce Size of Sexual Organs in East Greenland Polar Bears (Ursus maritimus)”, realizzato da un team di scienziati guidato da Christian Sonne, dell’università danese di Aarhus, aveva dimostrato che gli orsi polari con alti livelli di inquinanti organoalogenati  nel corpo  avevano i testicoli e l’osso penico più piccoli e che una particolare classe di composti organoalogenati, i bifenili policlourati –  i PCB –  è collegata ad un  baculum meno denso e che questo potrebbe impedire ai maschi di accoppiarsi con successo.

I PCB venivano utilizzati addirittura fin dalla fine degli anni ’20 del secolo scorso per realizzare numerosi prodotti, poi si è scoperto che possono danneggiare la salute e provocare il cancro e nel 20001 un trattato Onu li ha vietati, ma intanto si sono lentamente accumulati nell’ambiente e lo stanno ancora facendo.

Nell’artico le concentrazioni di PCB sono particolarmente elevate e Margaret James, dell’Università della Florida- Gainesville, spiega che  «Queste sostanze chimiche entrano nell’atmosfera a latitudini più basse, dove sono state  utilizzate, e vengono poi depositate dall’aria polare fredda, così gli animali artici sono maggiormente esposti rispetto agli animali nelle regioni più temperate o equatoriali».

Per capire quale effetto le alte concentrazioni di PCB potrebbero avere sull’accoppiamento degli orsi, il team di  Sonne ha collaborato con i ricercatori  canadesi per esaminare campioni di Baculum di 279 orsi polari, provenienti dal nord-est della Groenlandia e del  Canada, tutti nati tra il 1990 e il 2000.  L’osso penico è stato studiato perché è facile da trovare, come dice Sonne a New Scientist, «E’ il tipo di osso che viene preso sia dai cacciatori di trofei che dai cacciatori di sussistenza locali. E’ un segno tangibile che si è cacciato e ucciso un orso».

Per calcolare la densità di calcio in ogni osso è stata utilizzata la tecnica dei raggi X ospedaliera ed è emerso così un legame tra gli alti livelli del PCB e la bassa densità del baculum, ma la James osserva che «L’analisi non è abbastanza forte statisticamente per dimostrare che i PCB sono la causa della bassa densità dell’osso».

Anche se la funzione dell’osso penico è sconosciuta, Sonne pensa che «Un baculum debole potrebbe essere problematico durante l’accoppiamento. Se si rompe, probabilmente un orso non può più copulare». Lo scienziato danese è convinto che, anche per i forti impatti dei cambiamenti climatici sugli orsi polari, gli inquinanti possono avere un grande effetto sulle popolazioni, ma difficile dire quanto: «Non sappiamo perché è così difficile e costoso fare il monitoraggio satellitare e misurazioni ripetute degli stessi orsi».

Anche il canadese Andrew Derocher,  dell’università dell’Alberta, è convinto che l’interazione tra i cambiamenti climatici e l’inquinamento sia molto preoccupante: «Il cambiamento climatico aumenta le aperture nel ghiaccio e quindi riduce la capacità dell’orso di cibarsi. Gli orsi affamati hanno in circolo livelli più elevati di inquinanti,  quindi la preoccupazione è che un orso che è nutrizionalmente sotto stress può diventare allo stesso tempo più vulnerabile agli effetti dell’inquinamento».

Sonne ed il suo team ora vogliono studiare se lo stress alimentare e le sostanze inquinanti stanno portando ad un cambiamento evolutivo negli orsi e per il ricercatore danese le sostanze chimiche negli ultimi decenni potrebbero aver provocato la morte di molti orsi, causando forse forme di variazioni di patrimonio genetico della specie.