Il guano degli uccelli marini e gli equilibri biochimici planetari

Gli uccelli marini essenziali per la diffusione di azoto e fosforo e per la vita. Ma sono in calo ovunque

[15 febbraio 2018]

Gli uccelli marini restano ai margini del nostro interesse: a volte guardiamo affascinati il volo di un gabbiamo, restiamo meravigliati dalle loro rumorose colonie o dai loro infiniti viaggi sugli oceani e i mari del pianeta, dalla loro bellezza in aria e in mare e dalla loro goffaggine a terra, ma non sono certo tra gli animali che riteniamo ecologicamente “importanti”. E a quanto pare ci stiamo sbagliando di grosso: come spiega lo studio “Seabird colonies as important global drivers in the nitrogen and phosphorus cycles” pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori spagnoli, brasiliani e messicani, «Gli uccelli marini agiscono come pompe biologiche tra i sistemi marini e terrestri». E’ quella che i ricercatori chiamano “ornitheutrophication”, o i moltissimi modi in cui i nutrienti prodotti ​​dagli uccelli marini fluiscono attraverso gli ecosistemi, che «ha rilevanza geochimica e ambientale su scala globale».

Per calcolare la quantità di nutrienti che gli uccelli marini trasferiscono dall’oceano alla terra attraverso il loro guano, Il team di ricerca, guidato dal biologo  Xosé Luis Otero del Departamento de edafoloxía e química agrícola dell’Universidade de Santiago de Compostela, ha messo insieme quel che sappiamo sulla loro fisiologia con un inventario globale delle popolazioni di questi animali uccelli. I risultati sono straordinari: come spiega Anthropocene, «nel mondo ci  sono circa 800 milioni di uccelli marini che espellono circa 591 milioni di chilogrammi di azoto e 51 milioni di kg di fosforo all’anno, nutrienti che prima si concentrano intorno alle loro colonie e poi si diffondono negli ecosistemi costieri e in tutto il mondo».

La conseguenza delle attività e della digestione degli uccelli marini è che diffondono azoto e fosforo, essenziali per la vita e  la cui disponibilità spesso determina la presenza e abbondanza di vegetazione in un ecosistema. I livelli descritti nello studio sono tipicamente generati da processi onnipresenti e riconoscibili come l’erosione. Per molti scienziati, in quello che chiamiamo Antropocene le attività umane hanno ormai un impatto simile a quello dei processi biochimici di base del nostro pianeta. Ecco, gli uccelli marini stanno facendo la stessa cosa da molto tempo.

Questa scoperta, che trasforma le colonie di uccelli di marini – e il loro calo in quasi tutto il mondo – da qualcosa che ha un impatto locale a qualcosa che ha un impatto planetario, protrebbe, attraverso ulteriori studi, tracciare il rapporto tra i nutrienti rilasciati attraverso il guano dagli uccelli marini e la crescita globale delle piante. Il team di Otero raccomanda che gli scienziati che studiano i flussi globali di azoto e fosforo includano gli uccelli marini nei loro calcoli.

Forse potremmo cominciare anche a cercare di dare un valore monetario all’“ornitheutrophication”, ma quel che è già certo, secondo il team di Otero, è che  replicare quel che fanno gratuitamente gli uccelli marini ci costerebbe molti miliardi di dollari.

I risultati di questo studio portano nuovamente all’attenzione del mondo scientifico e dei governi l’urgente necessità di fermare il declino degli uccelli marini, le cui popolazioni sono diminuite dalla metà del XX secolo di circa il 70% in tutto il mondo.

Anche se molte colonie di uccelli marini sono minacciate da inquinamenti, specie invasive introdotte dall’uomo nelle isole, sovra-pesca, cambiamenti climatici e disturbi antropici, stiamo iniziando solo ora a capire quanto questi magnifici animali siano importanti per la catena del vivente e per gli equilibri del pianeta. Speriamo che questo aiuti a convincere i decisori politici e le persone affascinate dai loro voli subito dimenticati a preoccuparsi maggiormente di loro e di cosa significherebbe se perdessimo il contributo ignorato del loro guano.