Gli scimpanzé fanno la guerra e sono assassini, ma non hanno imparato dagli uomini

[18 settembre 2014]

Mentre si continua a parlare di Terza Guerra mondiale, di un conflitto frantumato che è arrivato a toccare anche l’Europa, lo studio  “Lethal aggression in Pan is better explained by adaptive strategies than human impacts” pubblicato da un team di scienziati statunitensi, tedeschi, giapponesi, britannici, svizzeri, tanzaniani ed ugandesi su  Nature, indaga sugli impulsi omicidi nelle grandi scimmie antropomorfe.

Secondo questo folto gruppo pluridisciplinare di scienziati, «Le osservazioni di scimpanzé (Pan troglodytes ) e bonobo (Pan paniscus ) forniscono dati comparativi utili per comprendere il significato dell’uccisione di conspecifici» Le ipotesi in campo sono due: «La violenza letale a volte viene messa in atto come risultato di strategie di adattamento, in modo tale che gli assassini alla fine guadagnano fitness benefits, aumentando il loro accesso a risorse come il cibo o ai partner sessuali. In alternativa, potrebbe essere un risultato non adattivo di impatti umani, come il cambiamento di habitat o dell’ approvvigionamento alimentare».

Per valutare queste ipotesi il team di ricerca ha studiato i dati provenienti da 18 comunità di scimpanzé e da 4 comunità di bonobo studiate nel corso di cinque decenni e spiega che «i nostri dati includono 152 uccisioni ( n = 58 osservati, 41 inferiti, e 53 omicidi sospetti) di scimpanzé in 15 comunità e una sospetta uccisione di bonobo. Abbiamo scoperto che i maschi erano gli attaccanti più frequenti (92% dei partecipanti) e delle vittime (73%); la maggior parte delle uccisioni (66%) riguardava  attacchi intercomunitari  e gli attaccanti erano molto più numerosi le loro vittime (media 8:1 ratio). La variazione dei livelli di uccisioni era estranea alla misurazione degli impatti umani. I nostri risultati sono compatibili con spiegazioni adattative proposte in precedenza per l’uccisione degli scimpanzé, mentre non è supportata l’ipotesi dell’impatto umano». Come si vede anche tra gli scimpanzé le femmine sono praticamente estranee alla “guerra” e rifuggono la violenza assassina.

Quindi i pacifici e libertini bonobo confermano la loro fama, mentre gli scimpanzé confermano di essere una delle poche specie, compresi gli esseri umani, che coordina attacchi contro i propri simili ed addirittura contro membri delle proprie comunità. Da quando Jane Goodall aveva parlato degli “omicidi” tra gli scimpanzé, i primatologo discutono il concetto di guerra tra i primati antropomorfi.

Sembra di essere nel film “ Apes Revolution – il  Pianeta delle scimmie”, ma al contrario, dato che secondo la nuova ricerca  l’invasione e l’interferenza umana non è, come invece sostenevano le precedenti ricerche, un predittore influente delle aggressioni degli scimpanzé maschi contro i loro simili.

Lo studio è iniziato proprio per capire se fosse vero  (in un antropomorfismo anche qui alla rovescia) che la violenza “omicida” degli scimpanzé dipendesse dagli impatti umani. Secondo il principale autore della ricerca, Michael L. Wilson, del Dipartimento di antropologia dell’università del Minnesota, «Questa è una domanda importante a cui rispondere. Se utilizziamo gli scimpanzé come modello per capire la violenza umana, dobbiamo capire cosa realmente porta gli scimpanzé ad essere violenti».

David Morgan, un ricercatore del Lester E Fisher Center for the Study and Conservation of Apes del Lincoln Park Zoo di Chicago, che per 14 anni ha studiato gli scimpanzé nelle foreste della Repubblica democratica del Congo,  spiega a sua volta che «Gli esseri umani hanno a lungo influenzato le foreste tropicali africane e gli scimpanzé, ed  una delle questioni annose è se disturbo umano sia è un fattore di fondo che causa le aggressioni letali osservate. La chiave essenziale di questa ricerca è che l’influenza umana non stimola  una maggiore aggressività all’interno o tra le comunità di scimpanzé».

I dati del team di 30 ricercatori non sembrano lasciare dubbi: non siamo noi ad aver “insegnato” agli scimpanzé a diventare guerrieri ed omicidi e probabilmente gli antenati dell’umanità, quando si sono trovati  al  bivio evolutivo tra i pacifici bonobo e gli aggressivi scimpanzé, hanno scelto la strada che ha portato il maschio dell’Homo sapiens guerra, mantenendo però fortunatamente un po’ del pacifismo dei bonobo, soprattutto tra le donne e un bel po’ di giovani. Se è così, la pace sembra essere la nuova possibilità evolutiva dell’umanità…

Morgan spiega che «Le comunità di scimpanzé selvatici sono spesso divisi in due grandi categorie a seconda che essi vivano ambienti incontaminate o disturbati dagli  umani. In realtà, però, il disturbo antropico può verificarsi lungo un continuum e lo studio dei siti comprende che l’indagine venga effettuata in questo spettro temporale. Abbiamo scoperto che l’impatto umano non è un predittore del tasso di uccisioni  tra le comunità. Più impariamo a conoscere l’aggressività degli scimpanzé ed i fattori che scatenano gli attacchi letali tra gli scimpanzé, più i  manager dei parchi ed i  funzionari governativi saranno preparati ad  affrontare e mitigare i rischi per le popolazioni e soprattutto il cambiamento di utilizzo dei suoli da parte dell’uomo negli habitat degli scimpanzé».

Insomma, noi ed i nostri cugini continueremo a farci la guerra ognuno per conto proprio e non ci sarà l’Apes Revolution, ma la guerra e il progresso umano saranno sempre più pericolosi per la sopravvivenza dei primati, dai quali forse abbiamo ereditato il nostro istinto omicida e l’oscenità della guerra. Beati i bonobo che fanno l’amore e non la guerra.