Grandi navi, quali i rischi del turismo da crociera per Venezia?

[21 giugno 2013]

Il grido d’allarme è stato lanciato in tutti i modi e da tutto il mondo. Al Comitato No Grandi navi – Laguna Bene comune, che si oppone al transito delle maxi navi da crociera nella laguna di Venezia e nel Canale della Giudecca, non mancano certo consensi e sostenitori eccellenti. Dallo storico Salvatore Settis a un grande fotografo come Gianni Berengo Gardin, alla past-president di Venice in peril,  Anna Somers Cocks, che in un suo recente intervento ribalta il titolo del libro di Thomas Mann, La Morte a Venezia, in La prossima morte di Venezia? Ma quali sono i rischi e i pericoli che denuncia il Comitato No Grandi navi – Laguna Bene comune e che tengono con il fiato sospeso intellettuali, artisti e, soprattutto, i cittadini di un luogo unico al mondo? Innanzitutto i numeri. Negli ultimi quindici anni il traffico delle navi da crociera nella laguna di Venezia è aumentato in modo esponenziale: si è passati dai 206 attracchi del 1997 ai 655 del 2011 fino ai 663 del 2012. A ciò si aggiunge il fatto che la stazza lorda delle navi è via via aumentata, al punto che, il 2 giugno 2012, a nemmeno cinque mesi dalla tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio, ha fatto il suo ingresso in laguna la Msc Divina, la più grande nave mai entrata nel bacino di San Marco: 333 metri di  lunghezza e 67 di altezza, per 140 mila tonnellate e una capienza di 3502 passeggeri.

Il decreto Passera-Clini, emanato subito dopo il naufragio della Concordia, impone il passaggio ad almeno due miglia dalla Laguna veneta e dalle aree protette alle navi superiori alle 40 mila tonnellate: nemmeno il Titanic, in teoria, sfuggirebbe a questo provvedimento. Questo decreto, tuttavia, non è ancora riuscito a fermare il pericolo che analoghi incidenti avvengano in un ecosistema fragile e unico come la Laguna di Venezia, che rimane in attesa di “soluzioni alternative”. L’incontro tenutosi il 13 giugno scorso a Roma, tra il Ministro dei Trasporti, dell’Ambiente e il sindaco di Venezia, il presidente della Regione Veneto, il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, il Comandante delle capitanerie di porto e i rappresentanti degli armatori, ha fatto slittare la definizione delle soluzioni al 25 luglio.

L’obiettivo è quello coniugare la salvaguardia dell’ambiente con l’enorme afflusso di crocieristi, che nel 2011 sono stati 1,8 milioni. Un turismo sempre più incompatibile per Venezia, alle prese invece da anni con un progressivo calo di abitanti. I dati sull’impatto economico del turismo da crociera nella laguna sono stati indagati da Giuseppe Tattara, professore ordinario di Economia politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nella pubblicazione È solo la punta dell’iceberg! Il titolo, afferma Tattara, «si spiega con il fatto che nel bilancio costi-benefici non vengono mai presi in considerazione i costi non quantificabili». Le navi da crociera ormeggiate in porto producono un livello di rumore di 110 decibel quando il limite è di 55.

Inoltre, un’indagine dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPAV), evidenzia come per ogni giorno di sosta in porto, una nave da crociera produca una quantità di inquinamento e polveri sottili pari al traffico di Mestre o a 40.000 auto. Il Venice Blue Flag II è un accordo, da poco sottoscritto tra il Comune di Venezia e le compagnie di navigazione, che ha l’obiettivo di ridurre l’inquinamento atmosferico causato dalle navi, imponendo l’utilizzo di combustibile con tenore di zolfo non superiore allo 0,1%. Tuttavia, le ciminiere di questi paesi galleggianti continuano ad emettere fumi neri, inquinanti: «Gli effetti di queste emissioni sulla città di Venezia sono veramente non da poco» sostiene l’eurodeputato On. Andrea Zanoni, che ha depositato in Commissione Europea un’interrogazione sul rischio che le grandi navi da crociera rappresentano per Venezia.

«Adesso non c’è più tempo per le parole e i proclami, servono fatti concreti, ordinanze di divieto che tutelino l’ambiente e i monumenti. Non si può avere tutto: non si può auspicare un’invasione di turisti ‘perché portano ricchezza’ senza tener conto degli svantaggi che ciò può causare».

Ma inquinamento acustico e atmosferico non sono tutto. Ogni volta che una di queste grandi navi si muove, le sue eliche spostano una massa di sedimento lagunare che non potrà più ricostituirsi ma finirà in Adriatico fino a che la laguna diverrà un braccio di mare.

Lo scorso anno i cosiddetti “inchini” davanti a Piazza San Marco sono stati ben 1326: altrettante possibilità che un guasto o un errore umano potesse causare danni inimmaginabili al patrimonio artistico e ambientale. Certamente, i Dogi non avevano progettato e governato quello che è un miracolo di arte e ingegneria idraulica, Venezia e la sua laguna appunto, pensando a imbarcazioni di queste dimensioni, ma erano forse più preoccupati di difenderla da ciò che poteva arrecarle danno.

Federica Lavarini