I bracconieri di corallo cinesi all’assalto delle isole giapponesi del Pacifico

Da settembre centinaia di imbarcazioni al largo delle isole Ogasawara ed Izu

[7 novembre 2014]

Secondo il governo giapponese, stamattina più di 100 imbarcazioni cinesi sospettate di praticare il bracconaggio di corallo sono tornate nell’arcipelago delle isole Ogasawara in seguito al passaggio del tifone numero 20. La presenza della flotta di bracconieri cinesi è stata denunciata in una conferenza stampa da Akihiro Ota, ministro del territorio, delle Infrastrutture, trasporti e turismo che è competente per l’attività della Guardia Costiera giapponese.

Proprio secondo la guardia costiera, a partire dal 3 novembre, prima dell’arrivo del tifone, 205 imbarcazioni cinesi sospettate di bracconaggio erano presenti al largo della catena di isole di Ogasawara, che si trovano  circa 1.000 Km a sud di Tokyo, e nel remoto arcipelago delle isole Izu, a circa 500 Km a sud della capitale giapponese. Quando il tifone si è avvicinato ai due arcipelaghi, la maggior parte delle navi dei bracconieri cinesi si è spostata a  sud-est delle isole Ogasawara, ma la sera del 6 novembre ne erano già tornate molte.

L’attività dei pescherecci cinesi rischia di provocare un altro scontro tra Tokio e Pechino e il governo giapponese ha avvertito  che se le imbarcazioni incroceranno nelle acque territoriali giapponesi, entro 22 Km dalla costa, le motovedette della guardia costiera si muoveranno per costringerle ad andarsene.

Le continue intrusioni di navi militari e pescherecci cinesi in quella che il Giappone considera la sua Zona economica esclusiva stanno mettendo a nudo i problemi della guardia costiera a rispondere, tanto che Ota ha detto: «E’ un problema urgente. Prenderò in considerazione il rafforzamento delle capacità di navi e aeromobili di pattugliamento e l’aumento del numero di ufficiali responsabili al lavoro».

Qualcuno sospetta che anche questo episodio venga enfatizzato per tenere alto l’allarme nazionalista sul “pericolo cinese” e procedere così al riarmo che tanto piace al governo di centro-destra giapponese.

Quando i membri di un equipaggio di una nave sospettate di bracconaggio vengono arrestati, sono tenuti a pagare una cauzione per essere rilasciati, ma i parlamentari del Partito liberal-democratico dicono che la cauzione da pagare è esigua rispetto ai profitti che possono fare i bracconieri del mare cinesi.  Ota si è detto naturalmente d’accordo: «Condivido la stessa visione. Prenderò una decisione nel più breve tempo possibile, in modo che l’imposizione della cauzione diventi una misura (di deterrenza) efficace».

Secondo il ministro giapponese dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca, Koya Nishikawa, «Il governo dovrebbe prendere misure per aumentare l’importo della cauzione nel più breve tempo possibile. Vogliamo chiedere ai diversi settori del governo interessati di coordinare i loro pareri per le revisioni di leggi collegate».

Il governo di Tokyo ha programma di adottare ulteriori misure per fermare il bracconaggio del corallo al largo dei suoi arcipelaghi nell’Oceano Pacifico. E’ da settembre che molte navi cinesi sospettati di bracconaggio di corallo sono stati avvistati al largo delle isole Ogasawara e ad ottobre la Guardia Costiera aveva arrestato diversi capitani d pescherecci cinesi che stavano pescando illegalmente di fronte ad isole giapponesi.

Nishikawa ha sottolineato che il suo ministero «sta affrontando con decisione il problema del bracconaggio di corallo che sta causando preoccupazione in Giappone. Discuterò della questione con i ministeri competenti ed i Partiti di governo. Studierò misure che includono la revisione della legislazione per aumentare le sanzioni contro la pesca illegale e per aumentare la quantità di denaro della cauzione per gli arrestati sospettati di bracconaggio».

Anche il ministro Ohta ha annunciato che «Il governo ha in programma di adottare misure rigorose per fare in modo che i cinesi sospettati di bracconaggio di corallo lascino le acque territoriali cinesi nel Pacifico».

Pechino per ora tace ma la guerra del corallo potrebbe presto trasformarsi in un’altra guerra diplomatica con le cannoniere cinesi e giapponesi che si confrontano già pericolosamente in mari ricchi di pesci, gas petrolio e minerali dell’arcipelago conteso delle Isole Senkaku (per i giapponesi) – Diaoyu (per i cinesi).