Governo del territorio e piano paesistico, Marras: «Serve più coraggio sulla semplificazione»

[19 marzo 2014]

Che territorio e paesaggio siano valori costitutivi che connotano fortemente l’immagine della Toscana nel mondo, nessuno osa più metterlo in discussione. Va quindi salutato positivamente l’arrivo in commissione affari istituzionali del Consiglio regionale della nuova legge sul “governo del territorio” e del “piano paesaggistico”.

Si tratta di strumenti indispensabili per il futuro della nostra regione, i cui contenuti possono essere ulteriormente migliorati in sede di esame della commissione. La legge sul governo del territorio, infatti, compie un decisivo passo in avanti per limitare il consumo di suolo, ribaltando l’approccio che negli ultimi dieci anni in questo Paese ha provocato la perdita di 1,5 milioni di ettari di terreni agricoli, 300.000 dei quali coltivati, con un terzo di questi terreni (500 mila ettari) finiti sotto il cemento di abitazioni, strade, centri commerciali, capannoni industriali. E i rimanenti “intrappolati” fra le costruzioni compromettendone l’uso agricolo (elaborazione Agriturist). E lo fa non mortificando il comparto manifatturiero dell’edilizia, come strumentalmente sostiene Forza Italia, ma chiedendogli di contribuire con una riconversione produttiva basata sulla rigenerazione urbanistica e ambientale delle città, e sulla riqualificazione energetica degli edifici. Con l’obiettivo d’innalzare qualità urbanistica, architettonica, paesaggistica e sociale di centri abitati e aree produttive.

In parallelo, peraltro, bisogna avere il coraggio di modificare la legge per semplificare ulteriormente le procedure di programmazione urbanistica e di autorizzazione edilizia. Che risentono ancora troppo del vecchio modo di governare questi settori.

Un ragionamento a sé stante, infine, lo merita il piano paesistico regionale. La cui rilevanza è fuori discussione, considerando quanto il paesaggio sia un trade mark della Toscana.

Tuttavia, anche in questo caso è necessario avere un po’ più coraggio. Perché il regime dei vincoli previsti dal piano rischia di tradursi in un eccesso di burocrazia, provocando a cascata problemi di gestione urbanistica e edilizia sui territori. Faccio un esempio concreto, che conosco bene per il mio ruolo di presidente della Provincia di Grosseto: il piano regionale prevede nella zona di Capalbio un irrealistico vincolo archeologico su un’area di 7.000 ettari. Di fatto configurando una delle zone archeologiche più grandi d’Italia, che se rimanesse tale – ma andrebbe giustificata rispetto al valore delle reali emergenze archeologiche – sottoporrebbe qualunque attività produttiva a una serie onerosissima di adempimenti burocratici e amministrativi.

di Leonardo Marras, presidente Provincia di Grosseto