Il governo del Brasile interviene per salvare gli ultimi indios Kawahiva. Survival: «Vittoria!»

Il ministro della giustizia brasiliano ha istituito un’area per proteggere la terra dei Kawahiva

[22 aprile 2016]

kawahiva

Nell’Amazzonia brasiliana un piccolo gruppo di Indiani incontattati, i Kawahiva, è sull’orlo dell’estinzione. Survival preme da anni perché sia riconosciuto lorio il possesso delle loro terre ancestrali nella foresta pluviale, ma la situazione è precipitata dopo che i taglialegna abusivi hanno invaso il loro territorio, il Rio Pardo, nello Stato del Mato Grosso, dove il tasso della deforestazione illegale è il più alto mai registrato nell’Amazzonia brasiliana.

Survival internationa denuncia: «Gli ultimi membri della tribù sono costretti a vivere in fuga per sfuggire alle violenze degli stranieri. Attacchi brutali e malattie hanno già ucciso i loro famigliari. I taglialegna si stanno avvicinando sempre più». La regione del Rio Pardo è nella municipalità di Colniza, una delle aree più violente del Brasile e il 90% del reddito di Colniza viene dal disboscamento illegale. La situazione dei Kawahiva è così grave che nel 2005 un pubblico ministero avviò la prima indagine mai realizzata in Brasile sul genocidio di una tribù incontattata. Furono arrestate 29 persone, tra cui un ex governatore dello stato e un capo di polizia, sospettate di essere coinvolte nell’uccisione dei Kawahiva,  ma poi furono rilasciate  per mancanza di prove.

Ma alla fine, dopo mesi di pressione da parte dei sostenitori di Survival International di tutto il mondo, il nuovo ministro della giustizia brasiliano, Eugênio Aragão, è intervenuto per salvare la tribù incontattata dei Kawahiva dal genocidio. Un successo ottenuto grazie alla campagna lanciata nel settembre 2015 dal premio Oscar Mark Rylance con l’obiettivo di persuadere il governo brasiliano a demarcare e proteggere il territorio dei Kawahiva. I sostenitori di Survival hanno bombardato il ministro brasliano con 144.000 email  e il 19 aprile Aragão ha firmato il decreto per la creazione di un’area protetta che delimita il territorio dei Kawahiva. Secondo Rylance la firma del ministro della giustizia «È una grande notizia, abbiamo contribuito a proteggere un popolo unico e vulnerabile che, per quanto piccolo, è parte della nostra diversità umana. Ora hanno la possibilità di sopravvivere».

Survival dice che «Ora è essenziale che il Brasile garantisca la piena attuazione del decreto e rispetti il diritto della tribù a vivere nella propria terra senza invasioni esterne. Data la turbolenta situazione politica del Brasile, Survival continuerà a monitorare gli sviluppi dentro e fuori il territorio. È inoltre fondamentale che il Funai (Fundação Nacional do Índio) –  il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni e il suo piccolo ma zelante team che da anni monitora la situazione sul campo, siano finanziati, sostenuti ed equipaggiati in modo adeguato, a prescindere dal caos politico che sta scuotendo il paese. Le tribù incontattate sono i popoli più vulnerabili del pianeta. Rischiano lo sterminio a causa delle violenze di esterni che le derubano di terre e risorse, e di malattie come influenza e morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie.Il modo migliore per proteggere le tribù incontattate è metterle nelle condizioni di potere determinare liberamente il proprio futuro è riconoscere il loro diritto alla terra e all’auto-determinazione. Questo decreto contribuirà in modo sostanziale a garantire questi diritti ai Kawahiva, che da anni vivono in fuga dai taglialegna e da altre minacce provenienti dall’esterno». Il Funai monitora un gruppo di Kawahiva da 17 anni. Nel 2011 un funzionario sul campo li ha filmati per caso: adulti e bambini sembravano in salute. Nascosti nella foresta potrebbero esserci altri gruppi di Kawahiva incontattati.

Survival spiega che «I Kawahiva sono cacciatori-raccoglitori nomadi. Di loro sappiamo molto poco perché non hanno contatti pacifici con l’esterno. Potrebbero essere strettamente imparentati a una tribù vicina, chiamata Piripikura, perché hanno una lingua simile, lo stesso taglio di capelli e per pescare il pesce usano lo stesso tipo di punta di freccia. Le tribù confinanti li chiamano il “popolo dalla testa rossa” o anche il “popolo basso”.I Kawahiva del Rio Pardo fanno parte di un gruppo più ampio che si è gradualmente suddiviso con l’invasione delle loro terre da parte degli esterni. È probabile che molti siano stati uccisi dagli invasori che hanno rubato loro terra e risorse, o che siano morti per malattie introdotte dall’esterno, come influenza e morbillo, verso cui non hanno difese immunitarie».

Il direttore generale di Survival, Stephen Corry, conclude: «Ovviamente è davvero gratificante constatare che la pressione dei nostri sostenitori ha funzionato, e accogliamo con soddisfazione la decisione del Ministro della Giustizia. Ma ora aspettiamo di vedere prove concrete: l’attuazione pratica del decreto e la protezione del territorio kawahiva da parte delle autorità. Solo allora potremo celebrare a pieno questa vittoria, segnata solo grazie al potere delle persone comuni e della pressione internazionale».