Google e citizen science: arriva la street view sottomarina per studiare le barriere coralline

[21 agosto 2013]

All’Intecol Congress Ecology: Into the next 100 years, in corso a Londra ed organizzato dalla British Ecological Society (Bes), è stato presentato un nuovo modo di studiare le barriere coralline di tutto il mondo, grazie a panorami a 360 gradi dell’underwater street-view di Google. Questo pionieristico progetto permetterà agli ecologisti di sfruttare la collaborazione con la gente comune per scoprire come le barriere coralline stanno rispondendo ai cambiamenti climatici.

Questa ricerca voluta dalla Catlin Seaview Survey utilizza la tecnologia di riconoscimento delle immagini per valutare automaticamente le creature sul fondo marino. Finora sono già state riprese centinaia di migliaia di immagini sulla Grande Barriera Corallina australiana e nei Caraibi.

Ove Hoegh-Guldberg, dell’Università di Queensland, che guida il team di ricercatori, sottolinea che «Questa nuova tecnologia ci permette di capire rapidamente la distribuzione e l’abbondanza degli organismi chiave, come i coralli, su grandi scale. Le nostre spedizioni nel 2012 nella Grande Barriera Corallina hanno filmato  più di 150 km di reef-scape utilizzando questi metodi», .

Il progetto si sta estendendo e punta ad un maggior contributo della citizen science nella ricerca: «Abbiamo in programma di coinvolgere i cittadini online per  aiutarci a contare una vasta gamma di organismi che appaiono nelle immagini ad alta definizione. Chiunque abbia accesso a un computer sarà in grado di aiutarci a registrare creature come razze, tartarughe, pesci e stelle marine corona di spine – spiega  Hoegh-Guldberg  –  Solo l’1% dell’umanità ha mai fatto immersioni in una barriera corallina e rendendo quest’esperienza facilmente accessibile, la ricerca aiuterà ad allarmare milioni di persone in tutto il mondo sulla  difficile situazione delle barriere coralline».

Lo staff di Hoegh-Guldberg  utilizzerà i dati di questa innovativa ricerca anche per capire l’impatto del cambiamento climatico sulla Grande Barriera Corallina. Nella stazione di ricerca di Heron Island, nel Queensland, si stanno eseguendo esperimenti di simulazione del clima a lungo termine che per la prima volta in assoluto utilizzano sistemi controllati dal computer per simulare i livelli di CO2, le temperature  e le condizioni climatiche passate, presenti e future intorno alle barriere coralline.

Il team sottolinea che «Le barriere coralline hanno forti difficoltà ad adattarsi anche alle condizioni in cui ci troviamo oggi, rispetto ai livelli di biossido di carbonio e le temperature del mare. Il nostro lavoro sta mostrando alcune osservazioni interessanti, come ad esempio la mancanza di adattamento delle comunità di barriera ai cambiamenti che si sono verificati fino ad oggi. Peggio ancora, i nostri risultati dimostrano che, anche all’interno delle più moderate proiezioni sul cambiamento climatico dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change, la maggior parte dei coralli lotta per sopravvivere e le barriere saranno rapidamente decalcificate».

L’esposizione dei coralli e dei loro microrganismi simbionti, i dinoflagellati, alle future condizioni dell’oceano rivela anche come questi organismi essenziali per la vita negli oceani affronteranno i cambiamenti di acidità e temperatura del mare.

Gli esperimenti di Hoegh-Guldberg dimostrano che le risposte al global warming coinvolgono l’intero organismo, non solo qualche caratteristica della sua biologia: L’idea che l’evoluzione all’interno di questi sistemi possa essere di rapida è in gran parte infondata. Più complessa è la risposta, maggiore è il numero di sistemi biologici coinvolti e maggiore è il numero di geni che dovranno essere cambiati  in modo coordinato per rendere in grado gli organismi di sopravvivere».

Per maggiori informazioni sulla “Street-view” delle barriere coralline:

https://www.google.com/maps/views/streetview/oceans?gl=us&hl=en-us