I condor della California fanno poche uova, “colpa” di delfini e leoni marini

Scarichi industriali e agricoli, acque reflue e piombo avvelenano le carogne spiaggiate di cui si nutrono i condor

[15 giugno 2018]

Nonostante gli sforzi di conservazione a lungo termine, i condor che vivono lungo la costa hanno meno

I condor della California (Gymnogyps californianus) sono uno dei più grandi uccelli volatori del mondo e rappresentano anche un successo della conservazione di una specie che era arrivata vicinissima all’estinzione.

Alla fine degli anni ’80, i gusci delle uova dei condor erano diventati pericolosamente sottili soprattutto a causa del DDT, un antiparassitario abbondantemente usato per decenni in agricoltura  (e non solo)  e ora vietato. Inoltre i condor si cibavano anche delle carogne di animali abbattuti con pallini di piombo e finivano per avvelenare loro stessi, le uova e i lofro pullli.

Nel 1987 questi maestosi animali, una volta comuni nel cielo della California, erano ridotti a solo 27 esemplari e in molti li davano ormai per spacciati, Ma nello stesso anno  prese il via un programma federale per salvarli che catturò gli ultimi sopravvissuti  e iniziò un programma di allevamento in cattività al San Diego Wild Animal Park (oggi Safari Park) e allo zoo di Los Angeles.

I condor cominciaro a riprodursi e alcuni vennero reintrodotti in natura, la maggior parte in California e in Arizona e alcuni nella Baja California, in Messico. Oggi ci sono più di 440 condor della California conosciuti allo stato selvatico o in cattività.

Ma negli ultimi anni gli ambientalisti hanno notato qualcosa di preoccupante: i condor che vivono lungo le coste, come quelli della zona di Big Sur, in California, hanno avuto meno uova schiuse rispetto ai condor che vivono nell’entroterra.

Il chimico analitico Nathan Dodder Dodder della San Diego State University (Sdsu) spiega che «Circa il 40% delle coppie riproduttive di condor della California che vivono nelle zone costiere ha mostrato prove di diradamento delle uova».

Dodder e l’esperta di inquinanti chimici Eunha Hoh, che insegna alla Division of Environmental Health della Sdsu  stanno lavorando con i loro colleghi dello zoo di San Diego per cercare di capire cosa sta succedendo e Dodder ha recentemente ricevuto finanziamenti per studiare le tossine ambientali che si trovano lungo la costa e che potrebbero avere un impatto sul successo riproduttivo del condor. 

I ricercatori ipotizzano che la dieta dei condor costieri potrebbe in parte spiegare il perché del loro insuccesso riproduttivo . «I condor della California sono spazzini che sopravvivono principalmente grazie alle carogne, alla carne decomposta di animali morti. Per i condor costieri, questo significa che gran parte della loro dieta è costituita da mammiferi marini morti: leoni marini, delfini e foche, per esempio, che si piaggiano a riva».

Il problema è che a causa degli scarichi industriali e delle acque reflue e delle acque piovane (e del riscaldamento globale) le acque della California stanno diventando un brodo caldo pieno di tossine ambientali, queste tossine si accumulano nella rete alimentare e si concentrano nei predatori all’apice, come i mammiferi marini.  I ricercatori temono che i  condor stiano ingerendo livelli pericolosi e concentrati di tossine ambientali presenti nelle carogne costiere,e dicono che questa «potrebbe essere la ragione per cui i gusci delle uova dei condor costieri sono più sottili e il loro successo riproduttivo è più basso».

Per scoprire se questo è  vero, Dodder, la Hoh e i biologi dello zoo di San Diego Christopher Tubbs e Ignacio Vilchis stanno esaminando la presenza di sostanze chimiche nei mammiferi marini morti trovati lungo  coste della California e della Baja California, cercando specificamente alte concentrazioni di contaminanti noti per essere tossici. Quindi confronteranno questi risultati con le analisi chimiche del sangue prelevato da dozzine di condor della California che vivono in ambienti sia interni che costieri, alla ricerca di corrispondenze.
Dodder. sottolinea: «Ci stiamo concentrando su meno di una dozzina di contaminanti altamente concentrati che sono abbondanti sia nei mammiferi marini che nei condor» e i primi risultati indicano una potenziale grana tossica un composto noto come tris (4-clorofenil) metano, o TCPM, che è stato trovato in alte concentrazioni nei condor e nelle carcasse e dei mammiferi marini. Gli scienziati californiani dicono però che «Saranno necessarie ulteriori ricerche per determinare se il TCPM stia effettivamente svolgendo un ruolo dannoso nella riproduzione del condor, nonché quali altri contaminanti potrebbero essere coinvolti».
La ricerca è finanziata da una sovvenzione biennale di $ 257.000 del California Sea Grant, un programma della National oceanic and atmospheric administration un finanziamento che sosterrà anche la formazione e l’esperienza di ricerca per uno studente laureato dell’Sdsu.

Oltre a identificare semplicemente gli inquinanti costieri nocivi che potrebbero frenare gli sforzi di conservazione dei condor della California, i ricercatori sono anche interessati a capire se debba essere assegnata al la Baja California una quota maggiore di condor reintrodotti. Inatti, nella penisiola messicana ci sono  meno industrie e agricoltura  e, conclude la Hoh, «Questo significa che i condor probabilmente sono esposti a meno piombo e pesticidi. Ma poiché i mammiferi marini migrano su e giù lungo  la costa, una grande incognita è se la tossicità dei mammiferi marini sia la stessa in Baja California come è lungo la costa della California, impedendo ulteriori benefici per i condor».