I delfini dei delfinari stanno bene? Sono contenti se hanno un amico umano

Ma tenere un delfino in cattività solo per il nostro intrattenimento non può essere giustificato

[28 maggio 2018]

La presenza di delfini in cattività che danno spettacolo nei delfinari è sempre stata denunciata dalle associazioni animaliste che denunciano condizioni di vita innaturali, sfruttamento e scarso benessere dei cetacei, Ora lo studio “Looking forward to interacting with their caretakers: dolphins’ anticipatory behaviour indicates motivation to participate in specific events”, pubblicato su Applied Animal Behaviour Science da un team del Laboratoire d’Ethologie Expérimentale et Comparée dell’Université Paris 13, del Parc Asterix e dell’Université Clermont Auvergne, tenta di capire come si sentono i delfini riguardo ad alcuni aspetti della loro vita in cattività.

I ricercatori francesi sottolineano che si tratta del primo progetto per esaminare la cattività «dal punto di vista degli animali» e hanno valutato quali attività i delfini aspettassero di fare con più impazienza, scoprendo che c quel che piace di più a questi intelligenti mammiferi marini è interagire con un essere umano con il quale hanno familiarità: «I risultati dimostrano che legami migliori tra uomo e animale equivalgono a un benessere migliore».

Lo studio fa parte  di un progetto triennale per misurare il benessere dei delfini in un ambiente in cattività e la leader del team di ricerca Isabella Clegg dell’Université Paris 13 che ha lavorato al parco tematico Parc Astérix che ospita uno dei più grandi delfinari della Francia, insieme ai suoi colleghi Laboratoire d’Ethologie Expérimentale et Comparée, ha progettato diversi esperimenti per decodificare il comportamento dei delfini, essenzialmente nel tentativo di individuare le caratteristiche fisiche che indicano come si sentono i cetacei.

La Clegg ha spiegato alla BBC: «Volevamo scoprire quali attività in cattività gli piacciono di più» e per farlo sono state testae tre attività: un addestratore che arrivava e giocava con i delfini; mettere dei giocattoli in piscina; controllare cosa succedeva lasciando i delfini da soli.

Secondo a Clegg hanno scoperto una cosa davvero interessante; «Tutti i delfini non vedevano l’ora di interagire con un essere umano familiare».

I delfini sembrano aspettare l’arrivo del loro “amico” umano con lo “spy hopping”, scrutando cioè sopra la superficie dell’acqua e guardando nella direzione da cui di solito si avvicinano gli addestratori. In presenza di un essere umano “gradito”, i delfini aumenterebbero anche il loro livello di attività in piscina. La Clegg sottolinea che  «Abbiamo visto la stessa cosa in altri animali degli zoo e negli animali da fattoria. Migliori legami tra uomo e animale equivalgono a un migliore benessere».

Ma resta la questione se sia giusto o sbagliato tenere questi magnifici animali in cattività e l’opposizione non manca nemmeno in Francia dove il governo francese ha recentemente respinto la proposta di vietare l’allevamento di delfini in cattività nei parchi marini come il Parc Astérix. Una decisione accolta con rabbia dagli animalisti ma con enorme sollievo da Birgitta Mercera, che gestisce il delfinario e che ha detto alla BBC che «Permettere ai delfini di accoppiarsi e allevare la loro prole è una parte essenziale di quella che potrebbe essere una vita felice, anche se molto diversa da quella allo stato selvatico. Penso che i delfini selvatici siano più felici in natura, e i delfini in cattività sono molto più felici in cattività. Sono nati qui: è la loro vita, ed è nostra priorità prenderci cura di loro».

Certo, parlando con la Mercera e con gli addestratori del  Parc Astérix – che adorano i delfini con cui lavorano-  ma anche osservando i cetacei nelle piscine è facile concludere che hanno una vita felice: saltano fuori dall’acqua durante le sessioni di allenamento, sono curiosi di tutto quel che fanno gli esseri umani e sembrano entusisti di “lavorare”.

M, come evidenzia Susanne Schultz dell’università di Manchester, che ha studiato il comportamento sociale dei mammiferi marini selvatici, «Lo studio non può dirci se un delfino in cattività è più felice di quanto lo sarebbe se fosse in natura. Penso che sia una scoperta preziosa che i delfini in cattività possano potenzialmente entrare in contatto con gli umani e penso che la scoperta possa essere applicata a come gestiamo altre specie carismatiche e intelligenti. Ma solo perché un delfino interagisce con te non significa che se gli fosse stata data una scelta  avrebbe scelto quello stile di vita».

Intanto, mentre crescono le denunce sui maltrattamenti nei delfinari asiatici e sui metodi di cattura di cetacei selvatici per rifornirli,  l’ONG Whale and Dolphin Conservation ricorda che in tutto il mondo ci sono almeno 3.000 cetacei odontoceti tenuti in cattività in 50 Paesi, ma la Clegg stima che «Ce ne potrebbero essere fino a 5.000, dal momento che alcuni animali non sono ufficialmente registrati».

Inoltre, negli oltre 150 anni, da quando le prime balene e delfini sono stati catturati e portati negli acquari, gli scienziati hanno imparato moltissimo sulla loro intelligenza e sulle loro complesse vite sociali in natura.

La Clegg dice che, «Piuttosto che rispondere alla domanda se sia giusto o sbagliato avere questi animali in cattività, spero che i risultati contribuiranno a migliorare la vita di quelle migliaia di animali che trascorreranno la loro vita nei delfinari. Penso che la questione se debbano stare in cattività è davvero importante e dovremmo chiedercelo in questo momento. E si basa su due elementi: gli animali sono in buono stato di salute? E qual è il loro scopo? E dobbiamo capire più a fondo il comportamento degli animali per capire come si sentono. Ma anche se sono in buone condizioni, abbiamo bisogno di più ricerche per garantire che la loro presenza sia davvero coinvolgente per le persone che lavorano per la loro conservazione. Se sono qui solo per il nostro intrattenimento, non può essere giustificato».