E se venissero riconosciuti come i mammiferi marini, simili agli orsi polari?

I lupi delle isole sono geneticamente diversi e nuotano e mangiano frutti di mare

[11 giugno 2014]

Anziani della Heiltsuk First Nation, una popolazione pellerossa canadese, che vive nella regione della Central Coast della British Columbia, conoscevano da molto tempo le differenze tra i lupi grigi che popolano le isole e le penisole costiere e quelli che vivono all’interno del loro territorio. Ora la conferma scientifica  di questa conoscenza tribale viene dello studio  “Population genetic structure of gray wolves (Canis lupus) in a marine archipelago suggests island-mainland differentiation consistent with dietary niche”, pubblicato su BMC ECology da un team di ricercatori canadesi, polacchi e danesi, che dimostra le differenze genetiche, ecologiche e comportamentali tra i lupi costieri/insulari e continentali che vivono in stretta vicinanza l’uno all’altro.

I ricercatori scrivono su BMC ECology che «Evidenze emergenti suggeriscono che l’eterogeneità ecologica attraverso lo spazio può influenzare la struttura genetica delle popolazioni, compresa quella di dispersori sulla lunga distanza come i grandi carnivori. Sulla costa centrale della Columbia Britannica, in Canada, per il lupo ( Canis lupus L., 1758) la cui nicchia alimentare è in prevalenza da parassita, i dati indicano una forte divergenza ecologica tra i lupi orientati verso il mare, che popolano le isole, e gli individui sulla terraferma costiera, che interagiscono soprattutto con prede terrestri. Anche i detentori di conoscenze ecologiche tradizionali locali, che distinguono tra le forme di lupo continentale ed insulare, hanno confermato la nostra ipotesi che tra i lupi di questi ambienti adiacenti  potrebbe essersi verificata una differenziazione genetica».

Infatti, utilizzando i microsatelliti marcatori genetici per esaminare i dati ottenuti da campioni di feci di 116 lupi, i ricercatori hanno scoperto «La presenza di un declino genetico tra i lupi della terraferma ed i  lupi insulari» e questo nonostante il fatto che i branchi di lupi attraversino facilmente un’area di studio vasta 30 km, riuscendo a nuotare fino a 13 chilometri tra le isole e il continente della regione».

Secondo lo studio «La Natal habitat-biased dispersal  (cioè, la preferenza per la dispersione in ambienti ecologici familiari) potrebbe contribuire alla differenziazione genetica. Quindi, questa ipotesi di lavoro presenta un percorso emozionante per la ricerca futura, nel quale sono presenti risorse marine o altri componenti di eterogeneità ecologica».

Chris Darimont, direttore scientifico della Raincoast Conservation Foundation e dell’Hakai Beach Institute e professore di geografia all’università canadese di Victoria, racconta sul Times Colonist  che «L’idea è nata da Chester Starr, ma inizialmente la scartammo subito». Chester Starr è oggi un “anziano” Heiltsuk che Darimont incontrò più di 10 anni fa, mentre era ancora un giovane ricercatore appena laureato che studiava un’area che gli ambientalisti chiamano la Great Bear Rainforest: «Volevo lavorare con un locale – spiega –  Era il ragazzo dal villaggio, che era sempre a caccia, pesca, che faceva indagini ecologiche del territorio. Il suo segnale di chiamata radio era Lone Wolf».

Un giorno, mentre passavano su una o barca tra una piccola isola e una penisola,  Starr chiese a Darimont se lui ed i suoi colleghi stavano studiando entrambe i lupi della Centreal Coast. Al  ricercatore in un primo momento sembrò assolutamente bizzarro che ci potessero essere due tipi di lupi della stessa specie, ma ora dice che «Questo allora sicuramente rifletteva la mia ignoranza delle conoscenze indigene».

All’epoca le prove scientifiche suggerivano che, quando esistevano, le differenze genetiche tra le varie popolazioni di lupi fossero dovute alla loro separazione su grandi distanze, ma le differenze tra i lupi nella British Columbia risultarono subito chiare: «I lupi costieri sono più piccoli dei lupi di  foresta – spiega  Starr – I  lupi continentali hanno le gambe più lunghe, possono correre più velocemente, predano i cervi e talvolta si accoppiano con i cani. I lupi che vivono sul remoto reticolo di isole e penisole tendono a stare insieme, sopravvivendo con il cibo che viene dal mare e dalle spiagge e qualche caccia».

Darimont sottolinea che «Il lavoro ecologico svolto dal team nel corso dell’ultimo decennio ha dimostrato che i lupi continentali sopravvissero soprattutto con cervi e capre di montagna e ottengono circa un quarto della loro dieta dal salmone».

I lupi delle isole si comportano del tutto diversamente: attraversano fiumi e bracci di mare sopravvivendo grazie al salmone, foche, visoni, bivalvi, cirripedi… e Darimont rivela un loro sorprendente comportamento: «I lupi masticano le cozze che emergono con la bassa marea e nuotano tra le isole. Questo rompe le  regole di comportamento del lupo».

Nel 20123 Darimont  aveva notato un comportamento simile in un lupo costiero a Vancouver Island: il carnivoro raggiunse a nuoto un’isola vicina ad Oak Bay e cominciò a cibarsi di fioche e fauna selvatica interditale.

Lupi costieri sembrano avere più probabilità di riprodursi con gli altri  e le analisi dei loro parassiti suggeriscono che il loro sistema immunitario si sia adattato alla loro dieta costiera e che hanno una diversa serie di comportamenti in termini di foraggiamento. Darimont ha detto al Times Colonist  che «La ricerca dimostra come lo sviluppo ecologico potrebbe guidare le differenze genetiche». Ma la scoperta del lupo delle isole della British Columbia potrebbe avere soprattutto implicazioni significative sulle iniziative di salvaguardia, «Se i lupi venissero riconosciuti come i mammiferi marini, simili agli orsi polari».

Per Paul Paquet, senior Raincoast scientist e supervisore dello studio, «E’ fondamentale che le agenzie governative responsabili ora riconoscano che i lupi costieri sono unici e colgano l’opportunità per progettare piani di gestione che riflettano questa unicità, piuttosto che politiche inadempienti ed insufficienti, che sono convenienti ma inadeguate dal punto di vista della conservazione».