Godzilla contro Godzilla. Le salamandre giganti cinesi stanno sconfiggendo le giapponesi [FOTOGALLERY]

Lo scontro biologico sembra replicare quello tra le due superpotenze, ma entrambe le specie sono a rischio estinzione

[5 giugno 2014]

Le salamandre giganti giapponesi (Andrias japonicas) vivono nelle pigre correnti di corsi d’acqua che scorrono tra le rocce in Giappone. Ma la salamandra gigante cinese (Andrias davidianus) ha raggiunto l’impero del Sol Levante e sta conquistando pian piano il territorio nemico.

Sembra la nuova versione di “Godzilla”, e qualcuno potrebbe vederci una metafora dello scontro nazionalistico di Cina e Giappone per un pugno di isolotti (e gas e petrolio) spersi nel mare tra i due Paesi da sempre rivali e spesso nemici, ma in realtà stiamo parlando di due salamandre giganti del genere Andrias che sono a rischio di estinzione e che ora la globalizzazione delle merci ha messo una di fronte all’altra. La salamandra gigante giapponese, che raggiunge quasi il metro e mezzo di lunghezza ed arriva a pesare anche 25 Kg sarebbe il più grande anfibio vivente se non ci fosse la salamandra gigante cinese, che può arrivare (i maschi) ad 1,8 metri di lunghezza.

Tra le due salamandre “Godzilla” fino ad ora la più a rischio sembrava la Andrias davidianus cinese, ma sembra aver trovato un nuovo areale lontano dagli inquinati fiumi cinesi, proprio nelle limpide acque di montagna dove vive la Andrias japonicas. Il problema è che questi due anfibi non solo si somigliano molto, ma hanno anche comportamenti riproduttivi speculari.

Lo scontro tra i due giganti si sta svolgendo nel bacino idrico poco profondo del Kamogawa, precisamente nel fiume Katsuragawa. Queste enormi salamandre praticano la fecondazione esterna e l’ibridazione tra le due specie sembra molto estesa, tanto che il professor Massafumi Matsu, dell’università di Koyto, sospetta che quasi il 50% di tutte le salamandre giganti nate in quest’area del Giappone siano ibridate. Un tasso di successo che è in parte dovuto alla naturale aggressività dei maschi di salamandre giganti cinesi che scacciano i loro molto più tranquilli rivali giapponesi durante la selezione del partner.

Ma come ha fatto il colossale anfibio cinese ad arrivare in Giappone ed a raggiungere Kamogawa? Non certo da solo: la Andrias davidianus è stata importata nell’Arcipelago negli anni ’70 come prelibatezza da servire nei pranzi degli aristocratici giapponesi. Ma come sempre succede, alcune  vittime designate sono riuscite a fuggire ed oggi i mini-Godzilla cinesi sono alla conquista del Giappone.

Ora si sta pensando di eradicare le Andrias davidianus come viene fatto per molte specie invasive, ma la sterilizzazione chimica è già stata esclusa, anche per i possibili impatti sulle salamandre autoctone ch sulle altre specie di acqua dolce, inoltre la salamandra gigante cinese è una specie protetta a livello internazionale. Allora che fare? Una proposta è quella di catturare le Andrias davidianus e gli ibridi e di trasferirli sull’isola di Misfit, in un allevamento in cattività. Ma interventi simili su altre specie aliene dimostrano che anche il progetto di questo tipo realizzato meglio serve solo a mitigare densità della popolazione invasiva ed il suo impatto ambientale, ma non ad eliminare popolazioni ormai stabili.

Anche questa volta l’ingordigia umana ha fatto nascere un piccolo Godzilla e non sa come affrontarlo, mentre ci guarda dal suo covo acquatico e aspetta di prendersi una rivincita sugli esseri umani che lo avevano portato sull’orlo dell’estinzione.

Abbiamo comunque a che fare con anfibi antichissimi ed eccezionali, giganti notturni sono noti per le loro vocalizzazioni, tanto che la salamandra gigante cinese si è guadagnata il nome di “pesce infante” perché i suoi richiami somigliano a quelli di un bambino. Ma  sia le Andrias davidianus che le Andrias japonicas vengono anche chiamate, sia in Cina che in Giappone, “pesce pepe” per il loro perfetto mimetismo che le rende praticamente invisibili sul fondo dei fiumi, dove restano in agguato in attesa di una preda da inghiottire.