I dissuasori antistrascico funzionano: nelle Egadi dimezzato quello illegale sotto costa

[27 ottobre 2014]

Lo strascico sotto costa, all’interno della batimetrica dei 50 metri, è vietato in tutta Italia da una legge nazionale, anche fuori delle aree marine protette. La pesca a strascico sotto costa distrugge i fondali, danneggiando coralligeno e praterie di Posidonia oceanica, e depaupera la risorsa ittica, catturando anche pesci allo stadio giovanile, non commercializzabili, costituendo in più una concorrenza sleale per la piccola pesca artigianale e per la pesca strascico svolta al largo, nel rispetto delle regole. Un  fenomeno che è particolarmente grave in un’area marina protetta, perché ne vanifica l’effetto ripopolante. Ma le azioni dei bracconieri potrebbero aver trovato un forte ostacolo: la direzione dell’Area marina protetta delle Isole Egadi ha reso noti i risultati del monitoraggio sulla  pesca a strascico illegale sotto costa, effettuato acquisendo dal Comando Generale delle Capitanerie di porto i dati relativi ai segnali blue-box, i dispositivi satellitari per la rilevazione della posizione delle motobarche da pesca di lunghezza superiore ai 15 metri, registrati all’interno dell’Amp.

All’Amp delle Egadi spiegano che «Un primo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 luglio 2012, nei primi 18 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento dell’Amp: in tale periodo i dati hanno accertato il verificarsi di 71 incursioni in zona A (divieto integrale), 512 incursioni in zona B (divieto parziale) e 1.210 passaggi sospetti in zona C (dove è consentito solo il transito delle barche a strascico, previa autorizzazione). Il secondo monitoraggio è stato effettuato per il periodo dal 1 agosto 2012 al 31 dicembre 2013, e ha evidenziato 30 incursioni in zona A, 356 incursioni in zona B e 865 passaggi “sospetti” in zona C (cioè alla velocità di navigazione con cui viene esercitata la pesca a strascico). Si è pertanto registrata una riduzione molto significativa degli abusi, di oltre il 57% per le zone di massima tutela (dove tali violazioni sono reato), di oltre il 30% in zona B e del 28% in zona C».

Secondo Giuseppe Pagoto, sindaco di Favignana e presidente dell’Amp, si tratta d «Un risultato eccezionale raggiunto grazie ad un mix di fattori: in primis il posizionamento attorno alle coste dell’isola di Favignana, nel giugno 2013, dei dissuasori antistrascico, finanziati dal Ministero dell’Ambiente».

Il direttore dell’Amp, Stefano Donati, spiega che «Si tratta  di sistemi di deterrenza passiva, anche ripopolanti, che scoraggiano le violazioni, poiché fanno perdere le reti ai pescatori abusivi; ma hanno contribuito a questo risultato anche la continua presenza in mare del personale Amp, le azioni di denuncia e le revoche delle autorizzazioni, per i casi più gravi. Abbiamo anche registrato una maggiore consapevolezza da parte dei pescatori ed è cresciuto il dialogo con tutta la categoria, dalle cooperative, alle Associazioni, fino ai Consorzi. Ovviamente hanno svolto un ruolo di primissimo piano tutte le Forze dell’Ordine operanti in mare e soprattutto la Capitaneria di porto, con tutti gli uffici territoriali impegnati nella prevenzione e nella

repressione degli illeciti: oltre alle ordinarie attività di pattugliamento e controllo, la CP Trapani si è attivata per il controllo continuo, da remoto, dei tracciati AIS, richiamando via radio le unità che accedevano in zona interdetta».

Donati conclude: «Riteniamo probabile che il monitoraggio dello strascico sotto costa nel 2014 ci riservi un dato ancora più confortante, con una ulteriore riduzione degli abusi. E stiamo avviando i progetti per il potenziamento dei dissuasori. Ci auguriamo, quindi, di proseguire questa straordinaria collaborazione con la Capitaneria di Porto».