Google Glass e droni contro i bracconieri del Nepal

[4 luglio 2014]

A marzo il Nepal ha festeggiato un “anno a zero bracconaggio”, ma a maggio un rinoceronte è stato ucciso dai bracconieri, evidenziando la necessità di rafforzare il pattugliamento e monitoraggio nelle zone vulnerabili del Paese. Ora, secondo quanto scrive l’International Business Times, «nel tentativo di arginare il bracconaggio e il commercio illegale di fauna selvatica nel Paese, il World wild fund for Nature, o Wwf, in Nepal sta progettando di sfruttare una mix unico di tecnologia».

Wwf Nepal ha infatti conclusa con successo una serie di test, integrando un ID-based wearable monitoring system con Google Glass, e droni, veicoli aerei senza equipaggio o Uav, per monitorare efficacemente rinoceronti, tigri, elefanti e leopardi delle nevi. Ieri il  South China Morning Post ha rivelato che «il Nepal sta progettando di implementare la tecnologia a terra entro la fine dell’anno».

Sabita Malla, una ricercatrice del Wwf Nepal ha detto al giornale cinese che «I metodi tradizionali di immissione di tali dati sui rinoceronti richiedono giorni. Se attuato correttamente, questo sistema potrebbe rivoluzionare il nostro lavoro. Si risparmia tempo e fornisce dati in tempo reale che ci aiuta a tracciare i rinoceronti. Spero che il monitoraggio in tempo reale dei rinoceronti, che sono un bersaglio frequente dei bracconieri per i loro corni, possa ridurre significativamente tali incidenti».

Il nuovo sistema di tracking permette ai ricercatori di monitorare i movimenti di animali attraverso un Gps indossabile le informazioni vengono poi trasmesse direttamente agli occhiali, utilizzando un’applicazione ad hoc realizzata da Google, che permette ai ricercatori di registrare le caratteristiche individuali ei movimenti degli animali. Questa tecnologia consente inoltre di scaricare dati in un database centrale al quale possono accedere le autorità interessate.

Il Wwf Nepal ha anche in programma di attuare entro la fine dell’anno “pattugliamenti smat”, utilizzando una combinazione tra gruppi di pattugliamento muniti di GPS e droni per monitorare aree protette.

Il Nepal ha già testato gli Uav nel 2012 in uno dei suoi parchi nazionali e il Wwf negli ultimi 2 anni ha addestrato 40 persone ad utilizzare i  droni. Secondo Scientific American, da agosto, i droni verranno utilizzati per monitorare un parco nazionale nel Chitwan, circa 80 km a est di Kathmandu, e uno a Bardia, vicino al confine indiano. Maheshwar Dhakal, un ecologo del Department of national park and wildlife conservation del Nepal, ha detto al presso il Dipartimento di Parco Nazionale e conservazione della fauna selvatica, ha detto al South China Morning Post  che «Oltre a rafforzare gli sforzi anti-bracconaggio, le moderne tecnologie hanno anche contribuito allo studio degli animali in via di estinzione e dei loro habitat. L’utilizzo di tecnologie dell’informazione all’avanguardia non solo aiuterà i ricercatori e le comunità locali, ma potrebbe  anche assistere il governo nella definizione di nuove politiche e leggi. Tuttavia, non bisogna basarsi  unicamente sulla tecnologia per la sorveglianza delle zone vulnerabili».

Gli ambientalisti ritengono che una mobilitazione aggressiva delle risorse umane, comprese le unità anti-bracconaggio comunitarie, insieme a questa tecnolgia avanzata di monitoraggio avanzato possano aiutare a combattere i crimini della fauna selvatica. Il cosiddetto pattugliamento intelligente nelle sue aree protette «Rende pattugliamento più scientifico –  sottolinea Diwakar Chapagain, del wildlife trade monitoring department del Wwf Nepal – Si basa di più sull’evidenza».

Dhakal però raffredda gli entusiasmi e ricorda che «in un Paese come il Nepal, con una geografia diversificata e un bilancio per la conservazione limitato, è importante per valutare la sostenibilità finanziaria e tecnica di questi strumenti tecnologici. Negli ultimi anni, mentre alcuni Paesi hanno visto calare  i numeri della loro rappresentanza di specie protette, il Nepal ha assistito ad un aumento della popolazione di rinoceronti e tigri, nonostante la dilagante domanda internazionale per i loro organi e pelli. La tecnologia è parte della soluzione, ma ci devono essere una serie di meccanismi di controllo e di monitoraggio nelle aree remote con poco o nessun pattugliamento. È importante per tutti lavorare insieme, anche per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera con altri Paesi».