I cacciatori di frodo sembrano aver dichiarato guerra agli animali protetti

I bracconieri ancora all’assalto del Parco: ucciso un cervo

[24 gennaio 2014]

I bracconieri sembrano aver davvero dichiarato guerra agli animali protetti dal Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm): dopo l’uccisione di orsi e lupi questa volta è toccato a una giovane femmina di cervo di appena tra 1 o 2 anni finire sotto i colpi dei cacciatori di frodo. La sua carcassa è stata trovata dalle Guardie del Parco a Decontra, una località di Civitella Alfedena, lungo la Strada Regionale n. 83 Marsicana.

Il referto emesso dal Servizio Veterinario del Pnalm dopo il primo esame effettuato, indica che il cervo è stato abbattuto da un’arma da fuoco e il Parco chiarisce che: «Sarà l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise, dove la carcassa è stata trasportata, ad accertare definitivamente la causa di morte dell’animale».

In un breve comunicato l’Ente parco sottolinea l’aggravarsi del bracconaggio in uno dei Parchi storici italiani: «Nonostante le numerose e importanti operazioni messe a segno negli ultimi tempi dal Servizio di Sorveglianza del Parco, non si ferma l’assalto dei bracconieri ai danni della fauna protetta».

In questo quadro preoccupante, che esigerebbe un maggiore impegno di tutte e istituzioni, dalla Regione viene un segnale che va nella direzione contraria. In un comunicato congiunto Legambiente, Wwf, Legacoop, Abruzzo, Salviamo L’Orso, Italia Nostra, Fondo per l’Ambiente Italiano, ProNatura, Lipu, Mountain Wilderness, Altura, Stazione Ornitologica Abruzzese, Fare Verde, dicono che «E’ allarme rosso per il futuro delle 25 Riserve naturali istituite dalla Regione Abruzzo. Nella proposta di bilancio 2014 varata dalla Giunta Regionale e da oggi in discussione in Consiglio è previsto un taglio del 51% dei fondi ordinari. Sono le risorse destinate ad assicurare tutte le normali attività, dalla manutenzione dei sentieri e delle aree d’accesso all’apertura dei centri visite e delle aree faunistiche, dalla realizzazione dei programmi primaverili ed estivi rivolti ai turisti alla sorveglianza antincendio e antibracconaggio».

Le associazioni abruzzesi ricordano che «Le riserve sono visitate ogni anno da centinaia di migliaia di turisti e sono realtà vive che organizzano decine di iniziative rivolte al pubblico, da corsi per i bambini ai programmi escursionistici per visitatori adulti. Le stesse riserve hanno richiesto in questi anni momenti di verifica sulle attività svolte. Sono, infatti, una delle poche realtà nel panorama delle strutture regionali a non aver mai contratto debiti e ad aver utilizzato le poche risorse a disposizione in maniera oculata realizzando un patrimonio di strutture invidiabile, molto spesso in aree della regione di enorme valore ambientale e potenziale turistico e troppo spesso dimenticate. Basti pensare alle Cascate del Rio Verde a Borrello in provincia di Chieti, oggi visitate da 15.000 persone ogni anno, oppure a Zompo Lo Schioppo a Morino nell’aquilano, che ha vinto diversi progetti comunitari per le tante iniziative organizzate in questi decenni. Realtà consolidate come il Lago di Penne nel pescarese, Lecceta di Torino di Sangro oppure Calanchi di Atri e Castel Cerreto nel teramano, rischiano di dover annullare i programmi di visite. Le riserve regionali ospitano ogni anno giornalisti da tutta Italia e dagli altri paesi, assicurando la promozione dell’intero territorio regionale. Se solo si calcolasse il valore dei passaggi sui media regionali, nazionali ed internazionali si verificherebbe quanto è opportuno investire su queste riserve».

Inoltre molte riserve abruzzesi sono Siti di interesse comunitario per la rilevanza del patrimonio faunistico e floristico a livello europeo e in queste aree possono essere ammirate migliaia di specie, come orso bruno, lupo, camoscio, lontra, fiordaliso del sagittario, abete bianco.

Gli ambientalisti sottolineano che «La mobilitazione avvenuta in queste ultime settimane contro il taglio del Parco Sirente-Velino (che dovrebbe subire a sua volta una riduzione del 15% dei fondi), con 210.000 firme raccolte in pochi giorni, testimonia l’attenzione dei cittadini verso la tutela dell’ambiente» e lanciano un appello al Consiglio Regionale «Affinché la proposta pervenuta dalla Giunta sia modificata come avvenuto l’anno scorso assicurando i fondi per una gestione dignitosa di queste aree protette. Si ricorda che è proprio il Consiglio Regionale ad aver istituito la rete di riserve, il cui numero è aumentano negli anni mentre i fondi complessivi diminuivano. Tutte le riserve hanno fatto sacrifici per assicurare e migliorare i livelli di qualità della gestione. Un taglio del 51% delle risorse equivarrebbe, nei fatti, alla chiusura di gran parte delle strutture e ad una drastica riduzione delle attività. Oggi le associazioni saranno audite in consiglio regionale e chiederanno a tutti i gruppi di intervenire per assicurare un futuro a queste aree protette a vantaggio dell’intera regione».