«Il declino degli uccelli in ambiente agricolo si accelera e raggiunge un livello prossimo alla catastrofe ecologica»

Gli uccelli scompaiono dalle campagne a una “velocità vertiginosa”

Due nuovi studi francesi: la primavera si annuncia sempre più silenziosa

[21 marzo 2018]

I risultati di due studi  – uno a livello nazionale e l’altro a livello locale – realizzati dai ricercatori del Muséum national d’Histoire naturelle e del Centre national de la recherche scientifique (Cnrs) giungono alla stessa conclusione:  «Gli uccelli delle campagne francesi spariscono a una velocità vertiginosa. In media, le loro popolazioni si sono ridotte di un terzo in 15 anni». E, vista l’accelerazione delle perdite degli ultimi anni, questa tendenza non sembra proprio in calo.

Grazie agli ornitologi dilettanti e professionisti che hanno identificato e contato gli uccelli su tutto il territorio della Francia metropolitana, lo  Stoc (Suivi Temporel des Oiseaux Communs), un programma di citizen science condotto dal Muséum national d’Histoire naturelle all’interno del Centre des sciences de la conservation (Cesco), produce degli indicatori annuali sull’abbondanza delle specie nei diversi habitat (foreste, città, campagne, ecc) e lo studio sottolinea che «I rilievi effettuati in ambiente rurale mettono in evidenza dagli anni ’90 una diminuzione delle popolazioni di uccelli che vivono in ambiente agricolo. In 15 anni, le specie specializzate di questi ambienti,  come l’allodola, la sterpazzola o l’ortolano, hanno perso in media un individuo su tre. E le cifre mostrano che il declino si è ancora intensificato nel 2016 e 2017».

Risultati nazionali che vengono confermati da un secondo studio condotto  su scala locale dal Cnrs nella zona di Plaine & Val de Sèvre, dove dal 1995 dei ricercatori del Cebc  (Centre d’études biologiques de Chizé del Cnrs Université de La Rochelle) studiano l’avifauna nelle Deux-Sèvres, 160 zone di 10 ettari di una piana cerealicola tipica del territorio agricolo francese.  Al Cebc dicono che «In 23 anni, tutte le specie di uccelli della piana hanno visto la loro popolazione precipitare: l’allodola perde più di un individuo su tre (-35%); con 8 individui scomparsi su 10, le pernici sono quasi decimate. Questo declino colpisce tutte le specie di uccelli in ambiente agricolo, sia le specie cosiddette specialiste – che frequentano prioritariamente questo ambiente – che le specie cosiddette generaliste che si ritrovano in tutti i tipi di habitat, agricoli e no».

Ma secondo lo Stoc, a livello nazionale  le specie generaliste non sono in declino, quindi la diminuzione constatata avviene in ambiente agricolo  e per i ricercatori «ha senza dubbio un legame con il calo degli insetti. Questa scomparsa massiccia osservata a differenti livelli è concomitante con l’intensificazione delle pratiche agricole di questi ultimi 25 anni, più in particolare dal 2008-2009. Un periodo che corrisponde tra l’altro alla fine degli incolti imposti dalla Politica agricola comune, alla fiammata dei prezzi del grano, alla ripresa della sovra-concimazione al nitrato che permette di avere del grano superproteico e alla generalizzazione dei neonicotinoïdi, pesticidi neurotossici molto persistenti».

Questi due studi, condotti entrambi per un periodo di una ventina di anni e su scale spaziali diverse, rivelano l’ampiezza del fenomeno: «Il declino degli uccelli in ambiente agricolo si accelera e raggiunge un livello prossimo alla catastrofe ecologica. Nel 2018, numerose regioni delle piane cerealicole potrebbero conoscere la primavera silenziosa (“Silent spring”) annunciata dall’ecologa americana Rachel Carson 55 anni fa a proposito del tristemente celebre DDT vietato in Francia da 45 anni».

I ricercatori del Cnrs evidenziano che «Se questa situazione non è ancora irreversibile, diventa urgente lavorare con tutti gli attori del mondo agricolo per accelerare il cambiamento delle pratiche e prima di tutto con gli agricoltori che oggi hanno le chiavi per invertire la tendenza».

Grégoire Loïs, direttore di Vigie-Nature, il programma di citizen science del Muséum national d’Histoire naturelle, la conclusione è chiara, le cause di questa ecatombe, già rivelata nel 2014 in uno studio pubblicato su Ecology Letters e che denunciava la perdita di 421 milioni di uccelli in Europa in 30 anni«Sono le pratiche agricole, quindi le soluzioni si trovano ugualmente nelle pratiche agricole.E’ urgente cambiare modello per avere sia produttiva che rispettosa del vivente, che è alla base della nostra alimentazione».

E’ parzialmente d’accordo anche concède Hervé Lapie, presidente della Fédération régionale des syndicats des exploitants agricoles du Grand Est della Fnsea, il principale e più produttivista sindacato agricolo francese, che  ha detto a Le Monde: «Abbiamo bisogno di politiche di incentivi per aiutare gli agricoltori a rimettere le siepi, lasciare intatti i bordi delle strade per incoraggiare il ritorno degli insetti, siamo molto interessati perché la biodiversità è essenziale per produrre. Bisogna mettere gli agricoltori in modalità progetto su questo argomento», Ma, a differenza di ricercatori e ambientalisti, Lapie è anche convinto che «Nessun modo per cambiare il modello agricolo può fare a meno dei pesticidi. Fnsea può arrivare a un contratto di soluzione per ridurre i prodotti fitosanitari, ma quando ho un figlio malato, lo tratto. Se non proteggo il mio grano dal Fusarium dell’avena o dalla segale cornuta, non è salutare perché è pericoloso per la salute umana. Se non usassimo più i pesticidi, dovremo mo temere per la salute dei francesi, sarebbe un disastro sanitario». Piuttosto che cambiare modello, Lapie preferisce parlare di “evoluzione” e afferma di aver ridotto del 35% dal 1992 la quantità di principi attivi dei prodotti fitosanitari che utilizza  nella sua azienda agricola. Lapie presiede anche l’associazione Symbiose, pour des paysages de biodiversité , creata «con cacciatori e apicoltori per i quali i neonicotinoidi utilizzati nel trattamento delle sementi delle mie barbabietole non presentano alcun problema».  Il problema è che nel comitato direttivo di questa associazione “per la biodiversità” c’è anche una multinazionale come la  BASF, che produce  proprio i neonicotinoidi noti come “killer delle api”…

In questo contesto di avanzato declino dell’avifauna dei campi e di associazioni agricole recalcitranti, Allain Bougrain-Dubourg, presedente della Ligue pour la protection des oiseaux (la Lipu francese) denuncia che l’allodola è ancora catturabile e cacciabile anche se è ormai in pericolo critico di estinzione, E conclude sconsolato: «Tristemente, l’allarme dei ricercatori non è uno scoop: l’emorragia della biodiversità si conferma giorno dopo giorno. Paghiamo la nostra indifferenza su questo tema che non è penetrato nelle coscienze contrariamente al clima. E non far niente per fermare urgentemente tutto questo  è un crimine contro l’umanità, perché non abbiamo capito che il collasso del vivente riguarda l’uomo, almeno tanto quanto il cambiamento climatico».