Bracconaggio: i grandi mammiferi dell’Africa centrale minacciati dai gruppi armati

Appello Onu per la mobilitazione contro il bracconaggio e per rendere protagoniste le comunità locali

[26 gennaio 2018]

Appena trenta anni fa, migliaia di elefanti vagavano nelle aree protette dell’Africa  centrale e oggi le loro popolazioni sono state decimate. Nel Parc national de la Garamba, nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), sono sopravvissuti  tra i 1.100  i 1,400 elefanti, negli anni ’80 erano 20.000. E la realtà per altri grandi animali  sembra essere anche peggiore: lo scacciamosche, di solito fabbricato con la coda di  giraffa, in numerose società africane è un simbolo di autorità, e la coda della giraffa del Kordofan è la più richiesta, per questo è diventata uno dei principali obiettivi dei bracconieri e dei gruppi armati ribelli. Ormai nel Garamba  vivono solo una quarantina di giraffe.

Una situazione terribile che emerge in tutta la sua violenza sociale e ambientale nel rapporto “An Assessment of Poaching and Wildlife Trafficking in the Garamba-Bili-Chinko Transboundary Landscape” pubblicato da Traffic che mette in guardia sulle ripercussioni delle attività dei gruppi armati sulla fauna selvatica dell’Africa centrale. Nel rapporto si legge: «E’ chiaro che il bracconaggio organizzato e il traffico di specie selvatiche da parte di attori non statali armati (gruppi armati, milizie e bracconieri fortemente militarizzati) minaccia gravemente la sopravvivenza di alcune delle specie più emblematiche della regione, in particolare gli elefanti e le giraffe».

Il rapporto si concentra si tre zones de conservation nella Repubblica Centrafricana e nella Rdc, ma i bracconieri sono attivi anche nel Parco nazionale di Lantoto nel Sud Sudan, che è proprio alla frontiera ccol Garamba. Tra i gruppi armati ribelli che operano nella regione ci sono le milizie janjaouid del Sudan, la Lord’s Resistance Army dell’Uganda, i combattenti rivali anti-Balaka e Séléka della Repubblica CEngtrafricana, l’esercito ribelle che si oppone ala l Sudan’s People’s Liberation Army  del Sud Sudan e bande di bracconieri armate fino ai denti.

L’Unep dice che «La conservazione è diventata un’impresa pericolosa» e nell’ottobre 2016, in seguito a un appello dei gestori dei Parchi della regione, l’Unione europea ha organizzato un workshop  per discutere del miglior modo per sostenere la conservazione, garantire la sicurezza e contribuire alla ricostruzione della fragile economia locale.

Gruppi armati e bracconieri non risparmiano nemmeno i nostri “cugini”, gli scimpanzé: il rapporto di Traffic indica che nell’est della Rdc  la popolazione di questi primati è diminuita dall’80 al 98%, soprattutto a causa del bracconaggio per rifornire i mercati di selvaggina. La zone protégée de Bili Ouele è un sito molto importante per lo scimpanzé orientale e ospita anche il gatto dorato africano, il bongo, il bufalo l’éland gigante, l’ippopotamo e il leopardo. La Zona transfrontaliera di Chinko e i suoi dintorni sono occupasti da milizie della Repubblica Centrafricana, da bracconieri della Rdc e del Sud Sudan e da pastori originari soprattutto del Ciad e del Sudan. Prima era inabitata e ci vivono più di 75 specie di manmiferi, compresi scimpanzé ed elefanti.

Le scimmie vengono sterminate per soddisfare la crescente richiesta di carne che «E’ particolarmente intensa intorno ai compi di sfruttamento minerario artigianale e di sfruttamento forestale, dove la carne di selvaggina è generalmente la principale fonte di proteine». Il duplice effetto di un’alimentazione insufficiente e dell’inquinamento dovuto alle miniere illegali potrà solo esacerbare  la minaccia per la biodiversità dellla regione, innescando una serie di eventi che potrebbero compromettere i mezzi di sussistenza per numerose comunità locali.

Anche per questo l’United Nations environmen programme (Unep) ha ricordato il ruolo essenziale delle comunità locali dell’Africa centrale per la protezione dei grandi mammiferi minacciati dai gruppi armati: Bianca Notarbartolo, dell’Unep sottolinea che «L’importanza del coinvolgimento delle comunità locali nella lotta contro il bracconaggio e del rafforzamento dei loro mezzi di sussistenza alternativi è attualmente largamente riconosciuta da diversi forum nazionali, regionali e mondiali, Ma questi impegni devono essere accompagnati da una messa in opera efficace e sufficiente. Rafforzare il ruolo delle comunità locali nella gestuone della fauna dovrebbe essere al centro di ogni strategia mirante a lottare contro il commercio illegale di specie selvatiche e  ad assicurare la protezione della fauna e della biodiversità in futuro»

Il rapporto di  Traffic sottolinea che non tutto è perduto: «Fortunatamente, esistono sul terreno delle agenzie di conservazione devote e competenti  e queste organizzazioni dovrebbero essere pienamente sostenute (finanziariamente, logisticamente e politicamente) perché possano continuare a difendere la fauna e l’ecosistema contro le enormi pressioni che attualmente vengono esercitate su di loro».

Traffic  fraccomanda anche  di promuovere campagne informative per  far capire quali sono le specie  che stanno scomparendo e altre specie protette, le leggi e la loro applicazione e la corruzione, Il rapporto chiede anche un’inchiesta dettagliata sul traffico di specie selvatiche nel sud-est della Repubblica Centrafricana  e il sostegno ai mezzi di sussistenza comunitari alternativi, così come  una cooperazione transfrontalière tra gli Stati danneggiati dalle attività delle milizie armate e dai bracconieri.