Gli scout, la politica e la gestione del Parco di San Rossore

[19 giugno 2014]

Non ricordo precedenti di confronti anche molto polemici che si concludano con duello finale come ai tempi di D’Artagnan. Per il raduno degli scout in San Rossore è stato invece così, e non mi pare ci sia alcunché di cui rallegrarci. Al contrario penso che questa vicenda non abbia giovato a nessuno, tanta è la confusione che l’ha caratterizzata e che resta sul terreno.

Intanto un evento, per quanto discutibile, ha assunto subito i connotati di un intervento con effetti permanenti, tanto che negli ultimi giorni lo si è comparato assimilandolo disinvoltamente a un progetto in discussione da tempo sulle Dolomiti nel Parco dell’Adamello-Brenta che riguarda impianti e strutture per lo sci. Ma fin dalle prime battute il raduno è stato considerato da più parti come un vero e proprio lasciapassare per fare del Parco di San Rossore un’altra cosa; un via libera, insomma, a un parco dove si fa cosa si vuole.

Alcuni dei critici anche molto autorevoli ma che evidentemente hanno poca confidenza con il nostro Parco non hanno ricordato, tanto per fare un esempio, che non moltissimi mesi fa il comune di Vecchiano proprio in difesa del ‘suo’ Parco aveva detto no a un invadentissimo insediamento Ikea che faceva gola a parecchi, anche a Firenze. Vecchiano d’altronde non era nuovo a interventi del genere, visto che il Parco è nato all’insegna di un suo (e non facile) bel no ad un progetto speculativo – Salviati – che avrebbe portato i residenti da 8000 a 80.000.

Fulco Pratesi ha ricordato addirittura, a conferma che il Parco San Rossore avrebbe nel suo Dna questa visione e concezione poco affidabile dell’area protetta, la sua richiesta a sostegno dell’affidamento della gestione della tenuta presidenziale che sarebbe stato bene lasciare separata.

Peccato non ricordi che proprio noi del parco facemmo saltare prima al Senato una balordissima proposta di legge che trasformava San Rossore in una sbrindellata.. .azienda agricola. E per non farsi mancare nulla aggiunge che scomodammo anche Roberto Gambino, pianificatore doc, per far danni  all’ippodromo, che invece sapemmo contenere grazie a importanti e appropriate contropartite.

Sono cose di cui ci occupammo in un libro della Collane dell’ETS del 2008 di Giulio Ielardi dedicato ai parchi toscani. Ma già prima, nel 2005, in un libro della stessa collana dedicato ai 25 anni del Parco tornammo ampiamente su questi temi. Bastava leggerli e si sarebbero dette meno sciocchezze.

Ricordo di avere incontrato in San Rossore Gae Aulenti per dirgli che il Parco non intendeva, ad esempio,  riservare il prato dei conigli agli allenamenti dei cavalli perché ciò  avrebbe fatto danni seri a quel terreno togliendolo peraltro all’uso a cui è da sempre riservato, cioè i pic-nic nei giorni festivi. Ne emerge nel complesso una gestione del Parco che ha saputo, con alti e bassi e non senza difficoltà, evitare un vincolismo miope e burocratico per intraprendere una gestione ‘attiva’ rigorosa ma non ottusa.

Dispiace perciò che Garbari, che ha visto all’opera l’Ente  parco per molti anni, dica oggi che è bene che la gestione delle aree protette non resti affidata agli attuali amministratori. I politici oggi non godono di buona fama, ma se un Parco come il nostro ha fatto la strada che ha fatto e ha saputo avvalersi del sostegno di personalità come Cederna è perché i politici, a partire dai sindaci, hanno saputo fare la parte che a loro assegna la legge e che oggi troppi dimenticano.

Comunque vada a finire con il raduno, quindi, è assurdo pensare che ora prederà avvio una nuova e brutta stagione del Parco. Sono altri i rischi a cui vanno incontro i nostri parchi se finalmente non cambierà musica sul piano nazionale e anche regionale, che ci vede impegnati a discutere e approvare la nuova legge sui parchi. Un esito che non dipenderà da nessun duello rusticano, perché sul terreno non dobbiamo lasciare morti e feriti ma norme rinnovate in grado di aiutarci e rinnovare anche le politiche di governo del territorio.

Mi chiedo infine perché tanta sensibilità nei confronti di un evento innegabilmente rilevante non abbia finora messo nei fari una situazione come quella delle cave delle Apuane che mette – quella sì – a rischio un territorio e un Parco di cui da più parti si chiedono  addirittura le dimissioni. Senza disfide è ancora possibile farlo.

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