Grandi navi a Venezia, il governo cosa vuole fare dopo la decisione del Tar?

Il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha presentato un’interrogazione

[21 marzo 2014]

La decisione del Tar del Veneto di sospendere le limitazioni al passaggio delle grandi navi da crociera nel Bacino di San Marco stabilite dall’Autorità Portuale di Venezia, accogliendo i ricorsi presentati da Venezia Terminal Passeggeri, gestore del terminal della Stazione Marittima, da una decina di imprese portuali e dal Comitato Cruise Venice, riapre l’annosa e irrisolta questione del passaggio delle grandi navi nel cuore di Venezia.

Il presidente della commissione Ambiente e territorio della Camera, Ermete Realacci, ricorda che «per altro con tali limitazioni dell’Autorità Portuale si intendeva applicare un provvedimento del Governo» e che «oltre a sospendere fino all’udienza di merito prevista per il 12 giugno 2014 la riduzione del 12,5% del traffico delle navi da crociera a Venezia, il Tar mette in mora anche i limiti di tonnellaggio stabiliti per il 2015 dalla stessa Autorità Portuale di Venezia, che vietavano l’ingresso dalla bocca di porto del Lido alle navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate». Per sapere quali iniziative urgentissime a tutela di Venezia e del suo fragile e prezioso ecosistema lagunare vogliano assumere i ministri dell’ambiente delle infrastrutture e dei beni culturali, Realacci ha presentato una interrogazione sulla questione.

L’esponente del Pd chiede se «c’è disponibilità del Parlamento a sostenere eventuali iniziative del Governo per mettere al riparo un patrimonio unico come il Bacino di San Marco e il canale della Giudecca dai pericoli derivanti dal passaggio delle grandi navi, tanto più considerando che già in passato il transito di navi di grossa stazza per tali vie d’acqua non è stato indenne e senza incidenti?». Mentre al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti  viene domandato «quali strumenti normativi puntuali e risolutivi intenda assumere, di concerto con il Ministro dei Trasporti e l’Autorità Portuale di Venezia, affinché vi sia un’effettiva regolamentazione e limitazione cautelativa dei passaggi di grandi navi nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca».

Al  Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, Realacci chiede «se intenda, anche per tramite della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e laguna, elaborare una valutazione di compatibilità paesaggistica sui passaggi giornalieri delle grandi navi nel bacino di San Marco e da ultimo se intenda fornire dati certi sul reale impatto turistico ed economico di tali rischiosi passaggi».

In una precedente dichiarazione congiunta Galletti e il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Mario Lupi, avevano detti che «le grandi navi non devono passare per il canale della Giudecca e nel Bacino di San Marco. Il governo conferma la sua determinazione nell’applicazione del decreto che vieta il passaggio delle navi con stazza superiore alle 40mila tonnellate nei canali di Venezia. La sospensiva cautelare del Tar dell’ordinanza della Capitaneria di porto che limitava già per il 2014 il numero dei transiti delle grandi navi, in attesa del pronunciamento di merito di giugno, non cambia la decisione, semmai costringe tutti gli enti coinvolti (governo, regione, comune, autorità portuale) ad accelerare nella definizione della soluzione definitiva del problema, indicando il percorso alternativo, nel rispetto della tutela ambientale della laguna e del contributo all’economia di Venezia e del Veneto costituito dal turismo crocieristico».

Il Comitato No Grandi Navi nei giorni scorsi ha attaccato direttamente il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, già sindaco Pd di Venezia e ministro dei lavori pubblici, dicendo che «il crocierismo e una portualità fuori scala sono incompatibili con la laguna, salvo distruggerla reiterando, come fa Costa, le logiche padronali che hanno ridotto il bacino della laguna centrale a un catino vuoto profondo oltre 2 metri. Un braccio di mare. Il crescente gigantismo navale, il Mose alle bocche di porto, la crescita del livello del mare con le previsioni di frequente chiusura delle paratie metteranno presto in crisi il porto: non è in discussione il se ma solo il quando. Costa lo sa bene, e per questo ha proposto il terminale off shore, ma se ciò è possibile per petroli e container, perché mai non lo sarebbe per le navi da crociera? I crocieristi sono molto più mobili delle merci, nei loro riguardi esiste l’attrattiva Venezia, che non esiste per le merci che seguono solo il criterio del costo. Il porto crocieristico può essere pensato con capacità e lungimiranza progettuale e va ridisegnato, pur con la necessaria gradualità, considerando l’attrattiva della città e la tutela di un turismo con essa compatibile. Se si vogliono salvare l’ambiente, il porto e il lavoro, le grandi navi vanno accolte fuori dalla laguna».